martedì 27 marzo 2012

Tu, la conosci laCocchi?

E' un momento un po' così della mia esistenza.
Sto pensando a molte cose, cambiando altre, prendendo decisioni importanti. E una mia amica mi ha detto "Chiediti che cosa vuoi." Alla domanda che cosa vuoi ho risposto con un minuto e mezzo di silenzio.
Allora mi è venuto in mente quel questionario di Proust, quello che c'è in fondo a Io Donna ogni settimana.
Quel test lì mi è sempre piaciuto. Ho sempre sperato che un giorno ci sarei stata pure io nell'ultima pagina di Io Donna a rispondere alle domande che Proust si è inventato per vedere se conosceva realmente sé stesso.
Dato che Io Donna non pubblicherà mai il questionario di Proust a una sconosciuta qualunque che non è né attrice, né modella, né politica, né cantante e nemmeno scrittrice famosa, io me lo auto faccio, questo questionario.

Vediamo cosa ne esce. Se volete potete lasciarmi le vostre risposte lì sotto.
Che voglio dire, chi è che non ha mai sognato di essere sottoposto ad un questionario di Proust, o interrogatorio esistenziale della propria persona?

1) Il tratto principale del tuo carattere
L'ironia.

2) La qualità che desidero in un uomo
La capacità di sopportarmi senza volermi cambiare.

3) La qualità che preferisco in una donna
La sincerità.

4) ll mio migliore amico
Giulio.

5) Il mio principale difetto
L'incapacità totale di fare finta che quello che non mi va bene mi vada bene.


6) La mia occupazione preferita
Scrivere.

7) Il mio sogno di felicità
Non penso di averlo ancora trovato. Ma suppongo abbia a che fare con l'essere finalmente soddisfatta di me stessa.

8) Quale sarebbe, per me, la più grande disgrazia
Dopo non aver avuto la mia famiglia come mia famiglia, probabilmente diventare muta. O restare immobilizzata.

9) Quel che vorrei essere
La batterista di una rock band.


10) Il paese dove vorrei vivere
Il paese ideale sarebbe un paese in cui incredibilmente tutti i miei sogni prendessero vita e io diventassi giornalista famosissima scrittrice di libri di successo non appena arrivata. O la città di Cloe delle Città Invisibili di Italo Calvino. In realtà è l'Inghilterra.


11) Se dovessi cambiare qualcosa nel mio fisico
Mi aggiungerei 10 cm, che non vedo mai un cazzo ai concerti.

12) Il fiore che amo
I tulipani.

13) Il giorno più infelice della mia vita
Il giorno della morte di mio nonno.

14) I miei autori preferiti
Italo Calvino, Stefano Benni, Jonathan Coe.

15) I miei poeti preferiti
Kavafis, Baudelaire, Blake, Prevert.

16) Il giorno più felice della mia vita
Ne conto due fin'ora. Quando mia madre si è risvegliata dal coma. Quando è nata mia nipote.

17) Quel che detesto più di tutto
L'ignoranza.

18) Il dono di natura che vorrei avere
Essere convincente.

19) Come vorrei morire
Dormendo. Preferibilmente sognando cose fichissime.

20) Stato attuale del mio animo
Un caos ordinato.

21) Il mio motto
Esci dall'armadio. E' buio lì dentro.

(Non so se ha funzionato. Non penso. Sono sempre piena di domande anche dopo aver risposto a quelle di Proust. Però ogni tanto fa bene ricordarsi di sé stessi.)

giovedì 15 marzo 2012

Datiamoci tutti

L'inglese è una lingua intelligente.
Innanzitutto, se metti insieme tre parole sei certo di aver citato una persona famosa il 99% delle volte. Come "If you don't ask, you don't get". Zac. Ghandi citato che fa sempre la sua figura.

Poi ci sono un sacco di espressioni utili che puoi usare in varie situazioni.
Tipo puoi differenziare il tono della tua arrabbiatura con un pacato "I am a bit disappointed" che sarebbe il modo educato per dirti sono arrabbiatissimo. Poi c'è "Sod off", che potrebbe essere tradotto con "vattene da un'altra parte prima che ti meni", e se non dovesse bastare, puoi esprimere tutto il tuo odio con un bel "Fuck off".

Oppure puoi gentilmente dire a qualcuno che sta dicendo una sciocchezza in vari modi: "I almost agree with you, but..." e in quel but si racchiude tutto il perché in realtà tu stai dicendo una vaccata di proporzioni astronomiche, oppure puoi meno gentilmente guardare il tuo interlocutore e dirgli "BOLLOCKS!" che in lingua italiana noi tradurremmo con un bel stronzate. 

L'inglese mi è quindi una lingua piuttosto intelligente. Per non parlare poi di quando si parla di relazioni.
C'è l'imbarazzo della scelta tra verbi, espressioni, modi di chiamare l'innamorato o innamorata e varie ed eventuali.

Oggi ho avuto un gran da fare a spiegare ad una tizia che cosa vuol dire date someone, che io traduco in italiano molto spesso con datare qualcuno. Che detto così non ha alcun senso e sembra quasi che tu voglia dare un'età ad un vaso antico, e invece vuoi dire che esci con qualcuno.
L'ultima volta che l'ho detto a madre, mi ha guardata allucinata e ha sussurrato: "Tu in quel paese lì stai disimparando l'italiano, eh."

Tornando a tizia bacchettona, lei ha la mia età ed è fidanzata da 8 anni, convive, non esce durante la settimana che le viene sonno, si alza nel weekend e lavora per almeno un'ora, c'ha i pantaloni del tailleur e pure le camicie stirate.
Sì, insomma, è l'opposto di me.

Tutto è iniziato tentando di spiegare a Miss la mia attuale situazione sentimentale.Che è una situazione che gli albionici pieni di fantasia definirebbero "Dating".

Dating è più di seeing someone, che vuol dire vedere qualcuno così, tipo trombamico. Una cosa tipo "Ah, sì, I am seeing quello lì ma in realtà posso farmi anche te e altri 3". 
Dating è anche meno di we are together, che si porta con se tutta l'ansia dello stiamo insieme e ci fidanziamo. Le inglesi quando dicono "We are together", vogliono sottolineare che sono veramente insieme al ragazzo, e se lo tengono stretto per il braccio come cozze allo scoglio. A quel punto, lui è spacciato.

Dating quindi è un frequentarsi allegro senza essersi detti siamo insieme per sempre sempre sempre. Presuppone quell'impegno sì, di chiamarsi, vedersi e stare a dormire l'uno dall'altra con i vari strusciamenti, e uscire a cena, ma senza impazzire se per una settimana non ci si incastra tra gli impegni o non ci si riesce a vedere.
Dating non comporta lo shopping nel weekend e non comporta nemmeno il capodanno insieme o le festività dai parenti e le domeniche a pranzo con i nonni.
Non sono accette altre relazioni sentimentali mentre si data qualcuno. Se dati me, dati me, mica altre venticinque signorine.
Se dati me, esci con me, passiamo il tempo insieme, ci divertiamo, e se andrà bene andrà bene, ma non si sta a definire e dare nomi.
E' bello, datarsi.

Finita la spiegazione della mia situazione sentimentale, tizia mi ha guardato con aria incredula, come se le avessi detto che ho 4 matrimoni falliti alle spalle che hanno generato 5 figli e una serie di amanti sparsi per il mondo.

E per fortuna che sto datando qualcuno e non ho un trombamico, eh.
Che come lo spiegavo io a quella cos'è un trombamico.

lunedì 5 marzo 2012

Scatolette

Scatoletta è il soprannome della mia nuova casa.
Scatoletta perché sembra una scatoletta, è piccolina e scricchiolante. Ma carina.
Ha un giardino per fare i barbecue. Ha una cucina con vista sul vicinato. Ha tre stanze, e in quella piccolina e con i muri da riempire di cose ora ci vivo io.

Vicino alla mia scatoletta, una serie di altre scatolette scricchiolanti. E vicini nuovi. Di cui puoi sapere tutto senza neanche impegnarti più di tanto. Si sente tutto comunque.
Sono le casi inglesi, fatte di non so cosa, fatte di cartone, che ogni minimo passo, bicchiere riempito d'acqua, lavatrice che centrifuga, colpo di tosse, seggiola che si muove, sembra venire dalla tua casa. 
Sai anche se è finita la carta igienica al vicino nel momento del bisogno, nelle case inglesi.

Scatoletta sarà la mia casa per un po' di tempo. Mi sembra un po' di essere tornata all'università. 
Sapete quel sentore di casa universitaria? Di feste e serate e di film sul divano con la copertina e i popcorn con i coinquilini, e corse la mattina per entrare in bagno per prima e cene organizzate all'ultimo momento per puro caso, domeniche passate a bere caffè e raccontarsi la sera prima.

Scatoletta sa di tutto questo e un po' di più. 

Vorrei che fosse la mia casa per un po'.
Vorrei tornare dopo il lavoro e sentirmi almeno un pochino a casa. Vorrei sentire un pelino quella sensazione che solo la casa in cui sono cresciuta sa darmi, e a volte mi manca che non mi fa respirare. 
Ché qui cambiare tutto ogni tot mesi, siano sei o due o anni, ti fa pensare che la tua vita si conti in 6 scatoloni e 2 valigie e un po' di vestiti chiusi in dei sacchetti. Ti fa pensare a chissà quando troverai il tuo posto, ma tuo tuo. E mette in dubbio anche la sua esistenza, ogni tanto.

E scatoletta scricchiola stasera, e io sono qui che cerco di capire che cosa sta scricchiolando, e se sto bene. Perché quanto tempo ci si mette per imparare a vivere in un posto? Ti abitui a tutto, sopravvivi e sai cosa fare e dove andare, ma quanto ci si mette per sentirsi a casa in un posto che non è la tua casa?

Sto cercando di conoscere scatoletta. Di distinguere e imparare a memoria ogni rumore, di adattarmi alle nuove coinquiline, alle nuove regole, alle pentole già usate e al letto che sembra un letto ad acqua ma non lo è, e alla fine non è così male. 
Mi adatto alla nuova, terza casa a Londra. 
Perché è così che si fa, quando vivi in un posto che pensi sia il tuo posto.