mercoledì 29 giugno 2011

Cose che non sai di me

"Come fai ad essere sempre così felice?"
 

"Una volta non lo ero, così felice."


"Come fai a sorridere sempre?"

"Una volta sorridevo di più. Per nascondere cose che gli altri non dovevano sapere."



"Come fai ad essere sempre così positiva?"

" Sono passata
 dal lato oscuro, per assaporare la vera positività. Sono passata da quel lato in cui le lacrime scendono casualmente, da quel lato nero che non ti fa voler vedere nessuno, mai. Dal lato in cui vorresti stare a letto tutto il giorno, tutti i giorni. Da quel lato che ti fa litigare con tutti. 
Da quel lato in cui dici che sei felice, ma in realtà dentro vorresti morire. 
Ci sono cose che di non sai di me. Magari un giorno te le racconto. 
Sono parte di quello che sono oggi."


domenica 26 giugno 2011

Ma che scherzi?

"Forse mi stanno prendendo tutti per il culo e io non ci ho capito niente."

"Forse è solo che non hai capito come vanno le cose."

"Forse è solo che ci provo anche troppo a far funzionare il tutto."

"Magari dovresti fottertene."

"Già."

"Già."



giovedì 23 giugno 2011

Regole d'oro

Io della vita per alcune persone non ho capito niente. Per altri invece ho capito un sacco di cose.

Io in realtà non sono molto convinta. Anzi, secondo me la mia vita è un gran casino di idee, cose, progetti e discussioni che poi restano li e non prendono mai il via per una serie di ragioni a me sconosciute. E probabilmente dal fatto che non ho mai quelle botte di fortuna che ci servono in determinati momenti della vita.

Ho compiuto ventisei anni, faccio la barista scrittrice squattrinata a Londra, sono allergica ad ogni singolo tipo di ufficio e penso che nelle macchinette del caffè si nascondano i mostri, e che gli uffici sappiano di fotocopie e penne biro abbandonate, di voglie nascoste e ticchettio di tastiere mono-tono.
Sono l'ultima persona da cui farsi dare dei consigli sul come farsi una vita rilassata e con una buona percentuale di soldi in banca. Perché non sono mai rilassata e il mio conto in banca piange ogni mese.
Ma l'altra settimana ho sognato mia nipote, che ha un anno e tre mesi, che mi chiedeva, a dieci anni compiuti, come si fa a diventare grandi.
E non ero nemmeno ubriaca quando sono andata a letto.

Io non ci ho capito nulla, di come si diventa grandi.
Non so come ci si trova il fidanzato perfetto, e anzi, incontro ogni volta qualcuno peggio di quello prima.
Per non parlare di trovare il lavoro perfetto: sono passata da voler diventare dj al voler diventare giornalista e nel frattempo sono scappata di casa per lavorare a Londra.

Non so come ci si diplomi e poi ci si laurei con il massimo dei voti. Io sono sempre stata quella del minimo.
Non ho capito come si sorride quando non vuoi sorridere. E a chi non vuoi.
Sono incapace di fare finta che le cose vadano bene. 

Non ho mai capito come ci si mette a dieta.
Rientro in quella categorie di persone che non è capace di vivere giorno per giorno.
Io vivo mezza giornata, e due ore dopo che mi sono svegliata mi chiedo che cosa farò il mese prossimo e quello dopo ancora, che cosa voglio fare della mia vita quando che ne so, avrò quarant'anni.

Insomma, non so un sacco di cose. E non so se sia perché alla fine a ventisei anni, come dicono, sei giovane, ma non è vero, alla fine non sei poi così tanto giovane.
Hai passato un quarto di secolo su questo pianeta + 1 anno.
Ne dovrai sapere qualcosa, dovrai sapere cosa vuoi, che cosa vorresti fare, dovrai sapere quali sono le regole per vivere. Le tue regole.
Dovrai aver capito qualcosa. Altrimenti in tutto questo tempo, cos'hai fatto?

Io non so come si fa a diventare grandi di preciso. Lo sto facendo un po' a caso. Un po' come viene.
So più o meno le mie regole. Che saranno giuste o sbagliate, ma chissenefrega.
A me piacciono.

-I soldi non sono mai abbastanza, ma io li spendo uguale.
E se ne guadagni troppi, e lavori troppo?  Alla fine ogni venerdì sera torni a casa, senza molti amici, con altro lavoro da fare, ma con un conto in banca pieno che non sai come spendere e non realizzi che ti stai perdendo cose per guadagnare cose.

Compra tutti i biglietti per i concerti che vuoi, viaggia, prendi aerei, prendi treni, sporcati le mani sull'autobus, conosci gente in nave, dormi negli ostelli, vedi posti.
Compra biglietti per mostre, teatri, compra libri, compra i cd che ti piacciono, che riascolterai quando sarai grande e magari li passerai ai tuoi figli.

Comprati una bella macchina fotografica e fotografa i posti, i momenti, gli attimi e tutti i biglietti che hai comprato. Poi attaccali al muro e guardali.
A me fanno sempre stare meglio.

-Conta sugli altri, ma un po' di più su te stesso.
Sugli amici ci puoi sempre contare, ti dicono tutti. Ma poi con il tempo impari che gli amici non restano per sempre. Gli amici qualche volta scompaiono.
Se parti, se cambi vita, se non vivi più vicino, gli amici quasi si dimenticano.


Le amicizie vanno curate, mi ha detto qualcuno una volta. Quelle vere, però, sono quelle che a chilometri di distanza, fusi orari e lavori, viaggi, presentazioni, mariti, fidanzate, nuovi amici, cene alcoliche, concerti e serate si incastrano con la tua vita perfettamente.
E per mezz'ora, dieci minuti, un minuto o una battuta, ti fanno ridere. Sempre.
Tutte le altre amicizie sono stronzate.

-Ascolta la mamma. Perché alla fine c'ha ragione.
Si si, arriva un momento in cui uno pensa che della mamma non ne può più e che palle, e mi sta sempre addosso, e non mi lascia mai in pace, e la rivolta dei teenager e non le parlo più e le parolacce e le scenate.
Ma poi crescendo, la mamma aveva ragione. Quasi sempre.
E ogni volta che penso a cosa sto facendo, mi viene in mente lei che mi dice: "Basta che ci pensi bene, prima di farlo."

-I compromessi falli con il tuo piatto di pasta.
Scendo a compromessi solo quando devo pensare se voglio mangiare 150 grammi di pasta o 500. Allora in quel caso ne faccio 300, che non sai mai.
Per il resto, i compromessi non fanno per me.

-Ascolta quello che vuoi ascoltare tu. Anche se non piace a nessuno.
Ascolta la musica che ti piace, anche se a nessuno piace e trovi uno solo che vuole venire a sentire un concerto con te, mentre tutte le galline delle tue amiche vanno a sentire la Pausini e Beyoncè e Jennifer Lopez e Raf.
Ascolta quello che vuoi, anche se poi tutti ti diranno quando ti presenti che vuoi fare l'alternativa, che vuoi fare quella che ne sa, quella che è diversa dagli altri perché non ti ascolti le solite cose. Anche se poi quando le tue amiche salgono in macchina tua sentono la musica e ti dicono: "E' uno dei tuoi nuovi gruppi sconosciuti?"

Ascolta la musica, quella che parla della vita vera e delle storie vere, mica delle canzonette d'amore e dei fidanzati che se ne vanno e di quanto amore ci sia nel mondo.

-Fai un lavoro che ti lasci vivere.
E che, preferibilmente, ti piaccia. E se non ti piace proprio tanto, allora pace. Ma almeno stai vivendo?
Mica devi vivere per il tuo lavoro. Devi vivere.

-Muoviti. Che il mondo è grande.
Uno non può passare tutta la vita in un posto, con la stessa gente e lo stesso fidanzato. Il mondo è grande. E non dico solo viaggiare. Vivi per un po' da qualche parte. Vedi come gira il mondo in quel posto li. Poi torna. Sarà tutto molto diverso.
E' che magari poi torni e non ti piace più dove stavi prima. Ma se non provi non saprai mai.

-Non dimenticarti mai chi ti ha fatto.
Non dimenticarti mamma e papà e la tua famiglia. Che può sembrare scontato, e sa tanto di catechesi del giovedì pomeriggio pre comunione, ma non lo è.
Perché gli amici vanno e vengono, e i fidanzati pure, e le storie anche, ma loro restano sempre li.

Probabilmente dirò queste e altre due o tre regole che avrò capito nel corso degli anni, a mia nipote.
Ma dato che non sono brava a parlare e verrebbe un discorso assurdo e senza senso, probabilmente le farò leggere questo post.
E speriamo che non mi chieda consigli con i fidanzatini.
In quello la zia è proprio un disastro, polpettola mia.

mercoledì 22 giugno 2011

You (sexy) thing

In questi giorni mi sento sexy come un chewin-gum masticato.

Saranno questi ormoni che continuano a litigare e non vengono appagati perché degli inglesi, tutti quelli che sono, manco uno vuole uscire con me. Sarà il cibo incredibilmente sano che ingurgito, tipo salsicce e purè e patatine fritte, o l'alcool di cui mi nutro, sarà che cosa ne so io, ma ho i brufoli.

Voglio dire, non pensate che sia ricoperta di uno strato brufoloso, ne ho due o tre. Tre o quattro. E' che ero abituata, a ventisei anni compiuti, a vederne sempre meno sulla mia faccia. E ora appena me ne spunta uno mi viene il nervoso e continuo a stare li a guardarlo, come se guardarlo aiutasse a farlo passare.
Sto li davanti allo specchio e maledico i brufoli. "Guarda sto stronzo, proprio li doveva venirmi. Maledetto."
Come se, maledicendoli, piano piano si rimpicciolissero come per magia.

Allora l'altra sera parlavo con sorella. Che ha preso da madre. E madre, se hai tipo qualcosa in faccia, sia questo qualcosa brufolo-pelo-occhiaia verde e blu- non ti dice mai: "Ma sei bella lo stesso." No.
Madre ti dice: "Che cos'hai fatto a questa faccia? Ma questi brufoli? Ma le occhiaie? Ti ho vista in giornate migliori." Ho reso l'idea?
Ecco allora l'altra sera parlavo con sorella. E le ho detto: "Sorella, mi sento un cesso con le gambe. E ho i brufoli."
E lei mi risponde con un: "Tu avrai i brufoli, ma almeno non hai i baffi, l'alitosi e il sopracciglio unico della stagista che ho in ufficio. Quella è l'anti sesso."


Io mi sono messa a ridere, ma in realtà tre nanosecondi dopo sono andata allo specchio a controllare la situazione baffi e sopracciglia. E mentre controllavo e spinzettavo il superfluo, mi chiedevo: cos'è effettivamente anti sesso in una donna o in un uomo?
Cos'è che fa si che da SEXY thing una persona diventi (sexy) thing?

Il baffo è la prima cosa che mi è venuta in mente. Il baffo per noi signorine è come la mutandina stretta per i ragazzi: ma dove vai con i baffi? Ma dove vai con quella mutandina stretta da pornodivo in pensione?

Ci sono baffi e baffi.
Chi se li schiarisce con quell'impasto misterioso, provoca danni ancor peggiori di chi se li lascia li, ad andare via con il vento, ballerini, lunghi e neri e visibili lontano chilometri.
Se ti schiarisci il baffo, questa cosa bionda e lunga diventa più visibile di ogni brufolo sulla tua faccia. E fidati, li vedono tutti. E ti prego, mai metterti contro luce.
Tu magari pensi che ti stiano guardando le labbra perché c'hai il rossetto nuovo o le labbra carnose e la bella bocca.
Ma in realtà stanno solo osservando i tuoi baffi. Che sono lunghi. E, aspetta un attimo, bianchi?

C'è un'altra cosa, peggio del baffo, unisex, che vista sulla faccia di qualcuno mi fa venire la pelle d'oca allo stomaco, mi chiude le vie respiratorie, mi trafigge il cuore: il neo peloso.
Il neo peloso è la morte del sesso. E' semplicemente disgustoso.
Peggio anche di quei 42 nei che aveva il Bruno Vespa una volta sulla sua faccia da culo.

Una volta sono uscita con una mia amica dell'università a bere un caffè. Aveva un neo peloso posizionato sul mento con un solitario, lunghissimo, nero, infinito pelo che spuntava.
Che poi mi chiedo, ma non lo vedi, il neo peloso? Ma quando ti guardi allo specchio, pensi sia frutto della tua immaginazione quell'affare li?

Ho passato tutto il tempo del caffè, che è sembrato eterno, a fissarle intensamente quel coso brutto sul mento.
Prima di andare via le ho detto che aveva una cosa in faccia, "tipo un capello" e, con un unico, gelido e cattivissimo strappo le ho tolto il pelo inguardabile. Con precisione da estetista maniaca del superfluo.
E' stato più forte di me.
Ma del resto capirete anche voi, le ho salvato la vita. Almeno fino alla prossima ricrescita.

La cura della persona, per essere sexy o perlomeno presentabile, è molto importante.
Se non ti lavi i denti dalla presa di Caporetto, cerchiamo di evitare di parlarci, e evita magari di aprire la bocca. O mettiti in bocca quattro pacchetti di caramelle menta extra forte prima di proferir parola, anche se il risultato temo non cambierà.

Se litighi con la doccia, e preferisci versarti addosso litri di profumo, penso che sia anche inutile che proviamo ad uscire insieme. Perché minimo la prima volta che usciamo per sbaglio ti faccio cadere nella doccia, ti faccio sbattere la testa, ti chiudo dentro e ti lascio li fino a data da destinarsi.

Se i peli che ricoprono il tuo corpo non mi fanno capire che cosa sto toccando di preciso, e potrei usare una spazzola per pettinarti la schiena, è giunto il momento di fare una depilazione profonda.
So che può essere doloroso, ma ne vale della tua vita sentimentale.

E poi, in fondo, ci sono le unghie. Io ve lo giuro, ho una fissa con le unghie. Soprattutto quelle maschili.

Ora, voi donne potete fare quello che volete, con le vostre unghie. Anche disegnarvi l'intera giungla satinata sulle unghiette delle manine.
Ma uomini: tagliatevi le unghie.

Io l'uomo con le unghie lunghe non posso vederlo. Ma non è che dico venti centimetri di unghia. Mi bastano pochi millimetri di troppo e mi si blocca il respiro. Mi si inarca la schiena come ad un gatto incazzato.
Puoi essere carino e dolce e simpatico quanto vuoi. Ma se hai l'unghia lunga, scappo ancora prima di darti la mano per le presentazioni.
Se poi l'unghia è anche un po' sporca, allora, per favore, piuttosto mangiatele tutte.
Ma non farmele vedere.

Quindi alla fine, dopo tutti questi orrori seriamente anti sesso, ripensando ai miei brufoli mi sento anche fortunata.
Se ne andranno, prima o poi.
Li coprirò con la cipria, con il correttore.
Li ucciderò a colpi di tea tree oil.
No, perché un neo peloso come cazzo lo uccidi?

giovedì 16 giugno 2011

Indovini alcolizzati

Londra pullula di personalità particolari.

E' zeppa di allegri matti che hanno sempre voglia di parlarti di che tempo farà nei prossimi giorni, di vecchine che ti raccontano di tutta la loro vita quando si siedono accanto a te in autobus, di casi sociali lasciati dalla fidanzata che hanno voglia di sfogarsi davanti a 18 birre parlando con la prima sconosciuta che capita, di personalità che hanno voglia di sapere che canzone stai ascoltando in quel momento li nell'iPod, di gente che vuole sapere che numero di bus aspetti, così, per sapere; di ubriachi che ti dicono che ti vogliono bene, di rompi coglioni che ascoltano la tua conversazione al telefono e poi ti dicono: "Brutta storia, eh?", come se sapessero perfettamente cosa ti è successo, di spazzini invadenti, di indovini alcolizzati che pretendono di conoscere la tua vita sentimentale.

Ogni volta che c'è uno di questi personaggi nei paraggi, stai sicura che verrà a parlare con me, che mi dirà qualcosa, che mi chiederà qualcosa, che vorrà sapere qualcosa della mia vita.
Deve essere la mia faccia. Devono saperlo che sarò gentile con loro, almeno per un po'.
Salvo poi annoiarmi e mandarli a quel paese o più semplicemente intimarli a farsi gli affaracci loro che voglio dire, Londra è piena di gente e cosa devi sapere cosa sto ascoltando IO in quel momento. E dove vado, e con chi sto parlando al telefono. E cosa leggo.

Io sono come la carta moschicida per le mosche. Li attraggo tutti questi soggetti particolari.
E' da quella volta alla stazione di Bologna che il mio destino da esca per gente mentalmente problematica mi perseguita.

Il giorno dopo iniziava l'università, nel lontano 2005. Scendo dal treno e questo punkabbestia con due cani e un leggero odore di molte poche docce e molte notti passate tra i suoi cani mi comincia a parlare. Segue dialogo:

"OH BELLA! Ce l'hai uno spiccio per il biglietto?"
"No, mi spiace."
"Una sigaretta?"
"No, non fumo."
"Un accendino?"
"Ma no. Non fumo."
"Una cartina?"
"Cazzo ma non fumo!"
"Vabbè ma che cazzo ci fai allora a Bologna. Vaffanculo."


Punkabbestia arrabbiato deve avermi mandato una maledizione.
Da quel giorno, capitano tutte a me.

E se avevo quasi dimenticato lo spazzino che era certo del mio essere lesbica, e cercavo di rimuovere quello che alle 4 di mattina alla fermata dell'autobus mi ha chiesto se ascoltavo più  volentieri Beethoven o Chopin, e quello che in metro si era messo a leggere i miei messaggi e a scuotere la testa leggendo le mie risposte, l'altra sera davanti al primo indovino alcolizzato della mia vita non ho potuto fare a meno di pensare che devo proprio essere il loro soggetto preferito.

Perché questo mi ha vista, e ha capito tutto della mia vita sentimentale. Tutto.

Sono le 2 di notte. Chiuso il pub. Io e il manager ci avviamo verso l'autobus. Ci salutiamo con bacio sulla guancia. Attraverso la strada.
Noto uno, birra in mano, barcollante, che mi fissa. Penso che sia la mia immaginazione. E invece no.
Tizio barcollante con birra in mano punta dritto verso di me. Dritto verso di me. Per quanto poteva sembrare dritto con tutto quel barcollamento.

Io cerco di camminare più veloce, quello mi punta. Mi ferma. E inizia a parlarmi.

"Lui ti vuole."
"Cosa?!"
"Quello la, quello che hai salutato. Lui
 ti ama. YOU GO FOR IT." Tradotto anche in italiano con: "CORRI A FARTELO."
"Ehm, non penso proprio."
"Ma cosa dici. Quello è perso. Fattelo. Divertiti. Poi fammi sapere."
"QUELLO E' GAY."
"Dici? Ma va. No. Voi vi amate. Lo sento."


Lui lo sentiva, capito. Lui sentiva che io e il manager dichiaratamente gay ci amiamo.
E io sentivo che dopo due passi quello avrebbe vomitato.
E infatti, oh. Indovina?

venerdì 10 giugno 2011

Cortesie albioniche

Lavorare a stretto contatto con la gente è una cosa molto difficile.
Devi sorridere ed essere gentile e carina se hai le tue cose e sei piegata in due dai crampi, se il fidanzato ti ha mollato telefonicamente, se la sera prima ti sei bevuta 18 pinte e 5 mojito e hai un mal di testa che la metà della metà basterebbe, se dovresti essere a una festa\un concerto\un appuntamento galante e invece sei li a servire la gente che finisce di lavorare felice e contenta.

Devi essere gentile e carina qualsiasi cosa succeda: anche quando il cane carlino merdoso lasciato a giocare in mezzo ai tavoli t'ha fatto inciampare e tu sei quasi ruzzolata per terra, ti sei stirata diciotto muscoli ma sei rimasta in piedi. E hai salvato la cazzarola di Ceasar Salad che avevi in mano. E allora sorridi soddisfatta.
Salvo poi accorgerti che l'uovo che stava nel piatto sopra all'insalatina è tragicamente volato nel cestello del ghiaccio del tavolo di fronte.

Devi essere carina quando i gentili clienti chiedono se possono stravolgere gli ingredienti nei piatti dei menù, se possono avere il salmone cotto al sangue. Il salmone. Al sangue.
Se possono avere le uova strapazzate con il prosciutto di Parma. "Non c'è sul menù, non l'abbiamo." "Ma non c'è modo per averlo?"
Potremmo provare con le tue chiappe.

Devi essere carina e sorridente davanti a tutti gli albionici, che sanno essere esageratamente educati o esageratamente maleducati.
Alcuni sanno essere così educati da imbarazzarti, tutta un'esplosione di "grazie, grazie mille, no veramente, GRAZIE MILLE, cena perfetta, posto incantevole, servizio eccellente, cibo delizioso, presentazione fantastica"che dopo un po' sembra quasi ti prendano in giro tutti i ringraziamenti e sorrisi e complimenti che ti fanno.

Altri sono dei cafoni che probabilmente l'educazione l'hanno gettata nel water. E, se si sono ricordati, han tirato lo sciacquone.
Alcuni per richiamarti ti sventolano il tovagliolo come fossi un cagnolino, altri ti urlano "SCUSI!" mentre stai parlando con un altro tavolo. Altri agitano bottiglie vuote per farti capire che ne vogliono un'altra.
Alcuni perdono i cani nel pub e ti chiedono: "Scusa, puoi andare a prendere il mio cane? Mi è scappato dentro al pub." "Te lo porto a fare un giro anche?"
Altri ancora hanno il tempismo perfetto, e mentre cammini con i piatti in mano ti chiedono: "Possiamo ordinare?" 
L'altro giorno ho guardato questa e le ho detto: "Tieni tu i piatti mentre scrivo cosa vuoi ordinare?" 

Ma gli inglesi sono cortesi. E si preoccupano sempre delle persone che lavorano.

E allora nel bel mezzo di una domenica caotica, piatti in mano e mal di testa, gente che ti chiama, cose che ti devi ricordare, bottiglie di vino agitate da svariati tavoli, cappuccini da rifare perché il latte non è abbastanza bollente, fighette di gomma che ridono sguaiate, in tutto questo c'è LUI.
Che insieme ai suoi amici riccastri e alle fidanzate con anelli di fidanzamento grossi come dei barattoli di Nutella da un kg, ha passato tutto il pomeriggio a tempestarti di richieste, di domande, di tovagliolini sventolati per ricordarti che lui deve avere la priorità su tutto perché ha prenotato il tavolo.
Mica come gli altri comuni mortali.

C'è lui, che dice: "Vorrei una apple pie. E un cappuccino con il latte parzialmente scremato. Ce l'hai quello magro? Perché lei (indica la fidanzata, figa di gomma magra impiccata che picchietta cose sul cellulare) è a dieta. Ma quando hai tempo, eh. Non c'è fretta. Che tanto oggi è una domenica rilassatissima. E poi fammi un sorriso, dai!"

E in tutto questo ci sono io. Con la mia maglietta rosa shocking che mi sta una merda, mi fanno male i piedi, ho il mal di testa, devo scrivere e non ho tempo perché sto qui a lavorare, perché magari avessi un conto in banca come il tuo; quello stronzo del mio non fidanzato è sparito da tre giorni, ho le mani zozze e mi è appena caduto sui jeans un vasetto di ketchup. Mi pagano poco, è domenica, e io sto a sentire te.
"La apple pie è finita. Oggi è domenica e io sto lavorando. E ho lavorato sabato sera. E venerdì sera. E stasera lavoro. E il latte parzialmente scremato non ce l'ho. Quello magro nemmeno. Solo grasso, sai, il latte grasso? Ecco. Starbucks se vuoi è dall'altra parte della strada.
E per il sorriso ripassa quando magari non mi hai stressato tutto il pomeriggio con i tuoi "SCUSI, SCUSI, SCUSI." Ok?"


Ve lo giuro: mi ha lasciato 20 pounds di mancia.
Penso l'abbia fatto perché il servizio è stato impeccabile.
O perché se me ne lasciava di meno lo rincorrevo e lo prendevo a cappuccini in testa.
Rigorosamente fatti con latte magro.