lunedì 23 gennaio 2012

Motivational Monday

Ciao e benvenuti al Motivational Monday, ovvero "datemi buoni motivi per lavorare".

In realtà è che oggi è il Blue Monday secondo gli inglesi, ovvero quel giorno in cui i fattori che presi da soli non vogliono dire un emerito cazzo, se presi insieme e matematicamente uniti, suddivisi, sottratti, ti fanno sentire tristissimo, depressissimo, una valle di lacrime in un regno di singhiozzi e singulti.

E allora quali sarebbero quei famosi fattori? Abbiamo, in ordine sparso: il meteo, il sentimento del Natale passato che ci ricorda che siamo senza soldi, i nostri propositi di anno nuovo che sono già stati gettati nel bidone dell'immondizia dopo solo 23 giorni, una grande voglia di fare un cazzo, la voglia di fare molto altro. Tutt'altro. Che non sia lavorare. 

Tutte queste cose unite insieme fanno di questa giornata un lunedì ancora più triste del solito. Un lunedì da rottamare, da dimenticare, da fare finta di essere malati e dormire tutto il giorno.
Stamattina mi sono svegliata pervasa dalla voglia di fare niente. Sono arrivata al lavoro e non volevo fare niente. Ho cominciato a smanettare con email varie, e non avevo voglia di fare niente. E continuavo a chiedermi: "Ma perché devo lavorare, perché ogni mattina per tutta la vita che poi ora in pensione ci vado a 245 anni se Dio vuole che raggiunga la veneranda età e se Monti vuole darmi la pensione, io mi devo svegliare e andare a lavorare?"
Io non mi sono ancora data una risposta. In compenso ho ricevuto diverse risposte. Perché, triste e sconsolata e per evitare di mangiarmi tutto un pacchetto di Pan di Stelle, ho chiesto agli altri di elencarmi 3 buoni motivi per lavorare.
Tre buoni motivi, soldi a parte. Che sennò li trovavo pure io i buoni motivi.

E allora ecco a voi la classifica delle motivazioni che vi porteranno a svegliarvi ogni mattina pronti e sorridenti per andare a lavorare. Forse.
(Un ringraziamento speciale a chi ha partecipato al sondaggio. Che probabilmente cercava motivazioni valide tanto quanto la sottoscritta.)

10- Per la società.
Questo punto non mi convince pienamente. Voglio dire, penso che alla società, che io mi alzi e mi metta a scrivere cose e controllare numeri e fare altre cose, non gliene possa fregare un emerito. E poi, secondo voi, Elisabetta Canalis, per dire, che piglia tutti quei soldi dando alla comunità solo due tette ed un culo, lo fa per sentirsi parte della società? Probabilmente nemmeno sa di far parte di una società. Ma ha le tette.

9-Per dare sfogo alle idee.
Anche su questo punto ho dei dubbi. E se fai un lavoro che ti fa schifo, come dai sfogo alle tue idee brillanti? Boh, ai posteri l'ardua sentenza che io non ho voglia di pensarci.

8-Per non stare tutto il giorno senza far nulla.
So che in realtà se stessi tutto il giorno senza fare nulla poi comincerei a diventare pazza isterica, ma lavorare part time, tipo 4 ore al giorno, guadagnando soldi a palate sarebbe bellissimo. Forse dovrei essere figa come la Canalis, per permettermelo.

7-Per poter avere qualcosa di lamentarci.
Su questo punto non posso negare che lamentarsi del lavoro è fonte per me di grande ispirazione. Ma potrei trovare facilmente altre 1287435 cose su cui lamentarmi senza dover per forza lavorare.

6-Per l'indipendenza.
Vero. Lavorare e guadagnare i propri soldi è una bella soddisfazione, e fare quello che si vuole dei propri soldi ti fa sghignazzare sempre. Ma avevamo detto niente soldi. Quindi questo punto praticamente non vale.

5-Perché in ufficio c'è il riscaldamento gratis. E internet gratis.
Questo punto è di fondamentale importanza. Io altrimenti a casa mia mi ghiaccerei le chiappe, che i coinquilini vogliono risparmiare. E internet, se non è protetto, e gratis, beh... alzi la mano chi non si è mai fatto qualche affaraccio suo dal computer dell'ufficio.

4-Per i pranzi gratis con i clienti. E i conseguenti viaggi gratis.
Ottimo punto. Per chi vale, voglio dire. L'ultimo viaggio che ho fatto con l'azienda è stato in metro, sulla Piccadilly Line. E l'ultimo pranzo fuori ho mangiato un pancake da 1400 calorie che devo ancora digerire.

Siamo arrivati alla top 3. Siete pronti?

3- Tra quattro giorni è di nuovo weekend.
E voglio dire, buttalo via, il weekend.

2- Per andare in vacanza.
E voglio dire, buttale via le vacanze.

Ed eccoci giunti alla numero uno, il perché tutti vogliono lavorare!

1-Chi non lavora, non fa l'amore.
Celentano aveva ragione, ecco perché tutti noi lavoriamo! Se non è per guadagnare, dev'essere per fare l'amore!

Solo che, puntualmente, quando vorremmo fare l'amore siamo seduti in ufficio.

Quindi in sostanza, escludendo i soldi e tutto quello che possiamo fare con il nostro stipendio (che include viaggi, shopping, cibo, casa, alcolici) non mi è ancora del tutto chiaro il perché dobbiamo proprio lavorare. Quindi in sostanza, buon blue Monday a tutti e dai che domani è martedì.
E sai che felicità.

venerdì 20 gennaio 2012

Scene da un letto

La mia ex coinquilina è una di quelle che pensa che la vita da single non abbia senso.
Lei pensa che le notti passate da sole siano tristi, e che senza un fidanzato non ci sia una possibilità di sopravvivenza. Lei è una di quelle persone che pensa che i letti matrimoniali siano fatti apposta per essere divisi con qualcuno.

Quando ha sentito uscire dalla mia bocca la frase: "AH! Un letto matrimoniale! Per me!" mi ha detto, serafica, che "i letti sono fatti per essere condivisi, vedrai che ti ritroverai a dormire solo da una parte e ti sentirai sola." E io le ho detto: "No, guarda, va bene, bello dormire insieme. Ma io dormo bene anche da sola."
E lei a quel punto avrà pensato che sono insensibile e cuore di pietra, nonchè una stronza che usa gli uomini e poi li caccia dal letto subito per non doverli cacciare dopo, mentre russano.

Perché se ci pensate, quanti di voi dormono sonni tranquilli quando sono accompagnati?
Che poi VA BENE, lo ammetto: dormire con la vostra dolce metà è molto carino. E addormentarsi dopo che si è fatto l'amore tutti abbracciati ci fa venire gli occhi a cuore. MA, se nel bel mezzo della notte il\la vostra amata\o vi molla una craniata, allora vi viene da pensare un secondo che vorreste essere a letto, da soli a rotolare e a sbavucchiare allegramente in solitudine.

Un recente sondaggio svolto dalla sottoscritta ha svelato che le notti con le dolci metà non sono poi molto dolci. Nemmeno per la mia ex coinquilina, che si ritrovava a lottare con un russatore seriale che poteva essere misurato in gradi della scala Richter.
Allora mi è venuta in mente madre quando mi diceva: "Tuo padre mi ha tirato un pugno stanotte. E poi si è alzato, offeso, e mi ha detto che non lo facevo dormire perché io gli ho detto MA COSA FAI, MI PICCHI! E allora io cosa devo fare? Lo lego?"
Perché dormire ci da alla testa: c'è chi c'ha la sindrome della gamba ballerina, chi tira sberloni, chi spinge, chi russa e nega l'accaduto, chi è incline a tirare craniate e pugni.

La sindrome della gamba ballerina è anche detta scientificamente rilassamento dei muscoli, o qualcosa del genere. In pratica è tutto un muovere gambe, smollare calcetti non ben assestati, tremolamenti, che se stai dall'altra parte del letto ti sembra che ci sia un terremoto.
Se poi siete abbracciati, allora la sindrome della gamba ballerina si traduce in botte continue.

Quella degli sberloni\ craniate\ pugni è una brutta abitudine.
Oltre al fatto che si rischiano occhi neri e lividi vari, della serie "No, il mio ragazzo mi ha tirato una sberla mentre dormiva" e tutti che ti guardano con quella faccia che sa molto di "Violenza casalinga", ma dopo uno sberlone e o pugno nel bel mezzo della fase REM, col cavolo che ti riaddormenti. Perché ti scattano:
A- la rabbia post violenza. E scatta così la rivincita, le spinte, le frasi gettate lì come "Oh ma sei cretino" oppure il "Ma cosa fai mi picchi" usato da madre;
B- la paura che la prossima mossa possa essere ben assestata, e allora cerchi inevitabilmente modi per proteggerti addormentandoti con: mani sulla faccia, braccia tese per prendere le distanze, o cercando disperatamente angolini di letto lontani dal pericolo.

Il russare è straziante. E' una di quelle cose che, anche se hai ancora un occhio chiuso e con l'altro non riesci a capire dove sei, ti ritrovi a pregare che finisca in fretta, a sperare che i tuoi pugni funzionino, che i tuoi "Psst!" vengano ascoltati.
Il russatore nega sempre. Non ammetterà mai di russare. Se non previa registrazione.

Ma alla fine dormire insieme è tutta una questione di capire i bisogni dell'altra persona, di saper essere accondiscendenti, di tolleranza verso le abitudini dell'altro. Un po' come quando si e' svegli.
Mi spingi? Ti spingo.
Mi russi in faccia?  Io ti sposto di lato. O ti riempio di Pssst, pssst, OH!
Ti sposti dal tuo lato al mio senza nemmeno considerarmi? Ti rubo tutta la coperta e ti spingo in là con il piede. 
Mi getti giù dal letto? Mi appiccico a te come una cozza allo scoglio. 
Mi rubi la coperta? Ti rubo la coperta.
Mi picchi? Ti sveglio. 

Menti? Mento pure io.
"La smetti di russare?!" "Non stavo russando. E' una tua impressione."  
"Ma stanotte, mi hai calciato perché russavo?" "Io calciarti? Perché russavi? Ma va, era una tua impressione."  

giovedì 19 gennaio 2012

Nuvole albioniche

Ma che è sta cosa che ora tutti si trasferiscono a Londra?
Londra sta diventando così popolata di italiani che pure i tassisti mi chiedono che cosa veniamo a fare qui.  
Che cosa veniamo a fare qui? 
A cercare lavoro, fortuna, soldi.
Il lavoro potrebbe esserci, la fortuna molto spesso no, i soldi quelli sono un problema sempre e comunque.

Io in Albione ci vivo da quasi due anni, mi sembra ieri di essere arrivata.Comincio a capirla e le voglio bene. Voglio bene agli inglesi così precisini e anche alla metro. E voglio bene alla "dieta liquida" della birra senza cibo e voglio bene ai muratori inglesi che ti salutano con "You right gorgeous?"
Voglio bene anche al tempo. E il grigio si, è vero, c'è. Ma una giornata a Londra con il sole ti fa sorridere come non sorridi mai. E sì, non sai mai quello che potrebbe succedere: potrebbe piovere. Potrebbe non piovere. Potrebbe esserci il sole per tutto il giorno. Potrebbero esserci 4 stagioni in 24 ore, freddo, caldo, tiepido, gelo. 

Mi piace anche salire sull'autobus e guardarmi Londra dall'alto.

Mi piace il vento, anche se quando esci di casa ti scompiglia tutta.
Ci sono dei giorni in cui il vento è così forte che ti sembra di camminare sulla pista di un aeroporto, non per strada. Il vento di Albion soffia da tutte le parti, è completamente senza senso: raffica a destra, ombrello a sinistra, raffica a sinistra, ombrello che vola via, raffica a destra sinistra centro, ciao. Vola via tutto.
Andare in bicicletta contro vento è quasi come fare uno di quei test per l'aerodinamica. Tu pedali, pedali, sudi, sudi, e invece di andare avanti ti sembra di tornare indietro.

Le nuvole sono strane, qui. Sarà per quello che mi piacciono. Corrono come non avevo mai visto delle nuvole correre. Corrono sempre così veloci che ti chiedi dove stanno andando così in fretta. Corrono che se le guardi per qualche minuto ti viene la nausea. Si rincorrono.

Mi piace anche essere da sola, in Albione. Mi piace conoscere la gente e raccontare tutto quello che ho fatto in questi anni. E mi piace sapere che cosa li ha portati a essere quello che sono.
In Albione gli amici vanno e vengono e non si sa mai quando tornano.
Mi piace che qui ci siano gli amici che hai conosciuto da grande, non quelli di una vita. E conoscersi da grandi è più difficile di conoscersi da sempre.

Tutti dicono che Albione is the place to be, tutti vengono in cerca di qualcosa a Londra, tutti alla ricerca della giusta via.
Io ogni tanto penso che sì, e il lavoro, e la casa carina, e tanti amici, e Londra, ma che forse bisognerebbe cambiare.
Io stavo pensando che forse è giunto il momento di scoprire.
Le nuvole di Albion mi mi stanno dicendo che ci sono cose da vedere e posti da visitare.

E in settimane come questa, non faccio altro che guardare fuori dalla finestra e immaginare.

mercoledì 11 gennaio 2012

Acquari

C'era una volta una ragazza che odiava gli uffici tanto quanto odiava i mocassini e le fighe di gomma, accoppiata assai vincente.
E c'era una volta questa ragazza che era convinta che negli uffici si nascondessero mostri delle macchinette del caffé e che il ticchettio di tastiera facesse male alla testa dopo un po'.
E c'era una volta sempre questa ragazza che quando vedeva gli uffici chiusi durante il weekend, al posto delle seggiole vuote, vedeva seggiole che ti raccontavano quello che le persone pensano del loro lavoro.
E le seggiole dicevano: "Mi fa orrore" "Mi piace moltissimo" "Chi cazzo me lo fa fare" "Ma quand'è lunedì" "Ma quando arriva venerdì".

Sono ancora convinta di tutto questo. Non ho cambiato idea. Ho fatto solo in modo di adattarmi, di plasmarmi alla svolta che ha preso la mia vita. Il che ogni tanto va bene, ma ogni tanto spesso non mi va bene.

Le serate al pub mi sembrano lontane, i discorsi su chi ha scritto la miglior canzone rock della storia asciugando i bicchieri alle 3 di mattina mi sembrano preistoria.

Ed è così che una torna dalle vacanze e si ritrova a passare le sue giornate in una stanza di un ufficio, perchè non c'è più posto nel nostro ufficio open space pieno di finestre a specchio impossibili da aprire, che sembra un acquario e noi sembriamo i pesci annoiati in attesa che qualcuno ci liberi e che arrivino le 18.
Sembriamo pesci negli acquari, noi negli uffici. Seduti a ticchettare tutto il giorno mentre la vita fuori scorre, e le persone vanno e vengono e il sole va e viene e c'è chi corre, chi perde autobus, chi vede cose e gente. E chi vede noi, seduti sulle seggiole che sanno tutto.

Siamo otto sotto un tetto, nella nuova stanza. Perchè siamo otto e la stanza è stretta, che se uno si muove a destra l'altro deve spiaccicarsi a sinistra, e se uno mangia una zuppa la stanza sa di zuppa per due giorni, e appena uno respira un po' più forte quell'altra si gira a guardare chi è che sta respirando. E per parlarci non è che ci chiamiamo per nome, ci scriviamo su skype, e per dirci cose che necessitano almeno 120 messaggi su skype ci scriviamo una mail, e ci diciamo ciao tutte le sere e buon weekend tutti i venerdì e che cos'hai fatto questo weekend tutti i lunedì.

E c'è chi riesce a non parlare e a non alzarsi per 3 ore, e chi si alza ogni cinque minuti, e chi nemmeno si stiracchia e chi invece è tutto uno stiracchiarsi e sbadigliare a bocca aperta.

C'è chi  fissa lo schermo così tanto tempo che a fine giornata ha un colorito giallo tendente al grigio e che quando fa una battuta la fa sull'andamento del mercato che non fa poi così tanto ridere.
C'è chi ascolta i One Direction e David Guetta e dice che sono musica bellissima e chi non ascolta musica. Mai.
C'è chi non sa chi erano i Kinks e chi dice che l'Inghilterra fa schifo. E chi non ha mai sentito nominare i Black Sabbath e non sa che cos'è un Sunday roast e non ha mai assaggiato un fish and chips. E chi non si è mai spinto più in là della fermata della metro di casa o dell'ufficio.

C'è che mi dice "In cosa li spendi i soldi? Droghe?!"
E tu come glielo spieghi che i soldi sono fatti pure per essere spesi, e che da vecchia vorrai avere una collezione di cd e libri incredibile, e allora compri libri, cd. E che sempre da vecchia vorrai avere storie da raccontare e allora giri la città, compri biglietti, vai a concerti. Mentre lei ti dice: "Io voglio sapere se quest'azienda potrà pagarmi di più."

C'è chi cade nel profumo ogni mattina. C'è chi i capelli se li lava ogni luna piena.

C'è che ogni giorno ci sediamo sulle nostre sedie, ci guardiamo in faccia, e io scommetto che ognuno di noi pensa: "Speriamo che nessuno scoreggi, che non ci sono finestre, in questo cazzo di acquario."