mercoledì 16 febbraio 2011

What's the story, Sloaney pony?

Chelsea è il ridente quartiere in cui risiedo ora come ora a Londra.
E non è di certo perchè io guadagni centinaia di migliaia di pounds al mese, ma solo perchè sorella Petulans ha gentilmente acconsentito a darmi asilo nel suo appartamento.

Chelsea è il cuore pulsante della Londra bene: qui potrete trovare mammine alte, magre e alla moda (una versione albionica delle MA.FI italiane, insomma) che vanno a mangiare con le amiche a pranzo fuori scolandosi bottiglie di champagne, in compagnia di passeggini con dentro chiassosi e biondissimi bambini, che vengono lasciati a correre nel pub come piccoli demoni viziati; anziani facenti parte della camera dei Lord che la mattina presto vanno a fare footing nel parco; anziane signore dell'aristocrazia britannica che passeggiano cani altolocati che fanno pupù solo nelle toilette per cani; papini bell'imbusti lavoratori nella City che possiedono esemplari di Ferrari e Porsche, vestiti inamidatissimi e mocassini scintillanti.

E' in questo quartiere che risiedono i cani più fortunati di tutta la gelida Albion: pettinati, profumati, vestiti, viziati con ciotole d'acqua "con due cubetti di ghiaccio dentro. A Rupert l'acqua piace fresca." "Ma vuole un bicchiere per suo figlio?" "Ma RUPERT è il mio cane." 
Era il cane, Rupert, capito? E io che pensavo fosse il bambino. 
Splendidi cagnolini che passano la domenica al pub ad alitare e puntare piatti di gentili clienti, mentre i loro padroni leggono la rassegna stampa del giorno, invitando i Rupert del caso (sia Rupert un piccolo esemplare di maltese tutto profumato, un minuscolo e isterico Chihuahua o un grande, gigantesco alano) a sedere sui divani.

Cagnolini che vengono portati a correre insieme agli altri amici cani al parco da amorevoli dog-sitter, che li fanno saltellare e cacare, prima di compiere il duro lavoro del cane di Chelsea: passare la domenica al pub sdraiato sul divano leccacciando stancamente ciotole d'acqua con cubetti di ghiaccio.
Beati siano i cani di Chelsea.
Nella prossima vita voglio essere un maltese, e abitare a Chelsea.
E nella ciotola ci voglio pure l'oliva. E un po' di Martini bianco.

Chelsea è anche il quartiere dove risiedono le ragazze più bionde, alte e magre di tutta Albione. E i ragazzi più alti, fisicati e capelloni di tutta Albione.
E' qui che abitano gli Sloaney Ponies: i fighetti made in Uk.

Gli Sloaney Ponies (nome che deriva dalla piazza del ridente quartiere, chiamata Sloane Square) sono tutti dei gran pezzi di fichi, fondamentalmente.
Fichi con una smisurata passione per il mocassino a ciabbatta color marrone merda. Fiche con una smisurata passione per ballerine senza calze.
I ragazzi mi indossano jeans extra small, le ragazze, che sono anche proprietarie di stacchi di coscia mica indifferenti, tutte leggings e pantaloncino-ino-ino.

La vita dello Sloaney Pony è difficile e dura quasi quella dei cani posh di Chelsea: se non sono nelle loro costose università, si rintanano nei pub a bere Bloody Mary e Vodka lime e soda, e bottiglie di vino rosso di cui ignorano qualsiasi cosa. Pure che sia rosso.
"Ciao, una bottiglia di Pino con due bicchieri."
"Pinot grigio o Pinot Noir?"
"Mah, è uguale."
Allora se vai sempre dritto fuori sulla sinistra trovi un pino, verde. Che secondo me te la differenza tra un Pinot Noir e della resina mica la noti.

Se non passano la vita al pub, soprattutto le ragazze, passano la vita a fare shopping. Che vita grama.
Le Sloaney Ponies non hanno alcun problema finanziario, quello era chiaro fin dall'inizio. Giusto?

Le Sloaney Ponies, se lavorano, hanno di solito i lavori più fichi dell'universo intero: tirocini pagati alla BBC, internship di 3 mesi da Karl Lagerfeld pagati, stage in studi di avvocati che nemmeno Her Majesty si potrebbe permettere, tirocini al Times anche se non sanno nemmeno che cos'è il Times.
E uno si chiede, ma come fai, Sloaney Pony? Che poi al pub parli solo di culi da rassodare e locali e Jagermeister e Redbull? Come cazzo fai?

Sarà lo stacco di coscia. O il doppio cognome, altro segno di riconoscimento della figa UK.
O il tuo nome: Pilippah detta Pippah, Annabella detta Bella, Rebecca detta Bekks, Georgina detta G.
Come fai a dire di no ad una che si presenta e ti dice: "Hello, my name is Philippa Digby-Dubrois-Fenton?"
Alla faccia dei nostri Rossi, Bianchi e Esposito. E alla faccia mia, che mi vanto di avere il secondo cognome più lungo d'Italia.
La Pippah, in questo caso, mi fa una pippah nel vero senso della parola.

I ragazzi invece non fanno shopping, si danno allo sport: corsette, tennis, bicicletta, calcio con gli amici.
Di solito lavorano in banca, e ogni volta ti tengono li un tre quarti d'ora a rispolverarti le filiali delle banche a Londra: "Lavoro in HSBC" "Lavoro in Barclays" "Lavoro in LLoyd". Oppure lavorano nelle multinazionali del caso, e hanno iniziato a lavorare appena usciti dall'università, a 21 anni, primo colloquio, bam! Assunto in Johnson&Johnson, reparto finanza, molte molte sterline sul conto corrente.

Loro sono quelli che sbattono le carte di credito sul bancone, e hanno quel modo così irritante, con un pizzico di sufficienza, di parlare con chi non lavora in banca-da Karl Lagerfeld- non si chiama Pippah Sti-grandissimi-cazziemazzi.

Poi arriva il venerdì, weekend: litri e litri di alcool, sigarette, un po' di droga, limoni in discoteca.
E il Kensington Roof Gardens. Dove sono andata anche io, questo venerdì.
A fare la posh squattrinata.

Ah, il Kensington Roof Gardens, dove uno shot di tequila costa 10 pounds, un cocktail 14, una birra 6. Il paradiso dello Sloaney Pony: erano ovunque. Una massa ballante e ubriaca di bionde, vestiti cortissimi e sandali Manolo Blanik senza calze. Una massa di testosterone con bottiglie di vino in mano in camicie perfettamente stirate e mocassini.

In coda all'entrata, mi metto a parlare con Miss Sloaney Pony di fronte a me, per sapere quanto dovrò digiunare questa settimana dopo questa serata, se dovrò cedere un rene all'ingresso, se dovrò ipotecare la casa o il guardaroba. Ordinaria amministrazione.
Segue dialogo.
"NO WAY! Sei italiana! C'è un party italiano stasera!"
"Si, i miei amici sono dentro, li vorrei raggiungere e..."

"Ma cosa fai a Londra?"
Segue breve racconto della mia vita londinese e spiegazione che per il momento sono barista.
"NO WAY! Se non mi avessero presa appena laureata a lavorare in pubblicità alla Saatchi&Saatchi, avrei voluto fare la barista anche io."
"Eeeeh, lavori in pubblicità, insomma? In Saatchi&Saatchi, eh?" (non erano lacrime sulla mia faccia, stava piovendo. Davvero.)
"Si si! Ma mi piacerebbe mooooolto di più fare la barista, vuoi mettere!!!"


Porca vacca, ho cambiato idea.
Nella prossima vita non voglio essere cagnolino di Chelsea, voglio nascere ragazza Sloaney Pony: potrei essere figa, ricca e paracula e con un bel lavoro.
Ma soprattutto ci terrei ad essere dotata di questo ineffabile, superlativo e stupefacente senso dell'umorismo della mia nuova amica Sloaney Pony.

venerdì 11 febbraio 2011

Rock'n'roll, mate

"Tu, ce l'hai il ragazzo?"
"Naa, io mi faccio il rock'n'roll, mate."





[Post dedicato alla sfida a colpi di rock tra me e @stefanosadv (anche se i Joy Formidable non c'entran niente. Ma volevo farveli sentire.) La sfida del rock è ancora aperta. Restate sintonizzati.
La domanda e la risposta invece risalgono ad una discussione sulla mia vita sentimentale.
E la risposta è del tutto vera.]

giovedì 3 febbraio 2011

Mr C is the new Mr B

Basta, dovete smetterla di parlare di Mr B e dei suoi festini a luci rosse ad Arcore, con annesso bunga bunga e Fede tutto nudo che balla con Lele Mora.
E quindi per fare in modo di distrarvi da Mr B, o culo flaccido che dir si voglia, vi parlerò di un altro Mr.
Un Mr che non organizza festini a luci rosse, ma organizza visite a sorpresa per controllare che noi tutti poveri lavoratori indossiamo le scarpe giuste dietro al bancone.
Che non organizza serate karaoke e bunga bunga, ma traslochi per le sue adorate figlie al pub di sabato mattina, giusto ad ora di pranzo quando il pub si riempie.
Che non mangia mentine prima di andare a letto, ma "cioccolata calda, non troppo calda però".

Insomma, dovete cominciare a parlare anche voi di Mr C, ovvero il capo dei capi della catena dei pubs per cui lavoro io.
Io e molti altri poveracci, costretti ad indossare polo colorate taglia XL, che, secondo la mente diabolica di Mr C, dovrebbero essere "sempre perfettamente stirate e inamidate". 
Ma l'importante è crederci, Mr C.

Mister C avrà una cinquantina d'anni, forse un po' di più. E' inglese che più di così non si può, ed è geloso possessore di una faccia da culo che erano anni che non ne vedevo una così.
E' marito di una bionda inglese con puzza sotto il naso che fa l'arredatrice dei suoi pubs e quindi shopping ogni giorno, e padre di tre belle ragazze posh e viziatelle con dei nomi assurdi, tipo Coco, India e Montana.
E per fortuna si è fermato li, che sennò la quarta la chiamava, che ne so, Nebraska.

Mr C è pieno di soldi. Soldi a palate. Ha appena venduto la sua catena di pubs ad un'altra potente catena di pubs inglesi, per soli 60 milioni di sterline. Capito, 60 milioni di sterline.
Mi domando Ruby cosa stia ancora facendo in Italia. Il nuovo Papi di tutte noi risiede a Londra, e risponde al nome di Mr C.

A lui piace fare il supergiovane, vive in stretto contatto con la sindrome di Peter Pan: Converse nere, jeans, camiciola fashion, BMW super giovane parcheggiata davanti al pub. Che noi, dal bar, dato che non abbiamo mai un cazzo da fare, dobbiamo anche controllare che non gli diano la multa.
Che poi ce la scala dalle mance, sennò.

Mr C a mio parere è pure un grande stronzo.
Nel nostro pub non esiste il bagno per gli handicappati. O meglio, esiste, ma è assolutamente irraggiungibile.
Perchè lui, maniaco dei soldi, ha piazzato davanti alla porta un tavolo per quattro persone, e ha fatto costruire il bagno nell'anfratto più anfrattato di tutto il locale.
"Il bagno è giù dalle scale" mi ritrovo a dire a delle povere vecchine tremolanti ogni tanto.
Sentendomi male, sai se mi cascano giù dalle scale?
Ma nel frattempo, Mr C è contento perchè quattro allegre persone stanno mangiando davanti al bagno degli handicappati. Mentre la signora anziana mi ruzzola giù dalle scale.
E il nostro cliente fisso in carrozzella beve pinte su pinte di Guinness senza poter mai fare pipì.

A lui non va che i suoi dipendenti facciano pause. Lui ci fa lavorare anche 8 ore senza una pausa, ma nel suo libretto di training allo staff, dice che sorridere sempre è fondamentale.
Io vorrei vedere lui, con quella faccia da culo, stare li a sentire "Can I please get?" e correre in giro per il pub, e recuperare ghiaccio, e spillare birra  per 8 ore filate senza una pausa.
Oh, Mr C, non vuoi più sorridere ora?

Mr C ha 3 assistenti. Secondo me in realtà sono di più, ma il numero massimo di assistenti raggiunte in una giornata al suo cospetto è stato 3: una scriveva quello che lui dettava, un'altra gli portava il vestito direttamente dalla sartoria, la terza nel frattempo telefonava. E chiedeva cappuccini per Mr C.
L'assistente uno diceva solo "Si, Mr C", l'assistente due manco parlava, gli metteva a posto la giacca e gli toglieva i cartellini dai pantaloni, l'assistente tre annuiva con la testa.
In tutto ciò, lui faceva il simpaticone con noi povere bariste: "Ehi, ragazze, non guardatemi, mi devo cambiare" "Ahaha, non state guardando, vero?" 
Se cercavate un culo flaccido numero 2, l'avete trovato.
E io non stavo nemmeno guardando.

Appena arrivati al pub, c'è la giornata di training. Perchè Mr C vuole che tu comprenda quanto sei fortunato a lavorare per la sua catena di pubs. Che mica sei con un poveraccio in un pub squallidissimo qualsiasi, tu lavori per lui.
Non ti senti fortunato? Io a volte mica tanto. Forse è perchè non ho fatto la giornata di training. Ma non diteglielo, a Mr C.

Alla famosa giornata di training, ti danno un librettino magico, dove troverai scritti i doveri e i (diritti) del lavoratore.
Il librettino deve averlo scritto lui. Voglio dire, deve averlo dettato lui ad una delle sue assistenti.
Sembra scritto da uno di quei guru americani che fanno le riunioni dove ci sono i palloncini che cadono dal cielo, la gente che urla "Si, lavoro per Mr C!" e poi tutti che si abbracciano per l'emozione della cosa.

Mr C crede nei valori: l'entusiasmo (in pratica, devi sempre essere contentissima e felicissima e entusiasta di servire anche il più stronzo dei clienti), il fattore WOW! che a me è ancora sconosciuto, e la personalità.
Solo che la tua personalità non deve essere troppo forte, eh: se hai tatuaggi, nascondili! Se hai i capelli lunghi, raccoglili! Se hai la barba lunga, tagliala! Se la tua maglietta non è stirata, vergognati! Se sei in ritardo, non va bene! Se non indossi scarpe nere, ahi ahi ahi! Se non indossi pantaloni scuri, pofferbacco!

L'altra sera ero ubriaca al pub. Non lavoravo eh, bevevo allegramente. E al pub c'era lui, Mr C.
Sarà stato il tasso alcolico, le visioni alcoliche, i fumi dell'alcool, insomma l'alcool, ma ho notato che Mr C, con Converse, camiciola bianca, bicchiere in mano, mi somiglia a Ed. Ed, che "lavoro qui perchè sono buon amico di Mr C." 
La somiglianza è incredibile, ora che ci penso da sobria.
Che sia scandalo al pub? Un po' come Mr B al compleanno della Noemi, che secondo me è troppo sua figlia?

Insomma, Mr C è il nuovo papi made in Uk.
Magari se glieli chiedo mi da 5 milioni di sterline. Un po' come Ruby e Mr B.
Però niente bunga bunga ne festini hard. Non ci pensare nemmeno, Mr C.
Al massimo ti faccio un cappuccino.
Con dentro qualche goccia di Guttalax.

mercoledì 2 febbraio 2011

Stronzate notturne



Mi ricordo quando stavo partendo per la California, e speravo in cose che poi non sarebbero accadute, ma ci speravo.
Mi ricordo quando abbiamo dormito la prima volta insieme, e mi sembrava tutto bellissimo.
Mi ricordo quando speravo ti risvegliassi, e quando piangevo di nascosto perchè non era il caso che mi vedessi.
Mi ricordo quando mi sembrava tutto più semplice, e invece non lo era.
Mi ricordo quando sono rimasta per la prima volta delusa. E il male che mi ha fatto.
Mi ricordo quando ho capito cose che prima non capivo. O cercavo di non capire.
Mi ricordo quando facevo finta di niente, e invece il niente era tutto.
Mi ricordo quando ti ho detto "Ti amo", e quando ti ho detto "Non ti amo più". Mi ricordo quando sono tornata a casa. E mi ricordo anche come stavo.
Mi ricordo quando ti ho parlato di cose di cui prima non si parlava. E mi ricordo le tue lacrime nascoste da parole cattive.
Mi ricordo anche le stronzate che mi han detto, e mi ricordo che io ci credevo pure.
Mi ricordo quando pensavo che le bugie fossero meglio della verità.
Mi ricordo quando ho parlato per la prima volta di cose serie. E la paura che si prova.
Mi ricordo quando per scrivere qualcosa, riascoltavo la stessa canzone un milione di volte. Perchè era la canzone giusta al momento giusto.
Mi ricordo la prima volta che ti ho incontrato, e che ci siamo presentati. E che ti ho offerto un bicchiere di vino alle 11 del mattino.
Mi ricordo il mio primo concerto. E mi ricordo la mia prima canna. E la mia prima sbronza.
Mi ricordo che un tempo credevo in cose in cui ora non credo più.
Mi ricordo che una volta dormivo ad ore decenti, non rimuginavo sulle cose, non mi chiedevo ogni volta il perchè delle cose. Non sempre.
Mi ricordo quella sera che ci tiravamo i sassi nel giardino, e ridevamo come delle cretine. E mi ricordo le lettere infinite che ci mandavamo. Che poi ad un tratto sono finite.
Mi ricordo quando mi hanno detto che le persone poi capita che se ne vadano.
E mi ricordo quando mi hanno detto che stavi per nascere tu.
E mi ricordo quando pensavo che non si potesse uscire da una situazione. E invece si può.
E mi ricordo che ogni tanto ricordarsi di certe cose non fa male.