giovedì 18 agosto 2011

One holiday

Dopo mesi e mesi di spremitura cerebrale, spremitura di fegato, colloqui, stress, scadenze, lavori da portare a termine, concerti, articoli da scrivere e da pubblicare, uomini idioti, IO vado in vacanza. 10 giorni.
VACANZA. 

Io non uso la parola ferie: voglio ancora convincermi che sono teenager, e mi sto prendendo le vacanze, dalla scuola, dai professori stronzi, dai compagni di classe e dai compiti in classe.
E allora mi sto prendendo una vacanza da Londra, dal caffè on the go che sono in ritardo, dal mio computer e dalle luci gialle dell'ufficio, dalla pausa pranzo al microonde, dalle pinte post lavoro che poi diventano serate di martedì e malessere il mercoledì, dalle corse per prendere gli autobus e dal restare spiaccicata nella tube.

Vado in vacanza. E voglio solo abbronzarmi che sembro un cadavere, dormire, giocare con nipote, cucinare con madre, sparlare con le amiche, nuotare. Spegnere il cervello per 10 giorni.

Il Bloggo resterà attivo e propositivo, non preoccupatevi.
Ma ora non ho molto tempo di parlare di quello di cui vorrei parlarvi realmente (e si spazia da: fidanzati part time, figure di merda, postumi, uomini eccetera eccetera), che devo tra le altre cose fare una valigia, uscire a cena a festeggiare alcune buone notizie, svegliarmi alle 5 per prendere un aereo, vedere di non dimenticarmi nulla, svegliarmi domani mattina.

Ecco, io vado in vacanza allora, eh.
E vi dirò, le vacanze non me le sono mai sentite così meritate in vita mia.
Ed è per questo che suppongo le apprezzerò ancora di più.

Quando ti meriti qualcosa, te lo meriti. Nient'altro.

martedì 9 agosto 2011

Riot Act

Vi dirò, che l'altra mattina quando mi sono alzata pensavo a tutt'altro rispetto a quello che stava succedendo nella città in cui vivo da un anno. In questa città che mi ha dato mille idee e possibilità. Che sa essere cattiva e dolce allo stesso tempo. Che sa farti sentire sola e un secondo dopo non più. Che sa farti sorridere e incazzarti.
La città in cui ho scelto di vivere perché mi fa essere viva.

Non avevo capito la gravità della situazione. Non avevo capito quanto era latente questa battaglia.

Avevo un po' di postumi quando mi sono svegliata domenica mattina. Mi sono dimenticata di guardare il sito della BBC.
E di certo non pensavo che nella notte si fosse scatenato quello che si è scatenato.

Britons are on fire. London is on fire. Scene apocalittiche.
E' il "Teen age riot" di cui parlavano i Sonic Youth nella loro canzone. Anche se forse chi sta facendo la battaglia nemmeno lo sa.

E' la rabbia di tutti quei teenager dei quartieri lontani ma non troppo da Londra, lontani dalla ricca City, dai tacchi alti e dalle Ferrari. Dai soldi della finanza e delle banche, dalla vita facile.
E' la rabbia di tutti quei teenager  incappucciati e mascherati che rubano, distruggono, giocano con il fuoco e con la città come fosse fatta di niente, come se fosse fatta di carta.
E giocano con tutto quello che non è loro, prendono quello che non hanno mai avuto, senza ritegno. Distruggendo. Saccheggiando. Bruciando.

E' la rabbia di tutti quelli che sono stati messi da una parte, emarginati, che vivono ma vivono a fatica, che non hanno prospettive. Perché nella loro vita manca sempre qualcosa. E quel qualcosa che manca viene spesso riempito dalla violenza.
La rabbia di alcuni di quelli che dopo un inizio pacifico, con una protesta contro la morte di uno di loro, di uno che veniva da una delle centinaia di migliaia di gang delle periferie londinesi, ora, con quel pretesto, stanno mettendo a ferro e fuoco la città.
Disprezzando e distruggendo ogni cosa gli si faccia davanti.

Tre giorni.
Sabato: Tottenham, Wood Green, Islington.
Domenica: Brixton, Enfield, Oxford Circus.
Lunedì: Hackney, Peckham, Croydon.

E se ci sarà un quarto giorno, cosa succederà?

E la polizia, dov'è? Cosa fa? Picchia, ferma, oltre 225 arresti. Corre con le macchine, marcia con i manganelli per le strade di una Londra che sembra uscita da quelle canzoni dei The Clash e dei Sex Pistols.
Anarchy in the Uk e London is burning.
E' abbastanza per fermare tutta questa rabbia?

Si da la colpa ai social media. Alla tecnologia. Ai cellulari e ai ragazzini che sanno mandare messaggi così in fretta, milioni di messaggi. Ai Blackberry. Si da la colpa a chi ha sparato. A chi ha lanciato la prima bottiglia. A chi ha dato il primo cazzotto.
Si da la colpa e si parla. Mentre loro continuano ad andare avanti imperterriti con la loro rivolta.

La mia vicina è scappata alle 10 da casa sua con la famiglia, in macchina, correndo.
I miei amici sono chiusi in casa, allibiti e ammutoliti davanti alle immagini che scorrono alla tv.
Un mio amico è chiuso nel suo pub da qualche ora. La battaglia è arrivata a Portobello. Si sposta verso Camden.
Io sono chiusa in casa, sento sirene della polizia, voci in lontananza e elicotteri.

Mentre io non dormirò sonni molto tranquilli, la battaglia si sposta in giro per le città dell'Inghilterra.
Li chiamano London riots. 2011.

"So who’s to take the blame for the stormy weather
You’re never gonna stop all the teenage leather and booze
It’s time to go round
A one man showdown
Teach us how to fail
We’re off the streets now
And back on the road
On the riot trail."

sabato 6 agosto 2011

Sposati ma non troppo

Giovedì c'è stato il summer party aziendale.
Il bello di lavorare per una grande azienda internazionale, è che i party aziendali sono grandi quanto l'azienda stessa.
Dev'essere una questione di orgoglio. Se l'azienda è grande, non può organizzare party da quattro centesimi in un pub con due birre e un gruppo sconosciuto che fa cover dei Beatles. O il karaoke. 
Se l'azienda è grande, organizzerà party con la P maiuscola. 

Ricordi del party in ordine sparso: a metà serata giravano vassoi pieni di shots di vodka. Io e big Boss ce ne siamo bevuti un paio. C'erano due dj tamarri che ascoltavano le tue richieste e poi mettevano il cazzo che volevano loro. Un bar aperto a tutti i tuoi desideri alcolici. Dei camerieri fighissimi. Cibo merdoso. Tassi alcolici veramente esagerati. Mi è parso di vedere anche delle ballerine di samba. Oh, si, c'erano anche loro. E un mimo all'ingresso. E della gente che giocava a sumo con i costumi imbottiti.
Verso la fine ricordo bicchieri rotti, vodka e tonic serviti nei bicchieri del vino con molta vodka e poco tonic, io che intrattengo una conversazione senza senso con il cameriere figo che assomigliava a James McAvoy, gente che scriveva con lo spray sul muro dei nuovi uffici ("Tanto va demolito quel muro" mi pare di aver sentito).

C'erano anche quintali di ormoni sparsi per la stanza: abbracci, sguardi fulminanti, mogli incazzate, mariti sposati ma non troppo, balli scatenati, colleghi molesti. Camerieri fighissimi. Ah, no, l'ho già detto.

Insomma. E' stata una festa molto impegnativa. Con dei dialoghi molto impegnativi. Con l'omissione del verbo essere sposati da parte del 99% della popolazione maschile presente al party. 
Segue esempio:

"Sai, vivo molto lontano da Londra."
"Come mai? Dovresti venire a vivere in città. Si sta bene."
"Eh, ho tre cani, non posso farli vivere in appartamento."
"Scusami, e chi te li guarda i cani questa sera che chissà quando torni?"
"Ehm, mah, no ho UN AMICO CHE MI FA DA DOGSITTER quando torno tardi."
"Ah,beh, che gentile."
"Ma tu sei fidanzata?" "No. E tu?"
"No no."

Venerdì mattina. Mal di testa pulsante causa vodka. Sonno. Postumi.
La mia collega mi guarda e mi dice: 
"Quanto parlavate tu e tizio ieri. Se ti avesse visto sua moglie. E' gelosissima...."
"SCUSA, QUALE MOGLIE?"
"Non te l'ha detto, è sposato con un figlio. E ha tre cani."
"Ah, ma dai. Allora la moglie deve essere il famoso amico che fa il dogsitter ai tre cani."

Apro Skype sul mio computer. Tizio inizia a scrivermi.
"Come stai stamattina? E' stato bello parlare con te ieri."
"Io bene, mal di testa a parte. I cani? Stanno bene? Ma soprattutto, tua moglie, come sta?"

E niente. Non mi ha più scritto poi. Chissà perché.

giovedì 4 agosto 2011

Se sei tetesco

Del perché un'italiana e un tetesco non possono andare d'accordo.

"Ti passo il link di una band inglese molto famosa. Ti piace il rock?"
"A me non piace molto il rock."
"Cosa ascolti scusa, Justin Bieber?"
"Beh, lui fa una bella vita! Piace a tutte le ragazzine! Ora ti passo quello che ascolto. Però quelli che mi hai passato non mi piacciono."

E mi passa un link di una canzone di un gruppo, in cui il cantante ha la voce degli Hanson, ma la musica é in versione David Guetta. Una roba da vomito.
E io che gli avevo passato i The Vaccines.

All'aperitivo dell'ufficio.
"Allora, quante birre bevi, da bravo tedesco?"
"Indovina."

"Dai, non so, 5?"
Ride. E poi dice: "Di sicuro più di te."
Non sa chiaramente con chi ha a che fare, il pischello. E chiaramente non sa che lui nemmeno può ordinarsi i drink, al pub.

Oggi, nel tentativo di craccare il sistema, internet, l'illegalità, per avere più fans, non lo so, roba da nerd.
"Costanzaa, ma non hai salvato il securfont."
"EH?"
"Ti avevo detto di salvarlo!"
"No, senti, è roba da geek. Io non capisco."
"Tu sei molto più geek di me perché scrivi un sacco, blog, twitter, Facebook, Google+."

"Ehm, ciccio, tu cracchi i sistemi. Tu sei geek. Io scrivo. Al massimo sono nerd. Ma in realtà sono più stronza, che nerd." 


Via Skype.
"Com'è il tuo account Twitter?"
"@laCocchi."
"Hai scritto 14000 tweets?! Mi preoccupi! Sono tantissimi! Cioè, vuol dire che scrivi SEMPRE."

"Tu vieni da un paese dove la gente si mette le calze bianche con i sandali. E mangi i crauti. Tu mi preoccupi molto di più, fidati."
Volevo aggiungere che secondo me lui ha il poster di Justin Bieber in cameretta, e quello é molto peggio di aver scritto 14000 tweets. Ma mi sono trattenuta. Mi sembrava troppo. In un giorno.

Comunque finirà bene, perché io vado d'accordo con tutti alla fine, e poi gli voglio bene sotto sotto, al piccolo geek. E perché fondamentalmente non abbiamo nulla da dirci.
E poi finirà bene perché io ho un blog. Che lui, ovviamente, non capisce.

mercoledì 3 agosto 2011

La legge della Cocchi

La legge di Murphy sapete tutti che cos'è.
Non ve la sto li a spiegare che avrei anche un certo sonno che sono andata a correre, è una certa ora e vi ricordo che io ho una certa età, e ho smanettato tutto il giorno con siti internet a cercare link e non so nemmeno io cosa stavo facendo.

Dimenticatevi della legge di Murphy. Qui si parla della legge della Cocchi, che sarei io. Ed è più che altro sinonimo di grande sfiga.
Perché in realtà anche la legge di Murphy si basa sulla sfiga. Mica su calcoli astronomici di allineamento di pianeti nel momento X.
E' solo che sei sfigato. E quando ti cade la fetta di pane imburrata, cade sempre dalla parte del burro e sporchi pure il tappeto.

Ma passiamo ad alcuni esempi pratici in cui applicheremo la Legge della Cocchi.

Per la Legge della Cocchi, quando vuoi mangiare una cosa leggera e decidi quindi di prendere una zuppa, un'insalatina, un cous cous, uno yogurt, della frutta, quella "cosina leggera" vi rimarrà indigesta più dello stufato al brasato cotto 22 ore con polenta, o di 82 costolette alla salsa barbeque.
Un po' come la zuppetta che mi sono mangiata stasera per stare leggera. Che probabilmente digerirò a Capodanno 2029.

Per la Legge della Cocchi, quando incontrate un uomo fichissimo (donna se siete uomini), capita sempre nel momento in cui siete dei cessi da competizione: appena usciti dal lavoro, usciti per caso di casa a prendere la Coca cola per digerire la robina leggera che avete mangiato,quando avete appena finito di fare sport.
Come il tipo che ho visto sabato. Che mi ha sorriso mentre io cercavo di riprendere fiato mentre facevo jogging al parco. Sudata, rossa in faccia. E lui era bellissimo. E lui poi è andato a parlare con una inglese scosciata non sudata e puzzolente come me.

Per la legge della Cocchi, se ad un party 2 bei ragazzi vi chiedono il numero di telefono, in 2 non vi chiameranno mai più. 
Forse ai 2 tizi di giovedì scorso mancavano dei numeri da giocare al lotto.

Per la Legge della Cocchi, quello che volete mettervi da vestire quel giorno li è sempre da lavare. E le calze sono sempre spaiate. Pure le mutande.

Per la Legge della Cocchi, quel brufolo grande come Eyjafjallajokull che vi è spuntato, è spuntato proprio il giorno di un appuntamento galante.
Mica un giorno a caso sfigato come un altro.

Per la Legge della Cocchi, ogni volta che decidete di offrire qualcosa da bere, quello è sempre il giro che costa più di tutti.

Per la Legge della Cocchi, ogni volta che andate in bagno in ufficio, in un locale, ovunque voi siate, e scegliete con cura quale bagno usare (ma fate in fretta che avete bevuto 3 pinte e la birra si sa che effetti collaterali ha, e il caffè pure e pure la Coca cola al cinema), il bagno che scegliete sarà sempre quello senza carta igienica.
E porco giuda, per la Legge della Cocchi, quando ve ne accorgete sarà sempre troppo tardi.