Se chiedete com'è Edimburgo ad uno scozzese, vi dirà che è il posto più bello del mondo. Vi dirà che la città è perfetta, che c'è tutto quello che volete, che si vive benissimo. E' tutto un grande amore, quello degli scozzesi per Edimburgo.
E' grande amore anche per chi ha studiato in questa città e ricorda feste, locali, balli scatenati, passeggiate per le colline, amicizie.
E' invece tutto un grande odio per Londra, da parte degli scozzesi. Tutto uno sminuire la grande capitale, piena di traffico, persone, lavori e fin troppe opportunità. Londra è tutta troppo, per gli scozzesi: troppo grande, troppo caotica, troppo dispersiva, troppo inquinata, troppo popolata, troppi soldi e troppi sciacalli, troppo business e troppo impersonale. Troppo grigia. Troppo. Tutto troppo.
E' un mese che mi sento chiedere com'è che mi sono trasferita. Rispondo sempre per il sole, ovviamente.
In realtà mi sono trasferita perché nella mia vita voglio provare. Provare a vedere come si sta. Fare le cose. Non avere rimpianti. Sbattere la testa, e se non va come deve andare, riprovarci. Ma come glielo spieghi a chi non ti conosce che lo fai per tutto questo?
Allora dico, perché volevo vedere com'era la vita fuori da Londra. E tutti dicono: molto meglio. E io sorrido, e scuoto la testa. Perché che cosa ne sanno, loro, di Londra? Che cosa hanno visto, loro? Che cosa hanno capito di Londra, in un weekend o in molto meno?
Quando li sento dire "qui si sta molto, molto meglio che a Londra, vedrai", mi offendo. Quasi avessero offeso me stessa. Quasi avessero offeso una parte di me. Come se mi avessero detto che ho il nasone.
Io vorrei spiegargliela, Londra: io vorrei che la vedessero con i miei occhi. Quelli di chi l'ha vissuta.
Londra ha un'energia, che non c'è da nessun'altra parte. Ha la vita dentro di sé.
Si lega ad ogni persona come un filo invisibile. Ognuno ha il suo, il suo motivo personale, per essere legato a Londra. E lei non lo romperà mai, quel filo, quel legame.
Resterà per sempre, anche quando ormai è lontana, anche quando ormai si sono scelte altre strade, anche quando si sono prese decisioni diverse, che portano via dalle luci della City.
Londra ti cambia: ti apre la mente, gli occhi, il cuore, la testa. Ti fa rivalutare molti aspetti della tua vita, aspetti che prima ritenevi fondamentali, ed oggi invece sono solamente futili.
Si fa amare, poi odiare, poi amare di nuovo. In fondo, le vuoi sempre bene.
Vorrei che loro, quelli che dicono che Londra non è un bel posto, la vedessero con i miei occhi.
Vedessero la vita che mi ha dato, le emozioni, le possibilità, le infinite arrabbiature, le gioie e le emozioni incredibili.
Vorrei che vedessero con me un tramonto sul Tamigi. E un concerto alla O2 di Brixton.
Vorrei prenderli per mano e portarli a vedere Albert Bridge a notte fonda. Quando tutto dorme, o sembra dormire. E quando è così limpido che riesci a vedere la in fondo, le luci, lo Shard, la London Eye, Canary Wharf.
Vorrei che corressero con me sulle scale mobili della metro, per prendere l'ultima per andare a ballare a Camden Town.
E prendersi un'ora in più, salire su un autobus invece che scendere in metro, per guardare la città sotto la pioggia.
Vorrei che capissero che Londra non è solo macchine, fumo, gente che si spintona e si ignora.
"Londra è così, così, anonima" mi ha detto una persona l'altra sera.
"Londra è magia", le ho detto, "ma non tutti sanno vederla."
Ci ho il bloggo esistenziale
... E LE CRONACHE DI ALBION
venerdì 17 maggio 2013
mercoledì 15 maggio 2013
Relazioni internazionali
"Oh, e sei venuta qui in Scozia con il tuo ragazzo? E' italiano anche lui?"
"No, no, allora, con gli italiani ho smesso. Dopo l'ultimo, ho deciso che basta italiani. Ora sto con un australiano."
"Ooh, che storia romantica. E come va tra di voi?"
Ecco, appunto: come va tra di noi?
Già il fatto che io sia andata a convivere ha scatenato in tutte le mie amiche momenti di incredulità. "Oddio vai a convivere. Allora è una cosa seria. Ma vi sposate? Chi ti fa da testimone? Io vero?"
In più, che io abbia abbandonato la scia di cerebrolesi che negli ultimi due anni e mezzo mi sono scelta con la massima attenzione, ha creato ancora più scompiglio. "Finalmente un bravo ragazzo. Ora speriamo che non te lo sia scelto scemo, di nuovo."
Come se fosse colpa mia se, uno dopo l'altro, i miei ex fidanzati tremendi si siano dimostrati tutti una massa di deficienti.
Insomma, la relazione internazionale più stabile della mia vita continua molto bene, direi. Andiamo d'accordo, stiamo bene e non litighiamo. Lui non ha altre due case e due fidanzate, e io finalmente sono tranquilla.
Anche se, ogni tanto, abbiamo problemi di comunicazione degni di ogni relazione internazionale.
La mattina presto è momento di grande confusione nel mio cervello. Già non riesco a parlare in generale, in inglese poi la situazione diventa complicata.
Lui parte all'attacco con: come stai-dormito bene-ora guardo il tempo-magari andiamo a fare un giro-cosa vuoi per colazione. Io lo guardo come se dalla sua bocca fosse uscito greco antico. Cerco di dire qualcosa, ed è solo italiano. "Quando comincerai a parlare inglese ne parliamo". Inglese 1- Cocchi 0.
Il bello di avere una relazione internazionale è ovviamente capire aspetti diversi delle nostre culture.
Allora io cerco di spiegargli la cucina italiana, e lui mi spiega il cricket. Seguono dialoghi molto confusi, alla ricerca di buttare del Chorizo -Australia- nell'amatriciana- Italia. E mentre litighiamo su chorizo o non chorizo, io ripasso le regole del cricket che fondamentalmente sono uno da una botta alla palla e quell'altro corre-Italia- non hai capito niente lo sapevo- Australia.
Per capire gli aspetti delle diverse culture parliamo anche di infanzia e cose che facevamo da piccoli.
Io per esempio guardavo Pollon combina guai, ce l'avevate in Australia Pollon?
Io facevo surf tutti i giorni, non guardavo la tv.
Ah, surf, eh, anche io a Jesolo, pieno di surf. Anche a Riccione, pieno di surfisti.
Si e poi noi giochiamo a cricket, a calcio e a Footy. (A Footy giocano tutti ragazzi fichissimi in pantaloncino cortissimo e canotta. Sono stata subito molto interessata a scoprire di più sulle regole di questo gioco.)
Gli australiani sono un popolo assai sportivo, che ama passare tempo all'aperto. Come gli italiani del resto.
E quindi ogni tanto è possibile trovare Australia che gioca a golf in soggiorno e Italia- la sottoscritta- che, sdraiata sul divano, legge libri.
Per fare in modo che, nel caso in cui uno di noi finisca nel paese dell'altro, ci si sappia arrangiare con lo slang del posto, facciamo anche lezioni di lingua: australiano- italiano.
Lui mi insegna tutti i metodi possibili per dire costume da bagno- la corretta pronuncia di G'day- vorrei andare nell'outback- giù nel billabong- varie ed eventuali.
Io gli insegno le basi: vorrei uno spritz con l'Aperol- andiamo al lago oggi- sei molto bella, da usare solo con la sottoscritta- hai rotto le palle- sempre utile.
Quindi insomma, la relazione internazionale continua. Sono solo indecisa se continuare con le lezioni di italiano, che poi mi si ritorcono contro. Come l'altro giorno mentre sproloquiavo sulla letteratura italiana in lingua inglese, e lui mi guarda e dice:
"Hai rotto le palle. Sempre utile, no?"
"No, no, allora, con gli italiani ho smesso. Dopo l'ultimo, ho deciso che basta italiani. Ora sto con un australiano."
"Ooh, che storia romantica. E come va tra di voi?"
Ecco, appunto: come va tra di noi?
Già il fatto che io sia andata a convivere ha scatenato in tutte le mie amiche momenti di incredulità. "Oddio vai a convivere. Allora è una cosa seria. Ma vi sposate? Chi ti fa da testimone? Io vero?"
In più, che io abbia abbandonato la scia di cerebrolesi che negli ultimi due anni e mezzo mi sono scelta con la massima attenzione, ha creato ancora più scompiglio. "Finalmente un bravo ragazzo. Ora speriamo che non te lo sia scelto scemo, di nuovo."
Come se fosse colpa mia se, uno dopo l'altro, i miei ex fidanzati tremendi si siano dimostrati tutti una massa di deficienti.
Insomma, la relazione internazionale più stabile della mia vita continua molto bene, direi. Andiamo d'accordo, stiamo bene e non litighiamo. Lui non ha altre due case e due fidanzate, e io finalmente sono tranquilla.
Anche se, ogni tanto, abbiamo problemi di comunicazione degni di ogni relazione internazionale.
La mattina presto è momento di grande confusione nel mio cervello. Già non riesco a parlare in generale, in inglese poi la situazione diventa complicata.
Lui parte all'attacco con: come stai-dormito bene-ora guardo il tempo-magari andiamo a fare un giro-cosa vuoi per colazione. Io lo guardo come se dalla sua bocca fosse uscito greco antico. Cerco di dire qualcosa, ed è solo italiano. "Quando comincerai a parlare inglese ne parliamo". Inglese 1- Cocchi 0.
Il bello di avere una relazione internazionale è ovviamente capire aspetti diversi delle nostre culture.
Allora io cerco di spiegargli la cucina italiana, e lui mi spiega il cricket. Seguono dialoghi molto confusi, alla ricerca di buttare del Chorizo -Australia- nell'amatriciana- Italia. E mentre litighiamo su chorizo o non chorizo, io ripasso le regole del cricket che fondamentalmente sono uno da una botta alla palla e quell'altro corre-Italia- non hai capito niente lo sapevo- Australia.
Per capire gli aspetti delle diverse culture parliamo anche di infanzia e cose che facevamo da piccoli.
Io per esempio guardavo Pollon combina guai, ce l'avevate in Australia Pollon?
Io facevo surf tutti i giorni, non guardavo la tv.
Ah, surf, eh, anche io a Jesolo, pieno di surf. Anche a Riccione, pieno di surfisti.
Si e poi noi giochiamo a cricket, a calcio e a Footy. (A Footy giocano tutti ragazzi fichissimi in pantaloncino cortissimo e canotta. Sono stata subito molto interessata a scoprire di più sulle regole di questo gioco.)
Gli australiani sono un popolo assai sportivo, che ama passare tempo all'aperto. Come gli italiani del resto.
E quindi ogni tanto è possibile trovare Australia che gioca a golf in soggiorno e Italia- la sottoscritta- che, sdraiata sul divano, legge libri.
Per fare in modo che, nel caso in cui uno di noi finisca nel paese dell'altro, ci si sappia arrangiare con lo slang del posto, facciamo anche lezioni di lingua: australiano- italiano.
Lui mi insegna tutti i metodi possibili per dire costume da bagno- la corretta pronuncia di G'day- vorrei andare nell'outback- giù nel billabong- varie ed eventuali.
Io gli insegno le basi: vorrei uno spritz con l'Aperol- andiamo al lago oggi- sei molto bella, da usare solo con la sottoscritta- hai rotto le palle- sempre utile.
Quindi insomma, la relazione internazionale continua. Sono solo indecisa se continuare con le lezioni di italiano, che poi mi si ritorcono contro. Come l'altro giorno mentre sproloquiavo sulla letteratura italiana in lingua inglese, e lui mi guarda e dice:
"Hai rotto le palle. Sempre utile, no?"
sabato 11 maggio 2013
Amore, ci hanno arrestato i vicini
Tra le cose che ho imparato in questi anni di vita nella gelida Albion è che, quando si cerca casa o una stanza in affitto, si fanno molte domande. Anche quelle più stupide.
Ora vi starete chiedendo perché io non abbia fatto tutte le domande di rito prima di trasferirmi. Le ho fatte. Ho fatto una lista ad un'amica che ho poi spedito alla ricerca di casa qui in landa scozzese, dato che io non potevo muovermi da Londra. Il risultato è che lei ha ignorato la lista e blabla, c'ho il bagno della casa della Barbie.
Ma nella lista di domande da fare prima di trasferire tutto in una nuova dimora, ho sempre tralasciato forse la più importante, ovvero: come sono i vicini?
Perché se una persona decide di cambiare casa, ci sono sempre dei motivi nascosti, che nessuno dirà mai. Un po' come quando ho raccontato che la mia vecchia scatoletta londinese era "caldissima in inverno", quando invece avere un materasso in giardino sarebbe stato meglio.
Dopo un mese in questa casa, penso che il vero motivo del trasferimento del vecchio inquilino non siano state le dimensioni del bagno, che alla fine sto cominciando ad apprezzare - c'è meno da pulire, ma siano stati i vicini di casa.
Il mio palazzo, grigio come tutti i palazzi della città, è costituito da 15 appartamenti. Su 15 appartamenti, 12 sono popolati da pazzi psicopatici.
Sono tutti scozzesi che più scozzesi di così penso che solamente gli haggis, e c'hanno tutti da urlare, sbattere porte, suonare campanelli nella notte, litigare.
Il primo giorno che ho incontrato i gentili inquilini della casa al piano terra ho pensato: "Ok, me ne vado". Due soggetti dalla tipica faccetta drogata confabulavano davanti all'ingresso con terzo simpatico personaggio con una faccia che ricordava molto quelle di Trainspotting. "Good Morning" dico io. "FheurhMornidda" dice uno. E mi sorride. Con gli ultimi tre denti rimasti.
Loro sono quelli che hanno un giro d'affari che non sapete, c'è sempre qualcuno che bussa alla porta, alle finestre, che urla di farlo entrare. Quelli con cui fanno affari i miei vicini sono personcine educate e carine, tengono sempre la porta aperta quando ti vedono arrivare e sono sempre belli palliducci.
Dopo qualche giorno di silenzio e nessuno strano urlo nella notte, chiedo spiegazioni a quello bello e biondo che vive con me, nonché Australia: "Darling, non sento più quelli di flat 2." "Ah, sì, ecco cosa mi sono dimenticato di dirti: l'altro giorno mentre eri sotto la doccia è venuta la polizia, ha bussato alla porta e mi fa "E' la polizia. Apra. Stiamo indagando sui vicini." E insomma, amore, ci hanno arrestato i vicini."
Che peccato.
Qualche giorno dopo ho incontrato la signora di sopra. La signora di sopra è una vecchia barbuta. La vecchia signora mi comincia a parlare e io non capisco niente se non: "Tu sei nuova non chiudi mai la porta d'ingresso! Che poi entrano gli sconosciuti". "Signora, comunque io più che degli sconosciuti mi preoccuperei di quelli nel Flat 2." "NON CAPISCO PARLA PIU' FORTE. CHE ACCENTO STRANO HAI." "A signò, senti chi parla."
Ma la vera matta è la signora nell'appartamento 8. La signora nell'appartamento 8 non si vede mai. Le sue storie vengono narrate dagli altri inquilini come leggende: ricordi quella volta che è impazzita durante la notte e l'abbiamo fatta rinchiudere in manicomio, ricordi quando abbiamo chiamato la polizia e l'hanno rinchiusa in ospedale, ricordi quella volta che ha minacciato il tizio di sopra con un coltello e ha dato fuoco alla cucina. Ah, no, aspetta un attimo, quella volta c'ero anche io.
La settimana scorsa apro la finestra per salutare la ridente Edimburgo e mi ritrovo quattro camion dei pompieri sotto casa.
La mattina si sa, nessuno è molto sveglio, allora rido tra me e me guardando i pompieri scendere e prepararsi all'incendio del secolo e penso: chissà che cosa sarà successo, comunque in questa città ce n'è sempre una, altro che Londra. Edimburgo, è qui dove c'è l'azione, il brivido, il no scusa, ma questi stanno entrando nel mio portone.
Insomma, la signora dell'appartamento 8 aveva, nell'ordine:
A-minacciato il mio vicino con un oggetto (non è dato sapersi che oggetto, non ho capito cosa stesse dicendo) che pure lui, Dio l'aiuti che me lo sono ritrovato davanti con le ciabatte gialle, la maglietta sporca di sugo e una birra in mano alle 11 di mattina che mi blaterava in faccia cose sconosciute, e poi urlava: "CHIUDETELA IN OSPEDALEEEE, E' NUTS!" che non sta per noccioline, ma per pazza psicopatica;
B- dato fuoco alla cucina, chiuso tutte le finestre per morire meglio e si era barricata in casa.
Ma tutto è finito per il meglio: è arrivata la polizia, in realtà la cucina non aveva preso fuoco, e poi l'hanno portata in ospedale.
Quindi per ora siamo tutti tranquilli. Abbiamo ridotto il numero di pazzi nel palazzo.
A meno che non impazzisca io.
Ora vi starete chiedendo perché io non abbia fatto tutte le domande di rito prima di trasferirmi. Le ho fatte. Ho fatto una lista ad un'amica che ho poi spedito alla ricerca di casa qui in landa scozzese, dato che io non potevo muovermi da Londra. Il risultato è che lei ha ignorato la lista e blabla, c'ho il bagno della casa della Barbie.
Ma nella lista di domande da fare prima di trasferire tutto in una nuova dimora, ho sempre tralasciato forse la più importante, ovvero: come sono i vicini?
Perché se una persona decide di cambiare casa, ci sono sempre dei motivi nascosti, che nessuno dirà mai. Un po' come quando ho raccontato che la mia vecchia scatoletta londinese era "caldissima in inverno", quando invece avere un materasso in giardino sarebbe stato meglio.
Dopo un mese in questa casa, penso che il vero motivo del trasferimento del vecchio inquilino non siano state le dimensioni del bagno, che alla fine sto cominciando ad apprezzare - c'è meno da pulire, ma siano stati i vicini di casa.
Il mio palazzo, grigio come tutti i palazzi della città, è costituito da 15 appartamenti. Su 15 appartamenti, 12 sono popolati da pazzi psicopatici.
Sono tutti scozzesi che più scozzesi di così penso che solamente gli haggis, e c'hanno tutti da urlare, sbattere porte, suonare campanelli nella notte, litigare.
Il primo giorno che ho incontrato i gentili inquilini della casa al piano terra ho pensato: "Ok, me ne vado". Due soggetti dalla tipica faccetta drogata confabulavano davanti all'ingresso con terzo simpatico personaggio con una faccia che ricordava molto quelle di Trainspotting. "Good Morning" dico io. "FheurhMornidda" dice uno. E mi sorride. Con gli ultimi tre denti rimasti.
Loro sono quelli che hanno un giro d'affari che non sapete, c'è sempre qualcuno che bussa alla porta, alle finestre, che urla di farlo entrare. Quelli con cui fanno affari i miei vicini sono personcine educate e carine, tengono sempre la porta aperta quando ti vedono arrivare e sono sempre belli palliducci.
Dopo qualche giorno di silenzio e nessuno strano urlo nella notte, chiedo spiegazioni a quello bello e biondo che vive con me, nonché Australia: "Darling, non sento più quelli di flat 2." "Ah, sì, ecco cosa mi sono dimenticato di dirti: l'altro giorno mentre eri sotto la doccia è venuta la polizia, ha bussato alla porta e mi fa "E' la polizia. Apra. Stiamo indagando sui vicini." E insomma, amore, ci hanno arrestato i vicini."
Che peccato.
Qualche giorno dopo ho incontrato la signora di sopra. La signora di sopra è una vecchia barbuta. La vecchia signora mi comincia a parlare e io non capisco niente se non: "Tu sei nuova non chiudi mai la porta d'ingresso! Che poi entrano gli sconosciuti". "Signora, comunque io più che degli sconosciuti mi preoccuperei di quelli nel Flat 2." "NON CAPISCO PARLA PIU' FORTE. CHE ACCENTO STRANO HAI." "A signò, senti chi parla."
Ma la vera matta è la signora nell'appartamento 8. La signora nell'appartamento 8 non si vede mai. Le sue storie vengono narrate dagli altri inquilini come leggende: ricordi quella volta che è impazzita durante la notte e l'abbiamo fatta rinchiudere in manicomio, ricordi quando abbiamo chiamato la polizia e l'hanno rinchiusa in ospedale, ricordi quella volta che ha minacciato il tizio di sopra con un coltello e ha dato fuoco alla cucina. Ah, no, aspetta un attimo, quella volta c'ero anche io.
La settimana scorsa apro la finestra per salutare la ridente Edimburgo e mi ritrovo quattro camion dei pompieri sotto casa.
La mattina si sa, nessuno è molto sveglio, allora rido tra me e me guardando i pompieri scendere e prepararsi all'incendio del secolo e penso: chissà che cosa sarà successo, comunque in questa città ce n'è sempre una, altro che Londra. Edimburgo, è qui dove c'è l'azione, il brivido, il no scusa, ma questi stanno entrando nel mio portone.
Insomma, la signora dell'appartamento 8 aveva, nell'ordine:
A-minacciato il mio vicino con un oggetto (non è dato sapersi che oggetto, non ho capito cosa stesse dicendo) che pure lui, Dio l'aiuti che me lo sono ritrovato davanti con le ciabatte gialle, la maglietta sporca di sugo e una birra in mano alle 11 di mattina che mi blaterava in faccia cose sconosciute, e poi urlava: "CHIUDETELA IN OSPEDALEEEE, E' NUTS!" che non sta per noccioline, ma per pazza psicopatica;
B- dato fuoco alla cucina, chiuso tutte le finestre per morire meglio e si era barricata in casa.
Ma tutto è finito per il meglio: è arrivata la polizia, in realtà la cucina non aveva preso fuoco, e poi l'hanno portata in ospedale.
Quindi per ora siamo tutti tranquilli. Abbiamo ridotto il numero di pazzi nel palazzo.
A meno che non impazzisca io.
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venerdì 26 aprile 2013
Lettera di reclamo alla Regina
Cara Regina Betti,
Le scrivo questa lettera di reclamo perché sono stufa. Sono stufa degli standard edilizi indecenti del suo Regno.
Ora Lei deve sapere che mi sono trasferita a Edimburgo da un mese. Sì, lo so, mi scuso se me ne sono andata dalla splendida Inghilterra e mi sono trasferita al nord tra i kilt e le pecore, ma tutta Albion è paese, no? E Lei è Regina anche qui, no?
Insomma, uno dei motivi per cui ho deciso di andarmene da Londra, oltre al voler vivere una vita meno complicata (che ripensandoci ora, Regina carissima, potevo andare a Fuerteventura a vivere una vita tranquilla, almeno mi abbronzavo), era che volevo finalmente vivere in una casa dagli standard qualitativi decenti.
Le scrivo questa lettera di reclamo perché sono stufa. Sono stufa degli standard edilizi indecenti del suo Regno.
Ora Lei deve sapere che mi sono trasferita a Edimburgo da un mese. Sì, lo so, mi scuso se me ne sono andata dalla splendida Inghilterra e mi sono trasferita al nord tra i kilt e le pecore, ma tutta Albion è paese, no? E Lei è Regina anche qui, no?
Insomma, uno dei motivi per cui ho deciso di andarmene da Londra, oltre al voler vivere una vita meno complicata (che ripensandoci ora, Regina carissima, potevo andare a Fuerteventura a vivere una vita tranquilla, almeno mi abbronzavo), era che volevo finalmente vivere in una casa dagli standard qualitativi decenti.
Deve sapere che, dopo aver passato un anno e mezzo a vivere in una scatola formata da pareti di plastica di un indicibile colore azzurro, a ghiacciarmi le chiappe (scusi il francesismo) la mattina nel cubicolo-water-senza riscaldamento (perché nel Suo regno alcune case hanno il water separato dal resto del bagno e, in quella stanza, non c'è il riscaldamento), a dormire con tre maglioni e cappello in testa, ho deciso che ne avevo abbastanza.
Ho provato a cambiare casa, sa, Regina. Ma dopo averne cambiato una serie sono giunta alla conclusione che avere standard edilizi decenti a Londra non è possibile, o meglio, è quasi impossibile, e ho pensato che esplorare le casi scozzesi potesse essere una buona idea.
Mia carissima Regina, ovviamente, mi sbagliavo. Perché tanto quanto Lei, benedettissima, è Regina anche qui in Scozia, tanto quanto le case scozzesi sono dei cessi, come quelle inglesi.
Ora, avrei qualche domanda da farle, così, per sapere se nel suo splendido palazzo londinese, anche Lei ha alcuni dei problemi logistici che ho riscontrato nelle case del suo regno.
Regina: perché nelle case non c'è il riscaldamento? E se c'è, non funziona? Io capisco vivessimo, Sempre sia Lodata la Regina, in un paese molto caldo. Ma qui c'è una media di un giorno caldo all'anno, il riscaldamento mi pare importante. La chiamano gelida Albione mica per niente. Oltre che perfida. Mi scusi.
Ma forse è così che Lei si è conservata così bene, grazie al congelamento mattutino per farsi la doccia nel bagno gelido.
Regina: perché le docce sono docce elettriche qui? E perché fanno così schifo? Che non hanno pressione, e se c'è pressione poi l'acqua scotta troppo, e se non c'è l'acqua è gelida come un torrente di montagna?
Regina, ho come l'impressione che per il suo popolo la stanza da bagno non sia importante, ed è per questo che occupa meno spazio della cantina o del reparto alcolici delle case.
Forse mi sbaglio, ed è con la birra che in realtà ci si fa la doccia.
Regina, mi dica, anche nel suo palazzo non ci sono tavoli con sedie per sedersi a mangiare? Forse è un'abitudine inglese mangiare sul divano, o per terra, e forse sono io che non capisco.
Regina, poi un'altra cosa volevo sapere. I frigoriferi, devono sempre essere grandi come minibar, nelle case del regno? Che ti ci sta una bottiglia di birra e se vuoi infilarci una bottiglia di latte non c'è posto?
Ma certo, la birra prima di tutto.
Queste sono solo alcune delle domande alle quali vorrei che Lei gentilmente rispondesse.
Se Le restasse del tempo e volesse Lei approfondire anche le scomode questioni delle finestre con gli spifferi, della moquette dappertutto, di quelle creaturine chiamate cimici dei letti che popolano alcune case, dei fornelli elettrici e dei bagni sempre e comunque orrendi, Le sarei eternamente grata.
Con grande affetto,
Dio salvi sempre la Regina e butti nel cesso i rubinetti separati,
LaCocchi
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