martedì 15 aprile 2014

FAQ dell'italiano all'estero

Immaginate la scena: due persone stanno facendo conoscenza da qualche parte in una città.
Uno è straniero. L'altro è del luogo.
Allora il primo chiede all'altro cose, tipo dove va a bere un drink dopo il lavoro, qual è il suo ristorante preferito, dove va a ballare, per conoscere un po' meglio la città.
Ma l'altro si è bloccato sul fatto che oh, non sei di qui! E di dove sei?
Comincia così la sfilza di domande allo straniero.

L'altro giorno ho letto questo, e non ho potuto fare a meno di pensare a tutte le volte che mi hanno fatto quelle domande, che si basano su tutti quei luoghi comuni sul paese da cui provieni. Quelle che per rispondere vorresti avere una presentazione Power Point pronta all'uso, per evitare di dover ripetere sempre le stesse cose, ogni singola volta.
Domande che ancora prima di sentirle vorresti fermare tutto, ma alla fine sorridi e rispondi, perché in nome della conoscenza questo ed altro.

Le FAQ dell'italiano all'estero hanno molto a che fare con il cibo, la lingua, la capacità di tutto il mondo di confondere l'italiano con lo spagnolo e con il francese, con la geografia molto casuale, con le curiosità sul vecchio continente.
E quindi ecco le domande a cui ogni italiano, prima o poi, si troverà a dover rispondere:

1- Sei italiano? Di dove? 
Una volta fornita la risposta, l'italiano si sentirà dire, il 99% delle volte: no, non ci sono mai stato. Non ho proprio idea di dove sia. E' vicino a Roma? 
Sì, tipo. Tipo a sei ore da Roma ma ci siamo.

2-Pizza è sicuramente italiano. Anche gracias, no? E bon appetit?
Un'altra volta il nostro amico straniero confonde l'italiano con lo spagnolo e con il francese. E tu dici no, si dice grazie. Gracias è spagnolo. E bon appetit è francese.
Ma va bene così, non stiamo lì a discutere di lingue straniere, eh?

3-Mangiate aglio anche a colazione in Italia?
L'aglio è una grande passione dello straniero, e anche un grande stereotipo della cucina italiana all'estero. In qualsiasi paese voi andiate, vi accorgerete che tutti pensano che mettiamo l'aglio anche nei cereali, e invece no, non è vero.

4-Mi dici qualcosa in italiano?
La mia domanda preferita. Che una volta che ti ho detto qualcosa, tu, cosa mi dici? Solitamente la prossima domanda:

5-Come si dice vaffanculo?!?! 
seguita anche dalla variante:

6-Mi dici qualcosa di carino da dire a una ragazza? Così la prossima volta...
Trovate subito un post it!

7-Sai cucinare tutte quelle cose italiane, tipo gli spaghetti bolognese?
Mannaggia Gesoo, 'sti spaghetti alla bolognese. Una persecuzione. Una tragedia. Spiegateglielo voi che la bolognese come la fanno loro noi non ce l'abbiamo, e seguirà la prossima domanda:

8-CIOÈ VOI NON MANGIATE GLI SPAGHETTI ALLA BOLOGNESE? Ma sei sicura di essere italiana?
Se vuoi chiamiamo mia mamma?

9- Ma ce l'avete il McDonald's in Italia? Cosa vi dà, la pasta?
(Valida per Stati Uniti e Australia, che da quelle parti pensano davvero che l'Europa sia in un altro mondo.) Tranquilli amici, McDonald's ce l'abbiamo, anche Burger King, e la cosa buffa è che è vero: puoi trovare la pasta. E loro troveranno questa cosa divertentissima.

10- Ma in Europa è tutto... vecchio?
Diciamo che abbiamo un po' di storia, che suona meglio di vecchio, eh?

11-Sono stato a Malaga una volta. E' in Italia? O forse era Milano...
C'è un po' di differenza, tra Malaga e Milano. Una è in Spagna, l'altra in Italia, ma comunque sia lo straniero ci vuole credere, che siano la stessa cosa, e poi vi chiederà:

12-Beh ma tanto la Spagna è vicinissima all'Italia, no?
Vicini, tutti vicini vicini vicini in Europa. La Svezia, l'Italia, la Grecia, tutti lì.

13-E di Berlusconi cosa ne pensi? E la mafia c'è davvero?
Tranquilli che anche quando sarà morto, una domanda su Berlusconi ci sarà sempre. E anche quella sulla mafia.

14-In Italia esistono le bionde naturali? O avete tutti i capelli scuri?
Mi chiesero con aria preoccupatissima sei bionde sabato sera.

Chissà se anche voi avete dovuto rispondere (o rispondete) a domande assurde mentre vi trovavate (o vi trovate tutt'ora) all'estero. Chissà se tutto il mondo è paese e tutti noi in realtà facciamo domande assurde agli stranieri che incontriamo.
Io in ogni caso ho già cominciato a fare la presentazione Power Point. Se volete ve la passo.

mercoledì 2 aprile 2014

La mia vita in uno zoo

Ogni sera, in Europa, dopo una giornata di lavoro stressante, una persona torna a casa e si rilassa.
Ogni sera, in Australia, dopo una giornata di lavoro stressante, una persona torna a casa e prima di rilassarsi controlla se nuovi insetti hanno trovato dimora sui muri di casa. O se tra i cuscini del divano si nascondono esemplari di animali sconosciuti. O se, tra le pieghe dell'asciugamano, giace addormentata una falena grande come una mano. Cose così.

Dopo tre mesi posso dire che vivere in Australia è un po' come vivere in uno zoo, dove animali e insetti vivono in tranquillità tra gli umani. O meglio, gli umani vivono in mezzo a loro e secondo me in alcuni casi vincono comunque gli insetti e gli animali, quindi io ogni sera mi ritrovo a controllare il soffitto e a sbirciare sotto le coperte, prima di infilarci i piedini, che non vorrei mai trovare qualche sorpresa sgradita.

Gli australiani trovano molto buffa questa cosa che noi espatriati non siamo abituati a convivere con animali selvaggi e bestie strane; siamo così funny, divertenti, perché prima di entrare nell'acqua gelida dell'oceano chiediamo delucidazioni sull'aspetto di meduse mortali, se gli squali arrivano dove stiamo nuotando, se, in caso di contatto con qualsiasi animale acquatico, la corsa all'ospedale è obbligatoria.
E siamo così paranoid, paranoici perché quando ci mettiamo le scarpe controlliamo che dentro non ci siano ragni grandi come padelle.

Voi penserete in realtà gli insetti si possono benissimo evitare, al massimo si schiacciano.
E io vi dirò di no. Che non è possibile. Che me lo dite voi come evitare un esemplare di Sparassidae o Huntsman Spider, conosciuto anche come omiodio c'è un mostro in soggiornoooo. 
Questo ragnetto grande anche 30 CENTIMETRI ama le pareti più alte dei soggiorni, e sta lì, in alto in alto, non raggiungibile da ciabatte né da aspirapolveri, con grandissime probabilità di cadervi in testa mentre cercate di ucciderlo.
Studi sul campo condotti da me medesima confermano che urlare MUORI, PERCHÉ NON MUORI verso la parete solitamente non funziona. E' quindi consigliabile chiamare qualcuno di coraggioso che si occupi della bestiola, mentre voi scappate lontano.

Oppure ditemi come debellare un'infestazione di grilli neri dei campi. Mica dei grilli qualsiasi. Sberle di grilli grandi fino a 5 centimetri, che, pur di entrare in casa, si schiantano contro le finestre, salgono dalle tubature e vi saltano addosso.
Gli australiani per sdrammatizzare diranno: "Pensa se fossero stati scarafaggi! O dei mole Cricket!" 
E, dopo aver scoperto che cos'è un mole cricket (traduzione italiana a me sconosciuta, perché nemmeno esistono degli insetti così brutti in Europa), io ho cercato su google: "Siamo sicuri che l'Australia sia un continente abitabile?"

Voi penserete beh, sei esagerata. Sicuramente la situazione non è così male. No, infatti. Può anche peggiorare.
Potreste sempre andare a fare un bagno nell'oceano, e, come la sottoscritta, ritrovarvi faccia a faccia con una foca. Il che non sarebbe male, se solo da quell'enorme ombra nera nell'acqua aveste capito che l'animale era una foca, e non, che ne so, uno squalo.
Potreste anche decidere di passare una serata a bere vino sulla terrazza dell'appartamento che avete affittato nella ridente Byron Bay, il paradiso dei surfisti, dove la natura più che natura è foresta pluviale. Tra un sorso di vino e l'altro, una falena grande come un piccione potrebbe posarsi sulla vostra coscia e due pipistrelli grandi come tacchini potrebbero svolazzare sopra le vostre teste. Tutto questo mentre una sanguisuga vi si è appiccicata al mignolo del piede.

Stremati da tutti questi incontri con insetti, animali orrendi, sanguisughe e tacchini volanti, ricoperti da uno strato appiccicoso del potentissimo BushMan, il repellente più potente di tutta l'Australia, sconsolati, direte: "Ma di tutti questi insetti, animali, robe strane, che mi sembra di essere in uno zoo, in tutto questo, un koala, no? Che sono così carini, belli, morbidi, patatoni. Un koala, io voglio solo vedere un koala, non un pipistrello grande come una Smart."
"Guarda che i koala possono essere molto aggressivi. E hanno la clamidia."

Alla sconcertante rivelazione che i koala, oltre ad essere cattivi, hanno pure la clamidia, ho pensato che, in fondo in fondo, i piccioni non son poi mica male.

giovedì 20 febbraio 2014

La sindrome di Demi Moore

Suppongo che, quando si comincia a frequentare una persona, una delle prime domande che si fanno sia quanti anni hai.
All'epoca del nostro primo appuntamento galante, quello biondo con cui sto ha risposto alla mia domanda con un: "Sono del 1989." E io, dopo aver bevuto un lungo sorso della mia birra e fatto il calcolo rapido, ho risposto: "Grazie a Dio non sei nato nel 1990 che altrimenti ero già sull'autobus verso casa."

Questa cosa che lui sia più giovane di me scatena in tutti quanti una serie di esclamazioni che vanno dall'esaltazione alla bravura, tipo: "Brava, più giovane, eh! Così si fa! Altro che i vecchi!"; oppure all'inglesismo:"Ah, com'è che si dice in inglese, ti sei trovata un FILF. No un toy boy! Un toy boy!"; fino al mio preferito ovvero la sindrome di Demi Moore"Ah, hai la sindrome di Demi Moore che te li trovi giovani?! Ma come fate a stargli dietro?" 
Dunque la Demi ha quasi cinquantadue anni. Lei è stata la pioniera delle relazioni con toy boy, aprendo la strada a tutte le altre. Il suo nuovo fidanzato ne ha 23.
Io e quello biondo in fondo abbiamo solo quattro anni di differenza, e quindi non mi pare proprio di poter paragonare le due situazioni. Però poi ho ripensato a quella cosa del ma come fate a stargli dietro che in tanti mi hanno detto, e in effetti gli anni di differenza ogni tanto ti fanno ciao con la manina e se la ridono, guardando te che ti addormenti ad una festa mentre la tua giovane metà balla scatenata in pista.

La parte giovane della coppia sta vivendo ora quello che tu hai vissuto qualche anno prima, e non vorrai essere certamente tu a rovinargli tutto, giusto? Giusto ma anche no, perché la parte vecchia dentro di te non ci riesce, non riesce più a fare determinate cose, per esempio dormire dove capita.
C'è questa cosa che la parte giovane riesce a dormire in tutti i luoghi, e non si fa molti problemi sul come. Mentre la parte vecchia, che ovviamente ha già sperimentato dormite per terra, sui divani, sui letti singoli con le amiche, sull'autobus, negli ostelli, nelle brandine, sopra lenzuola sporche, non ce la fa.
La parte vecchia deve dormire nel letto, o almeno in una cosa comoda, che altrimenti le viene il mal di collo.
E poi comunque, fosse anche una cosa comoda, la parte vecchia non dormirà, perché passerà la notte a chiedersi quand'è stata l'ultima volta che quel lenzuolo è stato lavato.

"Più sbronze sono passate sopra il  fegato, più lentamente il corpo smaltisce le grandi bevute", dice vecchio saggio.
Questo è un altro problema della parte vecchia della coppia: non riesce più a mantenere il livello alcolico della parte giovane. E quindi ci si ritrova la sera a bere una birra seguita da un bicchiere d'acqua per prevenire il mal di testa, mentre gli amici venticinquenni si danno alla tequila. Oppure a sbadigliare dopo il secondo gin tonic che l'alcool un po' fa venire sonno passata una certa età, ma non diciamolo a nessuno. E a patire le pene dell'inferno il giorno dopo con mal di testa furiosi, bruciori di stomaco e uno stato di coma generalizzato, con postumi che durano non uno, ma ben due giorni. 
Tutto questo mentre ovviamente la parte giovane è già pronta per una nuova serata e ti porge una birra, e tu vorresti solo una flebo.

Chissà cosa ne pensa la Demi Moore. Avrà anche lei di questi problemi con i suoi toy boys?
Chissà se si ritrova la mattina con i postumi dopo essersi imbucata alla festa dei ventun anni di amici di amici del toy boy.
Chissà se anche Demi spiega alle giovani amiche del suo fidanzato che "I will always love you" della Whitney Houston era la colonna sonora di un film del lontano 1992, e che oddio loro non erano ancora nate.
Chissà se anche lei quando le chiedono quanti anni ha, si sente dire: "Ma li porti benissimo, sembri davvero giovanissima!
... e chissà se anche lei il giorno dopo va a spiare la sezione creme anti età-ringiovanenti della farmacia e a comprarsi una crema anti rughe, perché voglio dire, l'amore non ha età, ma il fisico non si sa.

giovedì 13 febbraio 2014

Al piano di sotto

"L'arrivo a Melbourne è previsto tra quattro ore e venticinque minuti." "Ancora quattro ore e venticinque minuti? No, ma sul serio?"
Questo è quello che passava realmente nella mia testa mentre volavo sopra qualche parte sperduta dell'Oceano Indiano. Non resisterò lontana da casa, non ce la farò a sopravvivere agli insetti orrendi, non e se non piaccio ai suoceri. Niente di tutto ciò. Pensavo solamente a quanto ci si mette ad arrivare al piano di sotto del mondo.

Quando poi ho passato tutti i controlli del caso, che cos'hai in valigia, lo sai che se troviamo anche solo un Kit Kat europeo ti rimandiamo indietro, dove abiterai a Melbourne, lo sai che se non sai l'indirizzo ti rimandiamo indietro; solo a quel punto, trascinandomi dietro una valigia da 30 kg ripiena di canottierine e speranze, ho cominciato a capire che tra la mia amata, gelida ma pur sempre fedele Albion e la nuova, selvaggia e gigantesca Australia c'è un mondo intero  un briciolo di differenza.

A quanto pare l'acqua del water gira davvero al contrario, ma non è solo quello che mi ha destabilizzato i primi, diciamo 35 giorni
Quella cosa che ho sentito dire molte volte, che "se vivi a Londra sei sempre e comunque in Europa", e che io ritenevo una colossale idiozia, si è rivelata in realtà molto vera. 
Perché Londra sarà una città con 13 milioni di abitanti, in cui le distanze sembrano incredibili, in cui tutto è diverso dalla tua piccola o grande cittadina italiana, ma ha in sé quell'essere europea che in qualche modo ti fa sentire a casa. 
Ecco, ora prendete quel sentimento di "sentirvi a casa" in una città straniera, frullatelo con il jet lag, con 10 ore di fuso orario, con l'accento australiano che si dimentica di pronunciare lettere in tutte le parole, con le dimensioni extra large di tutto quanto - distanze, strade, letti, case, macchine, caffè, colazioni- e capirete perché il primo mese in Australia vi sentirete come quando, se decidete di fare qualcosa di diverso, la gente usa quell'espressione "è come se dall'Europa andassi in Australia! Tutto diverso!" 
E' esattamente così. Sono esagerata? Vediamo di contestualizzare.

Da brava ragazza di città, io scalza vado in giro solo nel mio bagno, in spiaggia, a casa mia. L'australiano va in giro scalzo ovunque. Porta con se le fedeli infradito che poi lascia in macchina e passeggia a piedini nudi. Scalzo al supermercato. Scalzo in strada. Scalzo nel recinto dei canguri con cacca ovunque. "Penso che girare scalzi ti riporti a contatto con la natura" mi hanno detto. Certo, bella la natura. Ma la cacca di canguro a piede nudo anche no.
Da brava ragazza di città sono anche abituata a vivere in mezzo a tutti quei rumori tipicamente cittadini, in mezzo a gente che si spintona per salire sulla prima metro, in mezzo ai palazzi e alla mia amata giungla d'asfalto. Qui vivo sulla spiaggia. Che lo so che tutti vorremmo vivere su una spiaggia, e infatti mi sto abituando a questa cosa che apro la porta e tac, c'è l'oceano, non posso mica lamentarmi. 
Ma provate voi, dopo ventotto anni vissuti nell'asfalto, a stare in mezzo al nulla, a respirare aria buona e a non sentire nemmeno un'ambulanza, o un clacson, o il rumore dei taxi inglesi che mi faceva compagnia tutta la notte. La cosa è destabilizzante. Vi manca fino la puzza dello smog. E anche quei palazzi orrendi. 

Le distanze in questo paese sono un'altra questione che lascia noi europei un pelo straniti. Dunque l'altro giorno, nella mia infinita ricerca per un nuovo lavoro, ho risposto a questo annuncio che sembrava fantastico e diceva "a pochi minuti dalla città, nel cuore di Melbourne". Poi ho controllato su Google Maps. Il cuore di Melbourne era a quarantacinque minuti di distanza da questo posto. Magari posso andare in bici da casa mia, ho pensato. Sembra così vicino, secondo me saranno venti minuti. 
E infatti era vicino come due ore e trentacinque minuti di pedalata possono essere vicine.

Ma non sono solo le distanze e la vita in mezzo alla natura che fanno la differenza. 
Gli australiani sono un popolo molto attivo: corrono, nuotano, fanno boxe, sfruttano al meglio il sole e il bel tempo. Proprio come gli inglesi, che sfruttano il bel tempo per dirigersi verso il pub.
Gli australiani sono l'esatto opposto dei miei amici albionici: sorridenti, felici, per niente stressati, sempre rilassati. Per loro tutto andrà bene, e tutto si risolverà, e tutto è bello. "Come siete stressati voi europei, incredibile, dovreste rilassarvi." 
Capito?

In pratica il primo mese in Australia mi è sembrato di essere stata catapultata in un mondo parallelo, dove sui soldi c'è sì la faccia felice della mia amica Regina Elisabetta e i quartieri hanno nomi già sentiti come Brighton, Chelsea e Bayswater; ma dove dell'Inghilterra non c'è niente. Se non la mia incapacità di capire le persone, che mi riporta indietro ai primi mesi a Londra, e mi ricorda quella volta che una al pub mi ha chiesto un gin tonic, e io le ho dato un te caldo
O ai primi mesi a Edimburgo, e a quella volta che ho chiesto al tassista di portarmi nella strada cazzo, o Cockburn street.
O all'altra sera ad una festa, quando tizio tutto sorridente mi ha indicato e ha detto "nice shirt", bella camicia, che con accento australiano suonava come "nice shit", bella merda. 
E io.
Io gli ho fatto il dito medio.