"Ciao, sto cercando un paio di pantaloni per correre. Ma di cotone, tipo. Non di quelle fibre strane tipo LATEX o cose del genere."
"Di latex direi proprio che non abbiamo niente."
"Ah, bene."
Perché nel mio mondo si corre con i pantaloni di latex, la frusta, i tacchi 14 cm e le tette, che non ho, al vento.
"Ma che bello, sei incinta? Quando partorisci? Maschio o femmina?"
"Ho partorito sei mesi fa, veramente."
Perché nel mio mondo due tette enormi, ma veramente enormi, corrispondono all'essere incinta.
"Ciao Matteo! Come stai, tutto bene?"
"Veramente sono Marco."
Sai che differenza. Pure te, che puntiglioso. Siamo solo usciti a prendere un aperitivo. Due volte. Che palle.
"Quello stronzo pezzo di merda di Gallerani (mio professore di Estimo all'università, famoso per avermi bocciato penso una ventina di volte), se lo vedo gli tiro un calcio nelle palle, lo meno. Io gli brucio la macchina a quello. Dovrebbe fare più sesso, ecco cosa c'è. Ecco perché è così. Ma chi vuoi che se lo pigli quello."
"Buongiorno a tutti."
"Ah, salve professore. Ma era seduto dietro di me? Ah. Ok."
Per passare l'esame ci siamo dovuti mandare a fanculo.
"Ma dai, scusa, che nome orrendo è Chantal. Veramente grezzo. Terribile. "
"Mia sorella si chiama Chantal."
"Ma dai."
"Comunque la Lancia Ypsilon è sempre guidata da donne che non sono molto capaci di guidare, eh. E per un uomo fa troppo gay, dai."
"Io ne ho comprata una ieri."
"Ah, ma dai. No vabbè, ma è carina, eh."
Perché io e le figure di merda andiamo a braccetto.
martedì 31 maggio 2011
lunedì 30 maggio 2011
Probabilità di una casualità
"Questa città mi fa pensare."
"A cosa?"
"Alle persone. Al tempo. Alle casualità e alle possibilità. Alle decisioni."
"Già. Sai ogni giorno quante persone si passano vicine, si incontrano, si scontrano. Quante sono le possibilità che ci si incontri al momento giusto, nel posto giusto? Che si diventi amici, amanti, fidanzati?"
"Quelle di una casualità. Non lo so. Quelle del tempismo perfetto, della parola giusta al momento giusto. Perché magari quello che dici non è quello che l'altra persona vuole sentire. E allora rovini tutto quello che poteva esserci.
E se avessi detto un'altra cosa, come sarebbe andata a finire? E se vi foste incontrati in un momento diverso della vostra vita, come sarebbe andata?"
"Non lo puoi sapere. Come quando prendi una decisione. Quante certezze ha, una decisione? Sei sicuro di quello che stai facendo all'inizio, perché hai deciso che in quel momento la tua vita deve cambiare così, deve andare in quella direzione. E poi, mentre stai percorrendo la decisione che hai scelto, cominciano a venirti i dubbi, le domande, ti chiedi perché l'hai fatto. Se hai fatto bene o male.
Devi ripercorrere sempre i tuoi passi, per essere certo di quello che hai scelto: devi escludere di voler tornare indietro."
"Dev'essere la solitudine che ti danno le grandi città, che ti fa pensare al tempismo, alle decisioni, alla casualità.
E' quella sensazione di dividere una parte della tua vita con qualcuno che hai conosciuto in quel momento perché ti trovavi li e non la, a fare quella cosa li invece che un'altra, e che ti fa pensare "Guarda che caso che ci siamo incontrati in questa città così grande, piena di gente che pensa alla propria vita, che corre da qualche parte, che non ti guarda mai. Tra tutti, ci siamo incontrati io e te."
Perché nelle piccole città incontrarsi è più facile. Scontrarsi anche. Perché nelle piccole città qualcuno lo conosci sempre.
E' quella sensazione che si ha nelle grandi città, quella di diventare amici, di condividere insieme a qualcuno parole, perché, dubbi, pensieri, canzoni, discussioni. E poi qualche tempo dopo scoprire che sei di nuovo da solo, che devi partire da zero di nuovo, perché nelle grandi città c'è chi parte, chi arriva, chi riparte, chi ritorna, chi se ne va e non torna più.
E' che nelle grandi città tutto scorre così in fretta che un mese sembra una settimana. Un anno, due mesi. "
"Io a volte ho paura di dimenticarmi delle persone che ho conosciuto, quelle di cui vale la pena ricordarsi. E ho paura che loro si dimentichino di me."
"Le persone che hai incontrato, quelle che ti lasciano qualcosa davvero sono come le belle canzoni, per me.
Sono come quelle canzoni che non ascolti da un po', e poi un giorno ti vengono in mente. Le riascolti e ti riportano a posti, discorsi, persone. Così sono le persone: riguardi le foto, risenti un discorso, riprovi qualcosa e ti ricordi di loro.
Le belle canzoni non te le dimentichi mai. E ti viene sempre voglia di ascoltarle di nuovo, prima o poi. Così come le persone di cui vale la pena ricordarsi."
"A cosa?"
"Alle persone. Al tempo. Alle casualità e alle possibilità. Alle decisioni."
"Già. Sai ogni giorno quante persone si passano vicine, si incontrano, si scontrano. Quante sono le possibilità che ci si incontri al momento giusto, nel posto giusto? Che si diventi amici, amanti, fidanzati?"
"Quelle di una casualità. Non lo so. Quelle del tempismo perfetto, della parola giusta al momento giusto. Perché magari quello che dici non è quello che l'altra persona vuole sentire. E allora rovini tutto quello che poteva esserci.
E se avessi detto un'altra cosa, come sarebbe andata a finire? E se vi foste incontrati in un momento diverso della vostra vita, come sarebbe andata?"
"Non lo puoi sapere. Come quando prendi una decisione. Quante certezze ha, una decisione? Sei sicuro di quello che stai facendo all'inizio, perché hai deciso che in quel momento la tua vita deve cambiare così, deve andare in quella direzione. E poi, mentre stai percorrendo la decisione che hai scelto, cominciano a venirti i dubbi, le domande, ti chiedi perché l'hai fatto. Se hai fatto bene o male.
Devi ripercorrere sempre i tuoi passi, per essere certo di quello che hai scelto: devi escludere di voler tornare indietro."
"Dev'essere la solitudine che ti danno le grandi città, che ti fa pensare al tempismo, alle decisioni, alla casualità.
E' quella sensazione di dividere una parte della tua vita con qualcuno che hai conosciuto in quel momento perché ti trovavi li e non la, a fare quella cosa li invece che un'altra, e che ti fa pensare "Guarda che caso che ci siamo incontrati in questa città così grande, piena di gente che pensa alla propria vita, che corre da qualche parte, che non ti guarda mai. Tra tutti, ci siamo incontrati io e te."
Perché nelle piccole città incontrarsi è più facile. Scontrarsi anche. Perché nelle piccole città qualcuno lo conosci sempre.
E' quella sensazione che si ha nelle grandi città, quella di diventare amici, di condividere insieme a qualcuno parole, perché, dubbi, pensieri, canzoni, discussioni. E poi qualche tempo dopo scoprire che sei di nuovo da solo, che devi partire da zero di nuovo, perché nelle grandi città c'è chi parte, chi arriva, chi riparte, chi ritorna, chi se ne va e non torna più.
E' che nelle grandi città tutto scorre così in fretta che un mese sembra una settimana. Un anno, due mesi. "
"Io a volte ho paura di dimenticarmi delle persone che ho conosciuto, quelle di cui vale la pena ricordarsi. E ho paura che loro si dimentichino di me."
"Le persone che hai incontrato, quelle che ti lasciano qualcosa davvero sono come le belle canzoni, per me.
Sono come quelle canzoni che non ascolti da un po', e poi un giorno ti vengono in mente. Le riascolti e ti riportano a posti, discorsi, persone. Così sono le persone: riguardi le foto, risenti un discorso, riprovi qualcosa e ti ricordi di loro.
Le belle canzoni non te le dimentichi mai. E ti viene sempre voglia di ascoltarle di nuovo, prima o poi. Così come le persone di cui vale la pena ricordarsi."
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mercoledì 25 maggio 2011
Romanticismo 2.0
Quando questo mondo era popolato da cavalieri bellissimi e atletici che salvavano donzelle in pericolo di vita, gentaglia a cavallo in generale che salvava altre donzelle e principesse tutte carine e con le guance bianche candide e i capelli lunghi e biondi, forse a quel tempo esisteva ancora il romanticismo.
O forse esisteva ancora quando c'era la guerra e i soldati mandavano lunghe lettere d'amore alle amate,che nel frattempo mica si facevano il giardiniere o l'idraulico perché si sentivano sole, macché. Loro stavano li ad aspettare. E poi quando i mariti\fidanzati tornavano dalla guerra, si correvano incontro in scene romantiche da diabete.
Ecco forse all'epoca c'era ancora del romanticismo nell'aria. Ma che ne so.
Io so solo che il romanticismo, nell'era 2.0, fa pietà.
E' da quando gli uomini, e le donne, schifano il corteggiare che il romanticismo non esiste più.
Ora come ora, una cena insieme poi comporta, nel 95% del caso, del sesso post cena. Un aperitivo insieme, almeno un limone. Sennò che aperitivo è.
Non c'è tempo per il romanticismo né per il corteggiamento nell'era 2.0.
Ed è da quando non siamo più capaci di capire quando è il momento giusto per dire una cosa romantica, il come dirla, e soprattutto cosa dire, che il romanticismo non c'è più.
Twitter, si sa, è un popolo di stronzetti tecnologici che dicono sempre quello che pensano. E quindi alcune di queste "romanticherie" arrivano proprio da li.
Sono ambosessi, eh. Quindi donne, e uomini, prima di parlare, date un'occhiata qui. Magari capite cosa NON dire in determinati momenti.
Perché se siamo li che ci baciamo al tramonto, tu non è che ti sposti e mi dici: "Oh, mica c'hai un fazzoletto che mi cola il naso?"
Metti caso che siamo nel letto insieme.
Una persona vorrebbe sentirsi dire cose tipo "Sei bellissima\o, che bello che siamo qui" e varie ed eventuali convenevoli necessari in quel momento.
L'ultima cosa che vorrebbe sentirsi dire è: "Questa era la posizione preferita della mia ex\del mio ex." Allora, guarda, torna a farla con lei\lui, eh. Che a me è passata proprio tutta la voglia.
Oppure: "Facciamo una cosa veloce che domani lavoro."
Per fare svelti ci sono mille modi. Io consiglio l'astinenza.
L'apoteosi delle romanticherie nel letto poi è: "Dai, facciamolo ora che poi mi viene sonno."
Che romantico. E' bellissimo.
A cena poi, uno\a deve mettersi d'impegno.
Se stiamo parlando cuore a cuore, occhi negli occhi, vino nel vino e ti arriva una mail nel tuo cristosanto di iPhone, non è che mi dici: "Puoi aspettare un attimo, questa mail è importantissima."
Il cellulare ammazza la romanticheria, ricordatevelo.
Io lo metto muto quando esco a cena, e lo spengo quando sono a letto. Che non è che nel mezzo della notte, squilla il telefono: "E' l'amica della mia ex. Devo risponderle."
E mezz'ora di telefonata sul perché tu e l'altra vi siete mollati. D'un romantico. Che quasi quasi dormo.
A quanto pare ci siamo totalmente dimenticati di come si fa ad essere romantici.
E' perché è tutto troppo facile nell'era 2.0? E' perché vogliamo sempre tutto e subito che non c'è più romanticismo? O è semplicemente che non ci pensiamo proprio più, ad essere romantici? E allora invece che scriverti che avete passato una bella serata e che è stato bello vedersi, uno ti scrive: "Dovevo portarti a casa mia stasera dopo la cena?"
No. Dovevi prendere un Bacio Perugina e scrivermi una di quelle romanticherie li sull'amore, e poi farmi la domanda.
Allora magari prendevo un taxi e venivo da te.
E ti venivo a gettare una badilata di rose addosso. Sai, di quelle rose con le spine.
Quelle con le spine tipo enormi.
O forse esisteva ancora quando c'era la guerra e i soldati mandavano lunghe lettere d'amore alle amate,che nel frattempo mica si facevano il giardiniere o l'idraulico perché si sentivano sole, macché. Loro stavano li ad aspettare. E poi quando i mariti\fidanzati tornavano dalla guerra, si correvano incontro in scene romantiche da diabete.
Ecco forse all'epoca c'era ancora del romanticismo nell'aria. Ma che ne so.
Io so solo che il romanticismo, nell'era 2.0, fa pietà.
E' da quando gli uomini, e le donne, schifano il corteggiare che il romanticismo non esiste più.
Ora come ora, una cena insieme poi comporta, nel 95% del caso, del sesso post cena. Un aperitivo insieme, almeno un limone. Sennò che aperitivo è.
Non c'è tempo per il romanticismo né per il corteggiamento nell'era 2.0.
Ed è da quando non siamo più capaci di capire quando è il momento giusto per dire una cosa romantica, il come dirla, e soprattutto cosa dire, che il romanticismo non c'è più.
Twitter, si sa, è un popolo di stronzetti tecnologici che dicono sempre quello che pensano. E quindi alcune di queste "romanticherie" arrivano proprio da li.
Sono ambosessi, eh. Quindi donne, e uomini, prima di parlare, date un'occhiata qui. Magari capite cosa NON dire in determinati momenti.
Perché se siamo li che ci baciamo al tramonto, tu non è che ti sposti e mi dici: "Oh, mica c'hai un fazzoletto che mi cola il naso?"
Metti caso che siamo nel letto insieme.
Una persona vorrebbe sentirsi dire cose tipo "Sei bellissima\o, che bello che siamo qui" e varie ed eventuali convenevoli necessari in quel momento.
L'ultima cosa che vorrebbe sentirsi dire è: "Questa era la posizione preferita della mia ex\del mio ex." Allora, guarda, torna a farla con lei\lui, eh. Che a me è passata proprio tutta la voglia.
Oppure: "Facciamo una cosa veloce che domani lavoro."
Per fare svelti ci sono mille modi. Io consiglio l'astinenza.
L'apoteosi delle romanticherie nel letto poi è: "Dai, facciamolo ora che poi mi viene sonno."
Che romantico. E' bellissimo.
Se dobbiamo parlare del corpo delle donne, evitate, maschi, di descriverci come "botticelliane".
Perché non è che siamo cretine: Botticelli non dipingeva anoressiche.
Evitate di citare la cellulite, o il fatto che abbiamo qualche difetto e che dovremmo magari rifarci il naso che ha la gobba\le tette che son piccole. La prossima volta voi rifatevi il cervello.
Evitate anche i complimenti con le macchine: "Sei come una Ferrari, ma non rossa. Marrone."
Che chi cazzo se la compra una Ferrari marrone, detto tra noi.
A cena poi, uno\a deve mettersi d'impegno.
Se stiamo parlando cuore a cuore, occhi negli occhi, vino nel vino e ti arriva una mail nel tuo cristosanto di iPhone, non è che mi dici: "Puoi aspettare un attimo, questa mail è importantissima."
Il cellulare ammazza la romanticheria, ricordatevelo.
Io lo metto muto quando esco a cena, e lo spengo quando sono a letto. Che non è che nel mezzo della notte, squilla il telefono: "E' l'amica della mia ex. Devo risponderle."
E mezz'ora di telefonata sul perché tu e l'altra vi siete mollati. D'un romantico. Che quasi quasi dormo.
A quanto pare ci siamo totalmente dimenticati di come si fa ad essere romantici.
E' perché è tutto troppo facile nell'era 2.0? E' perché vogliamo sempre tutto e subito che non c'è più romanticismo? O è semplicemente che non ci pensiamo proprio più, ad essere romantici? E allora invece che scriverti che avete passato una bella serata e che è stato bello vedersi, uno ti scrive: "Dovevo portarti a casa mia stasera dopo la cena?"
No. Dovevi prendere un Bacio Perugina e scrivermi una di quelle romanticherie li sull'amore, e poi farmi la domanda.
Allora magari prendevo un taxi e venivo da te.
E ti venivo a gettare una badilata di rose addosso. Sai, di quelle rose con le spine.
Quelle con le spine tipo enormi.
giovedì 19 maggio 2011
Beer-fucio
"Qui c'è qualcosa che non va."
"Perché?"
"No, dico, va bene. Il mondo sarà popolato da idioti anaffettivi, personalità complesse, trombatori seriali e fanatici della frase "Non lasciamoci trasportare che poi roviniamo tutto". E può anche starci.
A parte che avete anche rotto le palle con questo "non lasciamoci trasportare". Ma cosa vuol dire, ma cosa volete, ma che palle.
Ma viviamo le cose come vanno, ma cos'è che dovete stare sempre li a contare le volte che ci vediamo, il perché ci vediamo, le ore ed i minuti che passiamo insieme."
"Il mondo è pieno di segaioli mentali."
"Si. Esatto. Tutti li a farsi le seghe mentali sulle relazioni. Sempre e comunque.
E poi si sa, tutte prima o poi ne incontrano uno nell'esistenza, uno di questi anaffettivi maledetti, a cui non c'è speranza di far cambiare idea. Ma io?"
"Tu cosa?"
"Io ne avrò incontrati tipo una decina in 5 mesi. Capito. Io incontro solo persone del genere. Persone che tipo usciamo per un po', tutto grande amore e cene fuori, e grandi risate e lunghe telefonate.
E poi questo prima scompare, e poi mi scrive che "se ci vediamo tre o quattro volte la settimana è troppo." E che insomma, tre o quattro volte non si può, perché dai, ti avevo detto di non lasciarci andare e invece guarda cos'è successo.
Che poi cos'è successo l'ha capito solo lui."
"Sai qual è il tuo problema? E' che tu sei esattamente come un frigorifero. Come uno di quei frigoriferi pieni di calamite, presente? Quei frigoriferi che sono pieni di calamite provenienti da ogni parte del mondo, che rompi le palle ai tuoi amici che viaggiano per averne uno da ogni posto. Ecco."
"Ok. Ho capito. Ne ho uno a casa pure io. Ma non ho ben capito perché io sarei un frigorifero, comunque."
"Ma come non hai capito? Ordinati un'altra pinta che ti spiego. E' filosofia della birra questa.
Tu sei come un frigorifero con una collezioni di calamite attaccata. Solo che invece di collezionare calamite di posti e viaggi, collezioni rincoglioniti. Idioti. Teste di cazzo. Sei un frigorifero. Con una grande, enorme, infinita collezione di calamite di teste di cazzo."
"Wow. Sei geniale. E' tipo Confucio. Con la birra."
"E' beer-fucio, cara."
"Perché?"
"No, dico, va bene. Il mondo sarà popolato da idioti anaffettivi, personalità complesse, trombatori seriali e fanatici della frase "Non lasciamoci trasportare che poi roviniamo tutto". E può anche starci.
A parte che avete anche rotto le palle con questo "non lasciamoci trasportare". Ma cosa vuol dire, ma cosa volete, ma che palle.
Ma viviamo le cose come vanno, ma cos'è che dovete stare sempre li a contare le volte che ci vediamo, il perché ci vediamo, le ore ed i minuti che passiamo insieme."
"Il mondo è pieno di segaioli mentali."
"Si. Esatto. Tutti li a farsi le seghe mentali sulle relazioni. Sempre e comunque.
E poi si sa, tutte prima o poi ne incontrano uno nell'esistenza, uno di questi anaffettivi maledetti, a cui non c'è speranza di far cambiare idea. Ma io?"
"Tu cosa?"
"Io ne avrò incontrati tipo una decina in 5 mesi. Capito. Io incontro solo persone del genere. Persone che tipo usciamo per un po', tutto grande amore e cene fuori, e grandi risate e lunghe telefonate.
E poi questo prima scompare, e poi mi scrive che "se ci vediamo tre o quattro volte la settimana è troppo." E che insomma, tre o quattro volte non si può, perché dai, ti avevo detto di non lasciarci andare e invece guarda cos'è successo.
Che poi cos'è successo l'ha capito solo lui."
"Sai qual è il tuo problema? E' che tu sei esattamente come un frigorifero. Come uno di quei frigoriferi pieni di calamite, presente? Quei frigoriferi che sono pieni di calamite provenienti da ogni parte del mondo, che rompi le palle ai tuoi amici che viaggiano per averne uno da ogni posto. Ecco."
"Ok. Ho capito. Ne ho uno a casa pure io. Ma non ho ben capito perché io sarei un frigorifero, comunque."
"Ma come non hai capito? Ordinati un'altra pinta che ti spiego. E' filosofia della birra questa.
Tu sei come un frigorifero con una collezioni di calamite attaccata. Solo che invece di collezionare calamite di posti e viaggi, collezioni rincoglioniti. Idioti. Teste di cazzo. Sei un frigorifero. Con una grande, enorme, infinita collezione di calamite di teste di cazzo."
"Wow. Sei geniale. E' tipo Confucio. Con la birra."
"E' beer-fucio, cara."
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lunedì 16 maggio 2011
Torno subito
Che non pensiate che mi abbiano rapita gli alieni; che l'alcolismo latente che mi accompagna sia diventato un vero problema e io sia stata rinchiusa in qualche clinica; che la fortuna mi abbia travolta in pieno e abbia vinto i 100 milioni di pounds in palio alla lotteria Irlandese e sia sparita su un'isola deserta (che ho comprato e ho chiamato "Cocchis"); che sia stata investita dall'amore e abbia trovato il fidanzato e mi sia sposata a Las Vegas e ora sia in viaggio di nozze in giro per il mondo.
Cazzate.
La verità è che da quando sono tornata dall'Italia, dal giorno del matrimonio reale, dal matrimonio dell'amica dove sono stata broccolata da un tizio che fa il chirurgo plastico (e mi ha parlato per tutta la sera delle signore che si fanno il botulino, mentre io mangiavo tris di primi piatti e quadruple porzioni di secondi), non ho avuto un minuto a disposizione.
E' la verità.
Otto giorni di fila di lavoro con molte poche pause e molti stronzi che avrei preso a testate o a birre in testa. E una marea di francesi che mi chiedono cose assurde con il loro accento "ùn pe cossì".
Poi sono stata investita dall'amore che è durato, aspetta, cinque giorni. Perché al quinto giorno sono rinsavita. E mi sono accorta che non era mica tanto amore. Erano più ormoni, mi sa.
Poi sono stata a due concerti: Joy Formidable, che sono più rocker che quello che crediate, e Belleruche (che troverete qui sotto) e non chiamateli francesi sono inglesi e lei ha una voce che vi spogliereste solo a sentirla parlare.
Ho speso l'inspendibile.
Mi sono fatta la frangia, che era penso dalla quinta elementare che la mia fronte assai spaziosa non veniva nascosta.
A quanto pare ho trovato l'unico taglio di capelli che mi sta bene. Solo che la frangia mi si incastra alle ciglia. E non so tagliarla.
Mi sono comprata un Blackberry nuovo di pacca, ora ogni 3x2 sono li ad aggiornare Twitter, tecnologie e nanotecnologie.
E vi dirò che c'è chi dice che il mio amore non amore sia finito perché lui ha scoperto la #cocchitwittnovela. Ovvero i tweet delle mie storie di non amore via Twitter.
Io dico, sai che perdita, caro mio.
Poi ho preso decisioni e ho pensato che è il momento di cambiare. Perché qui non è che la Chiara Ferragni\Merdagni con quel suo inglese maccheronico e le sue fotine fashion va a Cannes a fare la splendida, e io nel frattempo sto ancora qui a dare il Sunday Roast alle biondine.
Eh no, cazzo.
Il Bloggo sta per tornare. Quindi tremate gente, tremate.
Nel frattempo, due chicche musicali: una che ho scoperto una settimana fa (Belleruche), e che è diventata una droga.
Una che avevo sempre li ma avevo sottovalutato assai, e che al concerto ha scatenato la mia vera parte rocker (la prima canzone dei Joy Formidable).
Perché io vado ai concerti e vi penso sempre. A voi e alle bire che mi devo bere.
E stay very tuned.
Cazzate.
La verità è che da quando sono tornata dall'Italia, dal giorno del matrimonio reale, dal matrimonio dell'amica dove sono stata broccolata da un tizio che fa il chirurgo plastico (e mi ha parlato per tutta la sera delle signore che si fanno il botulino, mentre io mangiavo tris di primi piatti e quadruple porzioni di secondi), non ho avuto un minuto a disposizione.
E' la verità.
Otto giorni di fila di lavoro con molte poche pause e molti stronzi che avrei preso a testate o a birre in testa. E una marea di francesi che mi chiedono cose assurde con il loro accento "ùn pe cossì".
Poi sono stata investita dall'amore che è durato, aspetta, cinque giorni. Perché al quinto giorno sono rinsavita. E mi sono accorta che non era mica tanto amore. Erano più ormoni, mi sa.
Poi sono stata a due concerti: Joy Formidable, che sono più rocker che quello che crediate, e Belleruche (che troverete qui sotto) e non chiamateli francesi sono inglesi e lei ha una voce che vi spogliereste solo a sentirla parlare.
Ho speso l'inspendibile.
Mi sono fatta la frangia, che era penso dalla quinta elementare che la mia fronte assai spaziosa non veniva nascosta.
A quanto pare ho trovato l'unico taglio di capelli che mi sta bene. Solo che la frangia mi si incastra alle ciglia. E non so tagliarla.
Mi sono comprata un Blackberry nuovo di pacca, ora ogni 3x2 sono li ad aggiornare Twitter, tecnologie e nanotecnologie.
E vi dirò che c'è chi dice che il mio amore non amore sia finito perché lui ha scoperto la #cocchitwittnovela. Ovvero i tweet delle mie storie di non amore via Twitter.
Io dico, sai che perdita, caro mio.
Poi ho preso decisioni e ho pensato che è il momento di cambiare. Perché qui non è che la Chiara Ferragni\Merdagni con quel suo inglese maccheronico e le sue fotine fashion va a Cannes a fare la splendida, e io nel frattempo sto ancora qui a dare il Sunday Roast alle biondine.
Eh no, cazzo.
Il Bloggo sta per tornare. Quindi tremate gente, tremate.
Nel frattempo, due chicche musicali: una che ho scoperto una settimana fa (Belleruche), e che è diventata una droga.
Una che avevo sempre li ma avevo sottovalutato assai, e che al concerto ha scatenato la mia vera parte rocker (la prima canzone dei Joy Formidable).
Perché io vado ai concerti e vi penso sempre. A voi e alle bire che mi devo bere.
E stay very tuned.
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