giovedì 29 settembre 2011

Settimana della sfiga 2011

Non era la settimana della moda a Milano questa? Ecco. Se era la settimana della moda a Milano, é la settimana della sfiga a Londra.
Probabilmente solo per me.

E' che la sfortuna mi sta perseguitando. E' sempre appiccicata alle mie chiappe come ti si appiccica una cacca sotto la scarpa. Eh, appunto. Tutto ebbe inzio con lo spiaccicamento di una merda di proporzioni mastodontiche domenica mattina.
Dopo quell'episodio sfortunato (che come capita sempre in questi casi ha sentito la voce fuori campo di un tizio che voleva fare quello che sdrammatizza, che mi ha ricordato: "Porta fortuna! Vedrai quante belle cose ti succederanno!" E invece forse NO), una serie di sfortunati eventi hanno cominciato a susseguirsi e a susseguirmi.

Tralasciando che ho rischiato la vita numero 3 volte, una volta quasi cadendo dalle scale, la seconda prendendo la scossa elettrica della vita, la terza sbattendo la testa contro il mio armadio, ecco gli altri eventi che mi hanno visto come sfortunata protagonista questa settimana.

Lunedí: mi dimentico le chiavi di casa.
Attendo per 2 ore e mezza la delivery con il pacco del mio piumino che non arriva.
Arriva il tizio delle spedizioni mi lascia il pacchetto e mi dice: "Scusi il ritardo, non trovavamo il suo pacco." Pure il piumino, mi avevano perso.
Quindi avendo io giustamente dimenticato le chiavi di casa e in attesa di qualcuno che mi apra la porta, vago con numero 2 set di lenzuola e numero 1 piumino per le strade di Londra imprecando come un'ossessa, con un'ascella che alla fine era diventata molto importante.

Torno in ufficio e mi dicono che venerdí c'é una mega festa, £1000 da spendere in questo club, una cosa bellissima. E guarda un po'! Venerdí ho deciso di fare la baby sitter.

Martedí: io, con una cotta per il designer cosí carino dell'ufficio che per chiacchierare con lui ho fatto la stalker e ho cercato il suo nome nella mailing list dell'ufficio, presa da un momento di coraggio, ma soprattutto spinta dall'ormone tremens che mi ritrovo, e dopo la promettente pausa pranzo passata insieme,  lo invito fuori. 
E lui che dice? NO. Ma no solo per stasera, che deve lavorare.
"Ma magari non vuoi uscire che hai la ragazza, non lo so..." chiedo io sgaggiamente, sicura di una risposta del tipo: "Ahaha, ma figurati. Io mi sono innamorato di te dalla prima volta che ti ho vista."
E lui invece risponde: "Non ho la ragazza... ma mi sto "vedendo" con una persona..." 
"Vedendo" la situazione cosí chiaramente, sono andata al pub a bermi una birra.

Mercoledí: un tipo molto carino mi invita ad una festa, domenica sera.
Bello, finalmente un invito fuori, che dolce che mi ha invitato, poi lui é veramente carino, ed é pure simpatico.
Ieri sera parlo con un nostro amico in comune. Segue dialogo tra me SCMSVTCTSS (sfigata che manco se vuoi ti capitano tutte ste sfighe), e A (amico).

SCMSVTCTSS: "Sai che mi ha invitato ad una festa domenica sera il tuo amico?"
A: "Eh mi ha detto che ti avrebbe invitata... perché gli piace proprio  parlare con te!"
SCMSVTCTSS: "Beh oddio, mi fa piacere, eh, che gli piaccia parlare con me, ma nient'altro? Ma comunque mi ha invitata domenica, quindi é una cosa positiva."
A: "Ah, si, in realtá ha invitato anche me e tutti i nostri colleghi, alla festa, non solo te. Quindi ecco insomma... non sentirti troppo speciale, diciamo cosí."
Se volete faccio invitare anche voi alla festa. Lista "Sfigata +3".


Quindi, tirando le somme: oggi é solo giovedí e mancano ancora 3 giorni alla fine della settimana e chi lo sa cosa potrebbe succedermi.
Forse dovrei chiudermi in casa, attendendo il fine settimana immobile nel mio letto per non morire affogata mentre mi lavo la faccia nel mio lavandino da nani. O per evitare che non so, mi arrestino perché porto sfiga.

lunedì 19 settembre 2011

Sogni indigesti

Devo ricordarmi di smetterla di mangiare come un'oca all'ingrasso prima di andare a letto.
Brodino la sera, d'ora in poi.
Che non posso passare tutta la notte a ribaltarmi nel letto e a sognare cose allucinanti.

Perché venerdí notte ho sognato la tizia francese che lavora con me che mi inseguiva con un foglio excel in mano dicendomi che non sto facendo niente, e che dovevo: "Googolare, googolare! Devi googolare di piú!"
Un sogno che piú indigesto di cosí non si puó.

E sabato notte sapete cos'ho sognato? Un altro sogno indigesto.

Ho sognato che venivo ricevuta dalla Regina. Sí sí, da Her Majesty, la Regina Elisabetta.

Non ricordo niente, di quel sogno. Non mi ricordo com'ero vestita, se lei era vestita o mi riceveva in vestaglia da notte, non mi ricordo dove ci incontravamo. Niente.
Ma ricordo le tre domande che continuavo a chiederle, perché quella mica rispondeva. Mi guardava e non rispondeva.  
Indigesto e frustrante, il mio sogno.

Tutte e tre le domande che continuavo a sbatterle in faccia sono probabilmente collegate al fatto che ho appena traslocato, e il mio bagno, come tutti i bagni inglesi, mi scatena una serie di dubbi ancestrali.
Perché è un bagno inglese. E i bagni inglesi non hanno alcun senso. Alcun. Senso.
Niente. Zero. Il. NULLA.

"Allora, Regina. Parliamone. Io ho tre domande da farti.
  1. Perché non c'é il BIDET nei bagni inglesi? Guarda regina che il bidet salva la vita. Dovresti provarlo anche tu una volta.
  2. Perché i lavandini, porca vacca, sono grandi come un cucchiaino da te? Come faccio a lavarmi la faccia in 5 centimetri di lavandino? Come faccio a lavarmi i denti? Lavo anche il pavimento giá che ci sono? E non dirmi che i denti me li devo lavare nella doccia come mi ha proposto qualche tuo suddito. Mi rifiuto categoricamente. E se vuoi, di anche ai tuoi sudditi che io i denti bianchi ce li ho cosí bianchi perché ME LI LAVO. Sí, li lavo anche quando torno a casa ubriaca. No perché un tuo suddito una volta mi ha chiesto: "Ma i denti, te li lavi anche quando torni a casa ubriaca la sera?"
  3. Regina, questa poi é proprio una domanda che mi rimbalza in testa da un po'.
Perché cazzo l'acqua calda e l'acqua fredda nei lavandini inglesi hanno DUE RUBINETTI SEPARATI? Dico, perché? Un miscelatore ti fa schifo?  
Un unico bellissimo rubinetto che unisca acqua fredda e acqua calda, no? Che cosí l'acqua puó scendere tiepida? Perché devo scegliere, se congelarmi i denti o se ustionarmi la faccia? Perché appena sveglia devo essere messa di fronte a scelte del genere? 
Perché anche se prendo un po' d'acqua calda prima e poi quella fredda, cara la mia regina, io le mani me le scotto comunque. E pure la faccia. E pure i denti. 
Perché regina, perché?!


Niente. La Regina non ha risposto.
Quindi non so ancora il perché gli inglesi non abbiano il bidet, perché abbiano dei lavandini che nemmeno un nano da giardino riuscirebbe a lavarcisi la faccia, e non so nemmeno perché non abbiano i miscelatori dell'acqua, nel lavandino.

Poi mi sono svegliata, sono andata in bagno, mi sono avvicinata al mio lavandino da micronano da giardino e, sovrappensiero, ho aperto il rubinetto dell'acqua calda.
Che é uscita bollente all'istante.
E, giustamente, mi sono ustionata la faccia

venerdì 16 settembre 2011

Esaurimenti nervosi in vestitini chic

Sono in preda ad un esaurimento nervoso.
No, non penso sia un esaurimento nervoso. Penso si chiami noia.
Sono passati due mesi da quando sono arrivata in quest'ufficio. E sapevo che prima o poi sarebbe successo.
Che mi sarebbe venuta la nausea da social network e il vomito da ticchettio di tastiere.

Sono passati due mesi da quel primo giorno che, 23 minuti dopo essere entrata dalla porta bianca dell'ufficio ed essermi seduta sulla mia scrivania, sono corsa in bagno a urlare una serie di spropositi e di:"Io impazzisco qui dentro ma cosa stai facendo ma sei cretina. No, no, lo devi fare ma poi non venire a lamentarti se tra due mesi un giorno entrerai in quest'ufficio e ti verrá da urlare a tutti "Ma basta, ma smettetela, ma uscite." No, non lo devi fare, non lo devi fare. Resisti. Resisti."
Che é uscita una ragazza da uno dei bagni ed é scappata via guardandomi preoccupata.

Ecco. Sono passati due mesi. Sono stata brava, eh, a resistere.
E me ne mancano solo altri 4 per finire di essere stragista e diventare qualcos'altro. Se non decido di porre fine alla mia esistenza prima. "E' stata la stragista. Nel bagno. Con la carta igienica."

Stavo pensando a quando madre mi diceva di fare la lista dei pro e dei contro per capire se ne valeva la pena di fare una cosa o no. E poi ho pensato che é una stronzata. Non ha mai funzionato. L'ultima volta che l'ho fatta, l'ho fatta per mettermi con un tizio che poi alla fine é andato a letto con un'altra.
Si, tra i contro in quel caso c'era anche un "si farebbe anche una seggiola".
E quindi anche per la vita d'ufficio, mi sembra una lista piuttosto inutile da fare. Perché non ho ancora trovato i pro. Ma molti contro sí.

Un giorno in ufficio sembra durare 2345 ore. Anche se hai cose da fare. Anche se lavori tutte le 2345 ore. Sembra comunque che duri 2345 ore.
Ogni mattina le stesse cose: accendi pc, inserisci password, controlla mail, apri social network, guarda Facebook, scrivi su Twitter. Manda email.
Voi ci pensate a quante mail mandate ogni giorno? Voi ci pensate che ci mandiamo mail pure per dirci: "Io vado a mangiare alle 12, e tu?"
Controlla siti. Google é diventato il mio peggior incubo. Lo sogno di notte. Sogno Google che mi si mangia bevendosi una pinta.

Io prima volevo bene al computer. Prima era mio amico. Prima ridevamo e scherzavamo insieme. Ora lo prenderei a calci: non sorride, non parla, non comunica, non ride delle mie battute. Niente.
Otto ore immobile alla scrivania a fissare uno stronzo che non ti parla.

Otto ore in silenzio, tutti a fissare gli schermi e ogni tanto uno butta una battuta che non fa ridere, ma devi ridere, e tutto quello che fai é "Aah" e poi di nuovo ticchetiticchetiticchetiticcheti.

Le giornate in ufficio non cambiano mai. Meeting a parte. Che siamo lí a parlare per ore ed ore di non so bene cosa, progetti futuri che non si faranno e idee che nessuno ascolta.
E poi salta fuori la ragazza Excel Shit e non sheet, quella che lei e excel sono come i pappagallini inseparabili, culo e camicia, che anche per andare a fare la pipí glielo devi comunicare via excel, e dice: "Fate un foglio excel, o una presentazione di quello che abbiamo discusso. Ok? E scrivete anche 15 comunicati stampa."
15, no dico, 15? Manco la BBC, manco Al Jazeera. Manco Obama in campagna politica.

Ma hai sempre i weekend liberi. E le sere libere. E sei sempre cosí maledettamente prevedibile.
Ci ritroviamo a pregare perché arrivi il venerdí giá il lunedí mattina. E ci facciamo sempre le stesse domande: "Com'é andato il weekend-cosa fai questo weekend".
E i pub sono lí ad aspettarci, perché sanno quando veniamo pagati e sanno anche quando finiamo tutti i soldi.
Ci svegliamo la domenica sperando che la domenica non finisca mai. E poi comunque, in ogni caso, va a finire che é sempre un altro lunedí di merda.

lunedì 12 settembre 2011

Manuale d'amore disperato- Questione di camere da letto

Ah, l'amore. Che cosa c'è di più bello dell'amore.
L'amore e le camere da letto e il fare all'amore e poi stare tutti abbracciati a chiacchierare del più e del meno e di quanto ci si ami e ci si voglia bene.


No, aspetta un attimo.

Questo succede quando va tutto bene. Quando siamo soddisfatti della prestazione avvenuta nella camera da letto e possiamo andare in giro felici e contenti a raccontare che abbiamo una relazione che ci rende completissimi, un'attività in camera da letto intensissima e bellissima, una connessione con il partner incredibilissima e blablabla.

Quando le cose vanno male il tutto va molto diversamente, non si è mai preparati e nessuno ti ha mai detto cosa devi fare nel caso in cui la situazione stia lentamente precipitando verso l'abisso.
Quando va male in camera da letto c'è imbarazzo. C'è che vorresti che si aprisse il letto e vorresti essere trangugiata dalle molle e poi più sotto dal pavimento e poi dagli inferi.
C'è che vorresti scappare da quella camera da letto in 12 nanosecondi primi, roba che Usain Bolt ti cederebbe la sua medaglia d'oro da centometrista, ma porco giuda, c'è buio, dove ho messo la borsa? E le scarpe?
C'è che invece che essere lì in quel momento ad avere una relazione che non andrà da nessuna parte, un'attività in camera da letto bruttissima e da tortura cinese, una connessione con il partner che nemmeno la connessione internet 56K era così pietosa, vorresti essere nella tua camera da letto a dormire sonni pacifici.

Ma quali sono i momenti peggiori in camera da letto? Le prestazioni peggiori degli ultimi secoli?
Ecco a voi una rapida spiegazione di quello che viene poi gentilmente tradotto, da uomini e donne, con un: "Sai mai più? Dico: MAI PIU'? Piuttosto mi arrangio."


1-L'apprendista imparanoiato.
Questo è un problema sia maschile che femminile. E' quando l'altro non fa altro che parlare. E' un continuo chiedere. Domandare. Richiedere. Ridomandare. Che dopo un po' si perde anche l'ispirazione e tutti i momenti del caso.
"Ti va bene così?" "Tutto bene?" "Ti piace?" "Ti stai divertendo?" "Come ti senti?" "Vuoi la musica?" "Vuoi da bere?" "Stai bene hai detto vero?" "Dove hai messo i preservativi?" "Ma prendi anche la pillola?" "Hai chiuso la porta?" "Hai caldo?"
Se parli ancora giuro che chiamo un esorcista.

2-L'ingegnere sessuale.
Suppongo maschile e femminile anche questo punto.
L'ingegnere sessuale è maniaco dei centimetri, delle posizioni, degli angoli che devono fare le sue gambe con le tue, della posizione del cuscino sotto la sua testa, dell'angolazione astrale delle stelle in quel preciso momento che quindi porta ad usare una posizione stabilita.
E' tutto un prenderti e ribaltarti e "No, no, così no. Più a destra, più a sinistra, non va bene così, ascolta me devi fare così. FIDATI." Perché loro sono ingegneri del sesso, e ne sanno a pacchi di centimetri, posizioni e angoli.
Ma di sesso non ne sanno niente.

3-Il quattro di spade.
Questo punto ovviamente mi è stato raccontato dai miei amici maschietti, ed è stato messo al primo posto delle brutte esperienze in camera da letto.
Il quattro di spade è la donna immobile. Quella che non si muove. Non fiata. Non parla. Non la senti. Houston, abbiamo un problema.
Quella che dopo un po' ti viene da controllarle il polso.
Magari è morta schiacciata.

4-Il misuratore smisurato.
Il misuratore seriale non può essere che uomo.
E' fissato con le proporzioni e le prestazioni del suo oggetto preziosissimo. Siamo lí insieme e lui si loda e descrive le sue caratteristiche come stessimo parlando di un Bordeaux del 1900. 
Tutte le donne con lui sono state benissimo. Tutte le donne lo trovano irresistibile. Tutte le donne gli hanno detto che è un master delle evoluzioni in camera da letto. Tutte le donne hanno detto che nemmeno le pile Duracell durano così tanto. Tutte le donne hanno decantato le dimensioni  del suo oggetto.
Salvo poi scoprire che è dotato di un fagiolino. E che il fagiolino si sa, scuoce rapidamente.
Oppure che è dotato, si, ma non sa proprio che farsene di tutta quella roba lì.

5-Il velociraptor.
Scusate, ma questo siete voi maschi, eh. (Suppongo?!)
Il velociraptor non si basa sulla durata della prestazione, ma sui movimenti che somigliano più a quelli di un coniglietto in preda ad un attacco ormonale insaziabile. O quelli di un poveraccio in preda ad un attacco convulsivo. O quelli di uno che ha appena preso una scossa elettrica.
E no: non c'è un pulsante per spegnerlo.

6-Il morigeratore.
Categoria maschile e femminile.
Il morigeratore si fa pregare. Una volta sí, due sono troppe, tre è che c'hai una malattia e devi andare a farti disintossicare. Una volta la mattina e poi niente fino al prossimo mercoledì sera alle 22.13 minuti.
Il morigeratore mente: dice che non ha preservativi. Invece ce li ha.
Il morigeratore è quello che usa quella frase che vi verrebbe da scaraventarlo\a fuori dal letto a calci in culo: "VUOI FARLO ANCORA? Ma se l'abbiamo fatto anche ieri sera!"


7-L'egoista catalettico.
Bella categoria merdosa, gli egoisti catalettici. Puó essere anche femminile? Non lo so.
Sta di certo che il maschio egoista catalettico io lo prenderei a sberloni in testa.
L'egoista (ma va?) pensa solo a se stesso. Pensa solo al raggiungimento di voi tutti sapete cosa. Ma solo da parte sua. Che gliene frega a lui se voi vi state divertendo quanto a farvi otturare una carie? Niente.
Raggiunto il suo scopo, cade pure addormentato.
E lui dorme beato, mentre tu gli auguri le peggiori cose che un essere umano possa immaginare.

8-Il naturalista.
Non sono sicura che il naturalista possa essere applicabile al mondo femminile. Anzi, direi proprio di no. Non penso che vi sia mai capitato che una ragazza vi dicesse: "No no, non usiamo nessuna precauzione che mi fa schifo."
Il naturalista é contrario ad ogni tipo di precauzione. Il preservativo é il suo peggior nemico: non gli piace, non sente niente, gli fa schifo orrore e ribrezzo, rovina tutto, e poi tanto lui sa quand'é il momento giusto, e poi, soprattutto a cosa serve?
Serve che tra 9 mesi non voglio nessun bambino tra le palle e nessun deficiente da rincorrere per fargli sapere che lui e il suo essere naturalista, guarda un po', hanno dato i loro frutti.
E non ci terrei nemmeno a scoprire di aver preso, che ne so, una forma rarissima di demenza che si trasmette solo da rapporti sessuali non protetti.

Ecco spiegati gli 8 momenti peggiori che possono capitare in camera da letto.
Le situazioni in cui vorreste essere in camera da letto, oh sí, ma a dormire soli e tranquilli, senza nessuno che vi metta una mano sul culo mentre dormite pacifici e contenti.
E soprattutto, ecco spiegate le situazioni in cui "piuttosto di stare con uno di questi mi arrangio." 
O pratico un sacco di astinenza.

domenica 11 settembre 2011

Manuale d'amore disperato- Si inizia da qui

Tornata a casa in vacanza ho visto le mie amichette. E con le amichette si parla sempre così tanto che non ti accorgi nemmeno che ad un certo punto si è fatta una certa e dovremmo parlare ancora di molte altre cose, ma finiamola qui.
Nelle serate lacustri sul Lago di Garda che erano due anni che me le perdevo, con il vento fresco che agita le gonnelline estive, i piedini nudi con i sandali, finalmente senza calze e con un colorito tendente all'abbronzato perché, Dio grazie, è estate, si è parlato di un sacco di cose: futuro, studi, lavoro, amore, non amore, stronzi vari, sesso.

Perché noi donne di sesso parliamo. Parliamo un sacco di sesso, in realtà. Che voi uomini non pensiate di essere gli unici ad avere il diritto di parlare delle vostre prestazioni.

Noi donne ne parliamo, ma di solito ci soffermiamo su quei dettagli che gli uomini evitano accuratamente.
Ci dobbiamo mettere un po' di romanticheria anche lì, e allora parliamo di cosa ci siamo detti prima e dopo, e il durante si insomma, sono anche un po' fatti nostri.
Ci limitiamo a dare dettagli generici senza bisogno di molte parole: "Dotato?" "Eh." "Ma tipo quante volte?" "Eeeh." "Oh mio dio!!!" 
Seguono sorrisetti complici e risate che fanno pensare che la nostra amica si sia divertita molto la sera precedente.
Tutto questo se la serata è andata bene. Se la serata è andata male, allora noi ci mettiamo anche i dettagli, quelli cattivi e inaciditi che sono una rivincita contro tutti quei: "No, bella lei. Tette piccole/culo grosso/cellulite/doppie punte a parte" degli uomini.

Tutto ebbe inizio da una frase, uscita dalla bocca di una mia amica una sera davanti ad un mojito: "Io, se non faccio sesso dopo un po' non ci penso più, non mi va più".
E io ho aperto tutta una discussione sul fatto che non è possibile.
Non è possibile non pensare al sesso, e non volerlo fare è altrettanto impossibile. Perché: fa bene, ti fa sentire meglio, ti fa sentire pure più figa perché insomma, qualcuno che mi vuole c'è. Per non parlare di come si dorme bene dopo aver fatto sesso. I migliori sonni della mia vita.
Per non parlare del fatto che poi si è più rilassati e si sorride di più, che altrimenti mica useremmo la frase: "Quella\o dovrebbe fare più sesso" per niente.
Per concludere con il fatto che è un esercizio fisico mica da poco, e anche uno dei metodi migliori per combattere le maniglie dell'amore.

E quindi, dopo aver ascoltato tutti questi discorsi davanti a grandi bicchieri di Sangria e a Spritz di proporzioni cosmiche, ho raccolto il tutto e ho creato per l'occasione Manuale d'amore disperato: tutto quello che tutti noi dovremmo sapere (forse si o forse no) sul sesso e sulla complicata relazione uomo-donna-letto-baci.

Il Manuale sarà diviso in due parti:
1-Manuale d'amore disperato- Questione di camere da letto;
le peggiori esperienze che possono capitare in quella camera dove, oltre a dormire, si fa pure dell'altro. Anche se a volte sarebbe stato meglio dormire e basta.
2-Manuale d'amore disperato- Questione di sbaciucchiamenti; 
dal primo all'ultimo bacio, i problemi logistici, i baci più brutti e il perché ultimamente nessuno bacia più nessuno a meno che non ti prenda la faccia e ti spiaccichi la mia bocca sulla tua con molto amore, chiedendoti poi: "Oddio, forse non volevi?"


Tutto questo nella speranza che, se mai dovesse capitarvi una delle cose raccontate qui di seguito, potrete sempre riderci su, e pensare che non siete mica soli, no no: c'è a chi è capitato pure di peggio.

sabato 10 settembre 2011

Stalkerami anche tu

Qualcuno avrebbe dovuto avvisarmi che poi un giorno, dal nulla, arrivano loro: i fan (e a loro va un grazie e grazie mille , ma veramente grazie e ancora e ora basta).
E insieme ai fan i commentatori al vetriolo (e a loro va un fatevi una vita che ne avete un gran bisogno).
E pure gli stalkers (e loro va questo post).


"Ho trovato il tuo contatto tramite questo che ho visto che conosci perché scrivi lì e allora ho pensato di aggiungerti perché mi sembri carina e simpatica e tra l'altro scrivi benissimo. Vuoi che usciamo?"
Magari la prossima volta con un punto e virgola e un punto e un due punti usciamo.

"Ho letto il blog! Mitico! Giovedì vengo a Londra, non è che hai un posto dove posso stare?"
Non è che si mi dici -ho letto il blog mitico- hai un posto assicurato in casa mia.
Almeno impegnati un po' di più. Esagera con questi superlativi, ecco.

"Ciao! Ho visto che vivi a Londra. Mi dici dove posso trovare lavoro?"
Aprirò prossimamente un'agenzia di collocamento chiamata "Le faremo sapere". Ti farò sapere.


"Sono venuto a cercarti su Facebook per vedere se eri figa."
Fossi figa frequenterei il locale giusto, fossi figa conoscerei la gente giusta. Fossi figa sarei la regina dell'adduttore.


"Ho pensato fossi un cesso  visto il tuo punto di vista sugli uomini. Poi ho visto la foto e se vuoi ti porto fuori a cena."
E' per gli uomini come te che io scrivo quello che scrivo. E comunque, che pensiero. Che dolce. Ma a cena con te anche no.

"I am shy to talk to you... How are you?" (Firmato: persona sconosciuta londinese.)
Io sto bene, timidone.

"Dovremmo incontrarci."
Dovremmo, o forse potremmo (non farlo).

"So che la migliore notte sarà quella che passerò con te." 
Quest'ultimo ovviamente non si riferisce a passare una notte con me giocando a scacchi. O a ruba mazzo.

"Ti ho googolata per vedere chi eri e cosa facevi... cazzo. Sei famosa, cioè hai un sacco di pagine su Google. Ma poi li metti tutti sul blog quelli che ti scrivono cose assurde?"

Ovviamente si.

"Dimmi se ti infastidisco, ok?" "Guarda per ora direi di no..." "Bene, non vorrei passare per uno stalker. Senti ma dove vivi? E con chi? E da quando vivi lì? E che lavoro fai? E sei fidanzata?"
"... mi stai prendendo per il culo?"

domenica 4 settembre 2011

La solitudine delle grandi città

"E allora, com'è tornare?"

"Sai che non lo so. E' strano. E' come realizzare che cosa ti manca, che cosa non hai e che cos'hai ottenuto. Non tornavo a casa da 5 mesi. 
Ci sono delle cose che mi mancano, delle cose che non mi mancano, delle cose che quasi non mi ricordavo.

Ci sono le serate con le amiche, le chiacchiere con le sorelle prima di dormire, le passeggiate e i disegni con nipote, il sole che ti scalda le ossa. Papà che legge il giornale. Mamma che mette a posto i fiori. 
Fare la spesa con mamma parlando del più e del meno. Guidare la macchina. 
Gli abbracci alla mattina e rientrare di notte senza fare rumore che sennò svegli tutti. Svegliarti e sentire che c'è sempre qualcuno che parla o che si muove in casa. 

E' che quando torni, ti accorgi che dove vivi ora stai bene, e non torneresti indietro. E che la vita nella tua città non cambierà mai, sarà sempre lì e tu puoi tornare quando vuoi
Ma ti accorgi anche che più persone ci sono accanto a te e più grande è la città, più, porca miseria, ogni tanto ti senti sola."