Sono appena tornata e già mi stressano, gli inglesi.
Ho male al collo e il broncospasmo e le orecchie totalmente tappate causa catarro e aereo che non van d'accordo, e di conseguenza non sento e loro mi stressano con pinte, bottiglie, tavoli per 6 che non esistono.
E io mi chiedo e mi domando, ma sti inglesi, un giorno di vacanza, no?
Andare a fanculizzare i pub nella campagna del Somerset, a giocare a palle di neve in mezzo al Lancastershire, a sparare ai piccioni nel Durham, a caccia di volpe nel Gloucestershire, a bere scotch nel Middlesborough, a fare l'amore davanti alle bianche scogliere di Dover, a sbronzarsi nel Merseyside, a raccogliere funghi nel Hertfortshire, a cucinare pudding natalizi nel Bedfordshire?
Invece no: son tutti a Londra, a rompere le balle al pub.
E a me oggi veniva in mente sta canzone. E volevo dire a tutti: "Holiday, celebrate, andate un po' fuori dai maroni, dai".
Ovviamente tutto a ritmo di musica. E con balletto incluso.
giovedì 30 dicembre 2010
venerdì 24 dicembre 2010
Merry Christmas, little monsters
Miei adorati, mie adorate,
mi scuso per l'assenza, ma qui tra party di Natale, drinks di Natale, cene di Natale, cocktails di Natale, e che ne so io di Natale, sono stata un attimino, anzi, un cicinino impegnata.
Scoprirete al mio ritorno in Albion le abitudini inglesi per festeggiare il Santo Christmas, e scoprirete pure voi che per quel popolo li, il Natale equivale ad un motivo in piu' per sbronzarsi allegramente in compagnia, e mangiarsi quintali di tacchino ripieno.
Dimenticando per qualche giorno il pesce eglefino.
Tra metri di neve e caos aeroportuale sono riuscita a prendere il mio volo British Airways e ad arrivare in terra Italica, accolta da acqua a catinelle e umidita' alle stelle. Senza nemmeno un regalo.
Li ho comprati tutti oggi, e mi e' venuto lo stress da acquisti e pure lo stress da gente italiana.
Sono ora impegnata a produrre dolci e faraone ripiene per il parentado.
Il Bloggo tornera' a popolare i vostri computer e i vostri animi e a farvi ridere crassamente al mio ritorno in territorio inglese, con "Chi sono io, Babbo Natale?" e qualcosa sul Capodanno, che non fa mai male.
E pure qualcosa sugli italiani, perche' no.
Nel frattempo, ballate il rock'n'roll natalizio, riempitevi le panze di manicaretti e bevete del buon vino. E siate buoni, ma non troppo, che poi risultate noiosi.
E ora ballate, e buon Natale, eeeh.
mi scuso per l'assenza, ma qui tra party di Natale, drinks di Natale, cene di Natale, cocktails di Natale, e che ne so io di Natale, sono stata un attimino, anzi, un cicinino impegnata.
Scoprirete al mio ritorno in Albion le abitudini inglesi per festeggiare il Santo Christmas, e scoprirete pure voi che per quel popolo li, il Natale equivale ad un motivo in piu' per sbronzarsi allegramente in compagnia, e mangiarsi quintali di tacchino ripieno.
Dimenticando per qualche giorno il pesce eglefino.
Tra metri di neve e caos aeroportuale sono riuscita a prendere il mio volo British Airways e ad arrivare in terra Italica, accolta da acqua a catinelle e umidita' alle stelle. Senza nemmeno un regalo.
Li ho comprati tutti oggi, e mi e' venuto lo stress da acquisti e pure lo stress da gente italiana.
Sono ora impegnata a produrre dolci e faraone ripiene per il parentado.
Il Bloggo tornera' a popolare i vostri computer e i vostri animi e a farvi ridere crassamente al mio ritorno in territorio inglese, con "Chi sono io, Babbo Natale?" e qualcosa sul Capodanno, che non fa mai male.
E pure qualcosa sugli italiani, perche' no.
Nel frattempo, ballate il rock'n'roll natalizio, riempitevi le panze di manicaretti e bevete del buon vino. E siate buoni, ma non troppo, che poi risultate noiosi.
E ora ballate, e buon Natale, eeeh.
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feste festine festicciole
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venerdì 10 dicembre 2010
Ma che te lo dico a fare
"Ti porterò a Parigi. A Eurodisney. In vacanza, a fare un giro."
"Dai, potremo andare a Roma. Che non ci vado da secoli."
"Sai cosa faremo in gennaio? Andremo a sciare, che ne dici?"
"Un giorno ti ci porterò."
"E dici che in agosto del 2011 sei libera? Potremo andare a Ibiza. Sarebbe bellissimo. Che ne dici?"
"Dico che io odio il futuro semplice, o condizionale, o quel che è.
Lo sai anche tu che non faremo mai quello che stai proponendo. Perchè un giorno ti sveglierai e dirai: avrei dovuto usare più il presente, invece che il futuro o condizionale o quel che è."
"Che te lo dico a fare, allora."
"Ecco appunto, che me lo dici a fare. Notte, eh."
"Dai, potremo andare a Roma. Che non ci vado da secoli."
"Sai cosa faremo in gennaio? Andremo a sciare, che ne dici?"
"Un giorno ti ci porterò."
"E dici che in agosto del 2011 sei libera? Potremo andare a Ibiza. Sarebbe bellissimo. Che ne dici?"
"Dico che io odio il futuro semplice, o condizionale, o quel che è.
Lo sai anche tu che non faremo mai quello che stai proponendo. Perchè un giorno ti sveglierai e dirai: avrei dovuto usare più il presente, invece che il futuro o condizionale o quel che è."
"Che te lo dico a fare, allora."
"Ecco appunto, che me lo dici a fare. Notte, eh."
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C'est la vie,
Cose che capitano,
Monodialoghi
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lunedì 6 dicembre 2010
Calcoli albionici
Ieri sera su Twitter qualcuno mi chiese di fare un riassunto della mia vita in da Uk. Il tutto mi risulta un po' difficile. Perchè questi cinque mesi mi sono letteralmente volati. Mi sembra ieri.
5 mesi che sto qui, che non mi sembra nemmeno vero e mi pare ieri che mi facevo la valigia con magliette e canottierine e vestitini mai messi per venire in luglio e pensavo "Chissà cosa farò della mia vita dopo questo mese a Londra".
L'ultima domanda resta, nel frattempo sono passati 4 mesi, sono tornata a casa e ho cambiato la valigia e il mio armadio si è riempito di maglioni.
19 è il numero dell'autobus che mi porta a casa dalle mie serate assurde, dalle feste in giro per i locali con gli amici, dalle serate che tieni strette nella macchina fotografica e che ogni tanto dici "Ti ricordi quella sera quando", dalle risate e dal russare di qualcuno seduto dietro di te, da quelle serate che tipo te le ricorderai a lungo.
19 è sempre l'autobus che mi riporta a casa dalle mie giornate a spasso per Londra, dai pranzi fuori con le amiche a chiacchierare della vita e dei perchè, dai colloqui andati male e dai "Cerchiamo qualcuno con più esperienza", dallo shopping compulsivo, dagli incontri nella notte con il tuo passato, dagli incontri con qualcosa in cui speravi.
4 il numero delle sbronze esagerate, quelle che hanno avuto come risultato il giorno dopo il mal di testa formato famiglia, un giro nel letto, un giro sul divano, di nuovo nel letto, di nuovo sul divano, molto paracetamolo, colorito pallido e "Io non bevo più, cazzo."
7 il numero di pinte massimo raggiunto in una serata. Che è finita che sono tornata a casa ridendo da sola e pensando che alla fine ero ancora viva. Ma mi scappava la pipì.
6 gli shots di tequila che hanno accompagnato una serata in cui io speravo qualcosa sarebbe cambiato, ma in realtà no, e allora ne ho bevuti 7. Tanto offrivi tu.
5 le giornate in cui mi sono presa tanta, molta acqua, tempo albionico affrontato senza ombrello e con le Converse fradice ai piedi. E un sacchetto di plastica di Tesco Express sulla testa per non bagnarmi troppo. Cantando aspettando l'autobus.
4 mesi che lavoro al pub, da cosa part time, a cosa per qualche mese, a cosa full time ma comunque a tempo determinato perchè devo cercarmi un "proper job", ma non so bene quando.
300 (almeno) le volte che sento al giorno dirmi "Can I please get...".
Innumerevoli le pinte spillate e le parolacce pronunciate e i "Bloody hell" contro i clienti dementi.
3 le volte che sono andata al cinema. 3 su 3 i film facevano cagare, e alla terza ho capito che parte fondamentale è con chi ci vai.
Un po', le volte in cui ho pensato se sto facendo la cosa giusta o se sto perdendo tempo o se dovrei finire la mia minkiafacoltà e finire a lavorare in un ufficio dove probabilmente impazzirei e non riuscirei a respirare e ingrasserei ma probabilmente avrei un lavoro serio e allora saremmo tutti più contenti. Tutti, tranne me.
7 le volte in cui camminando mi sono fermata a pensare che la vita procede e che in realtà procedevo pure io. E che ogni tanto bisogna prendere, e cambiare, e affrontare, e cercare e vivere e non sempre sopravvivere. E mandare a fanculo cose per capirne altre.
2 le volte che ti ho sognato e mi sono svegliata e ero arrabbiata e ti ho odiato e mi hai rovinato la giornata. Una volta continuavo a chiedermi il perchè, ora non me lo chiedo nemmeno più.
30 i concerti che volevo vedere. 6 quelli a cui sono poi andata veramente. Lavoro in un pub. Il weekend off equivale all'oro.
4 le volte in cui avrei voluto ci fosse qualcun'altro con me e mi sono detta che farsi degli amici da zero è difficile, e che ogni tanto diamo per scontato quelli che abbiamo. Come si faceva una volta a farsi gli amici?
N, le volte che mi sono chiesta perchè non chiami? Perchè non mi chiamate? Vi manco un po', o le vostre vite vanno avanti perfettamente senza di me?
4 le volte che mi sono chiesta se ripensare al passato ha un senso, o è solo un momento in cui hai voglia di pensarci, perchè sai che in fondo non poteva andare, e ti rendi conto che non ha molto senso in realtà, ma che è normale. Solo normale.
1 grande, enorme delusione. E N volte mi chiedo se fosse andata diversamente, come sarebbe andata? E N volte mi dico che è piuttosto inutile stare li a sognare che un giorno, forse, magari. Perchè tanto direi di no.
0 le volte che mi sono svegliata con l'ansia di non essere capace di affrontare la giornata, con la voglia di stare sotto le coperte e non parlare con nessuno, con l'odio verso tutti e tutto, verso i discorsi idioti, gli aperitivi in piazza, la solita gente, i soliti libri, le solite discussioni, i perchè del caso, perchè sono qui, perchè non me ne vado, perchè sono così, perchè non ci provo, con poca aria nei polmoni e la voglia di essere da un'altra parte, a fare altro.
50, le volte che ho pensato "Mi sa che mi sento bene, dopo tutto."
E dopo tanto, N volte mi dico che va bene così, che per un momento, posso smetterla di chiedermi sempre perchè.
Tutto qui.
5 mesi che sto qui, che non mi sembra nemmeno vero e mi pare ieri che mi facevo la valigia con magliette e canottierine e vestitini mai messi per venire in luglio e pensavo "Chissà cosa farò della mia vita dopo questo mese a Londra".
L'ultima domanda resta, nel frattempo sono passati 4 mesi, sono tornata a casa e ho cambiato la valigia e il mio armadio si è riempito di maglioni.
19 è il numero dell'autobus che mi porta a casa dalle mie serate assurde, dalle feste in giro per i locali con gli amici, dalle serate che tieni strette nella macchina fotografica e che ogni tanto dici "Ti ricordi quella sera quando", dalle risate e dal russare di qualcuno seduto dietro di te, da quelle serate che tipo te le ricorderai a lungo.
19 è sempre l'autobus che mi riporta a casa dalle mie giornate a spasso per Londra, dai pranzi fuori con le amiche a chiacchierare della vita e dei perchè, dai colloqui andati male e dai "Cerchiamo qualcuno con più esperienza", dallo shopping compulsivo, dagli incontri nella notte con il tuo passato, dagli incontri con qualcosa in cui speravi.
4 il numero delle sbronze esagerate, quelle che hanno avuto come risultato il giorno dopo il mal di testa formato famiglia, un giro nel letto, un giro sul divano, di nuovo nel letto, di nuovo sul divano, molto paracetamolo, colorito pallido e "Io non bevo più, cazzo."
7 il numero di pinte massimo raggiunto in una serata. Che è finita che sono tornata a casa ridendo da sola e pensando che alla fine ero ancora viva. Ma mi scappava la pipì.
6 gli shots di tequila che hanno accompagnato una serata in cui io speravo qualcosa sarebbe cambiato, ma in realtà no, e allora ne ho bevuti 7. Tanto offrivi tu.
5 le giornate in cui mi sono presa tanta, molta acqua, tempo albionico affrontato senza ombrello e con le Converse fradice ai piedi. E un sacchetto di plastica di Tesco Express sulla testa per non bagnarmi troppo. Cantando aspettando l'autobus.
4 mesi che lavoro al pub, da cosa part time, a cosa per qualche mese, a cosa full time ma comunque a tempo determinato perchè devo cercarmi un "proper job", ma non so bene quando.
300 (almeno) le volte che sento al giorno dirmi "Can I please get...".
Innumerevoli le pinte spillate e le parolacce pronunciate e i "Bloody hell" contro i clienti dementi.
3 le volte che sono andata al cinema. 3 su 3 i film facevano cagare, e alla terza ho capito che parte fondamentale è con chi ci vai.
Un po', le volte in cui ho pensato se sto facendo la cosa giusta o se sto perdendo tempo o se dovrei finire la mia minkiafacoltà e finire a lavorare in un ufficio dove probabilmente impazzirei e non riuscirei a respirare e ingrasserei ma probabilmente avrei un lavoro serio e allora saremmo tutti più contenti. Tutti, tranne me.
7 le volte in cui camminando mi sono fermata a pensare che la vita procede e che in realtà procedevo pure io. E che ogni tanto bisogna prendere, e cambiare, e affrontare, e cercare e vivere e non sempre sopravvivere. E mandare a fanculo cose per capirne altre.
2 le volte che ti ho sognato e mi sono svegliata e ero arrabbiata e ti ho odiato e mi hai rovinato la giornata. Una volta continuavo a chiedermi il perchè, ora non me lo chiedo nemmeno più.
30 i concerti che volevo vedere. 6 quelli a cui sono poi andata veramente. Lavoro in un pub. Il weekend off equivale all'oro.
4 le volte in cui avrei voluto ci fosse qualcun'altro con me e mi sono detta che farsi degli amici da zero è difficile, e che ogni tanto diamo per scontato quelli che abbiamo. Come si faceva una volta a farsi gli amici?
N, le volte che mi sono chiesta perchè non chiami? Perchè non mi chiamate? Vi manco un po', o le vostre vite vanno avanti perfettamente senza di me?
4 le volte che mi sono chiesta se ripensare al passato ha un senso, o è solo un momento in cui hai voglia di pensarci, perchè sai che in fondo non poteva andare, e ti rendi conto che non ha molto senso in realtà, ma che è normale. Solo normale.
1 grande, enorme delusione. E N volte mi chiedo se fosse andata diversamente, come sarebbe andata? E N volte mi dico che è piuttosto inutile stare li a sognare che un giorno, forse, magari. Perchè tanto direi di no.
0 le volte che mi sono svegliata con l'ansia di non essere capace di affrontare la giornata, con la voglia di stare sotto le coperte e non parlare con nessuno, con l'odio verso tutti e tutto, verso i discorsi idioti, gli aperitivi in piazza, la solita gente, i soliti libri, le solite discussioni, i perchè del caso, perchè sono qui, perchè non me ne vado, perchè sono così, perchè non ci provo, con poca aria nei polmoni e la voglia di essere da un'altra parte, a fare altro.
50, le volte che ho pensato "Mi sa che mi sento bene, dopo tutto."
E dopo tanto, N volte mi dico che va bene così, che per un momento, posso smetterla di chiedermi sempre perchè.
Tutto qui.
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C'est la vie,
Me myself and I
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venerdì 3 dicembre 2010
Il gallo vecchio non fa nulla di buono
Io piaccio agli anziani. Agli anziani e agli uomini di una certa età. Diciamo ai diversamente giovani.
Questo è quanto.
Se al pub entrano nell'ordine due-tre bei giovinastri seguiti da un paio di anzianotti, scommetti quello che vuoi che il bottone me lo attaccano i diversamente giovani, e non i giovinastri, che nel frattempo han tirato dritto davanti al bancone senza degnarmi di uno sguardo.
E tanto il detto dice "Gallina vecchia fa buon brodo", quanto io vi dico che "Gallo vecchio non fa nulla di buono".
Anzi, tutto quello che fa tende più che al buono, allo schifido.
Agli anziani (diciamo 70-80) ovviamente non piaccio nel senso fisico della parola: a loro sto proprio simpatica, mi adorano. Grandi sorrisi e battutoni tra di noi, loro apprezzano molto il fatto che io sorrida sempre, che sia gentile ed educata, che gli chieda come stanno, che mi interessi dei loro discorsi e delle foto delle nipoti.
La mia relazione con gli anziani è una relazione che potrebbe essere quasi nonno-nipote, ecco.
E non mi lamento: dato che io di nonni non ne ho più, con questo motivo ho nonni sparsi un po' per tutto il mondo. Ultimamente pure qui.
Il problema si pone con l'uomo di mezza età, diciamo 45-55, detto anche il gallo vecchio: esemplare di uomo non più proprio giovane e rampante per farsi tutte le galline (come sono invece gli uomini che fanno parte della categoria FILF e della categoria supergiovani), il cui ormone è ancora acceso, e che predilige le giovani gallinelle e le punta di conseguenza, perchè sono prede più facili, pensa il gallo vecchio.
Con il gallo vecchio la relazione non può essere nonno-nipote perchè loro si sentono ancora troppo giovani. E invece di darsi dei limiti data l'età, li oltrepassano.
Con l'ormone ancora attivo, magari senza nipoti ne figli, non fanno un remoto calcolo che io, avendo la metà dei loro anni, potrei tranquillamente essere loro figlia.
Risultato? Il broccolamento del gallo vecchio alla venticinquenne.
La persona che mi ha ispirato questo post è il mio spasimante spagnolo, nonchè gallo vecchio e pure broccolante e petulante. E' il gallo vecchio più pesante del reame e del pollaio.
Questa è, in pratica, la storia mia e dello spagnolo: dai primi sguardi non ricambiati alle prime chiacchiere soporifere, dalle sue frasi celebri (trovate nei Baci Perugina o negli ovetti Kinder o forse conosce Moccia e gliele scrive lui) fino ad arrivare alle sue strazianti attese ai "corner of the streets" (dove l'ho lasciato una sera per una mezz'ora abbondante, senza presentarmi), ai furbissimi appostamenti fuori dal pub, in mia attesa, passando dal momento "Ora ti faccio ingelosire", presentandomi delle nuove ragazze ogni weekend.
Il gallo vecchio si riconosce subito: vi noterà appena entra in un posto, sia questo il pub o la discoteca o dovunque voi siate. Vi fisserà intensamente e vi sfoggerà il suo sguardo migliore, quello che lui pensa essere mozzafiato, e che per voi sembra invece un bello sguardo da triglietta poco fresca.
Poi vi studierà e successivamente passerà al broccolamento.
Il gallo vecchio solitamente è ricco, molto ricco. E dato che mi ha il contante sonante, generalmente da libero sfogo al suo conto in banca, e tende all'eccesso: bottiglie di vino, cocktails offerti a tutti gli amici, drinks su drinks.
Spagnolo, per dire, ogni weekend spende una cosa tipo 100£ in cose da bere, e offre a tutti i suoi amici, che poi normalmente lo abbandonano alla fine della serata. E lui resta li, in attesa di non so bene cosa. Forse un segno divino.
Quando comincerà a parlarvi, vi dirà che a lui i soldi non interessano, che non fanno la felicità, che non valgono niente, che per lui non sono importanti. Perchè (ed ecco la prima frase celebre dello spagnolo) "Senza una compagna con cui condividere le mie giornate, i soldi non contano nulla".
Momento di puro scoglionamento.
Prossimo passo è stordirvi di parole sulla sua vita. La vita del gallo è noiosa: lui lavora o in banca o in banca. Punto. Non è mai artista, attore, produttore, scrittore, disegnatore di giardini della regina. NO.
Lui lavora in banca. E ha studiato finanza\economia\marketing\e ho vissuto molto tempo all'estero\ poi sono tornato\ Londra mi annoia\ la vita è dura ma resisto\ lavoro un sacco\ domani vado a Barcellona, dopodomani a Berlino\ ma non mi piace viaggiare in realtà.
Parlerà, parlerà, e quando poi vi chiederà qualcosa di voi, vi interromperà, perchè fondamentalmente non gliene frega un cazzo.
Oppure distruggerà tutti i vostri sogni (seconda frase celebre di spagnolo): "Constanza, devo portarti a teatro. Dovremmo uscire insieme. Ah e comunque non so se un blog può aiutarti. Non so se riuscirai ad entrare nel mondo del giornalismo."
E tu comunque non mi porterai mai a teatro.
Per farsi amare di più, gallo diventerà viscido, comincerà a dirvi frasi stucchevoli e pietose: "Sei una delle ragazze più belle che io abbia mai visto\ ci avrei scommesso che sei italiana, le ragazze italiane sono così belle e gentili e simpatiche\ vuoi venire a casa mia dopo, faccio un after party."
Gallo vecchio può essere addirittura offensivo, e può darvi questa sensazione che lui stia cercando di comprarvi con una bottiglia di vino, un cocktail o più semplicemente con una mancia.
Il sense of humor gallinaceo è da piangere: molto spesso fa calare anche gli animi più felici.
Scontate e vecchie quanto loro, le loro battute sono tristezza allo stato puro: "Ah, hai il ragazzo? Ma io non sono geloso", mi disse una volta spagnolo mentre mi inventavo che avevo questo ragazzo altissimo e grossissimo che faceva tae kwon do a livello agonistico, per cercare di levarmelo dalle palle.
Spacca anche il battutone del gallo viscidone dell'altra sera, che ha invitato la tipa intortata al bancone dicendole: "Andiamo a casa mia a farci un sandwich al bacon, sai..."
Resta tra le migliori la frase dello spagnolo, che discuteva con una ragazza 23enne sua gentile ospite per la serata, che credeva ciecamente nell'amore a distanza: "Ah, e stasera lui sai dov'è? Sarà a letto con un'altra."
Roba che in quel momento avrei voluto essere al posto del coniglio qui sotto.
So che voi siete tutti li a pensare che è un buon partito lo spagnolo: è pieno di soldi, viaggia, ha casa a Londra, casa a Madrid.
Mi lascerebbe casa libera quasi sempre per dare dei gran party e farmi chi voglio. Lo sbronzerei con il suo Johnnie Walker e poi uscirei con gli amici.
E' grande amico del signor Ferrero, e lavora con lui e questo significherebbe una scorta di Nutella e Ferrero Rocher e Raffaello per l'eternità.
Ma molto probabilmente troverebbe un bigliettino qualche ora dopo vicino ad un barattolo vuoto di Nutella, con scritto:
"Caro mio, mi sa che il prossimo barattolo me lo compro io, eh. Però intanto me ne porto via 4 o 5. Sai mai. Grazie mille, comunque. XXX
P.S: Ah, già che c'ero ho preso anche qualche pacchetto di Ferrero Rocher.
Ti lascio i Raffaello: mi fan cagare.
XXX"
Questo è quanto.
Se al pub entrano nell'ordine due-tre bei giovinastri seguiti da un paio di anzianotti, scommetti quello che vuoi che il bottone me lo attaccano i diversamente giovani, e non i giovinastri, che nel frattempo han tirato dritto davanti al bancone senza degnarmi di uno sguardo.
E tanto il detto dice "Gallina vecchia fa buon brodo", quanto io vi dico che "Gallo vecchio non fa nulla di buono".
Anzi, tutto quello che fa tende più che al buono, allo schifido.
Agli anziani (diciamo 70-80) ovviamente non piaccio nel senso fisico della parola: a loro sto proprio simpatica, mi adorano. Grandi sorrisi e battutoni tra di noi, loro apprezzano molto il fatto che io sorrida sempre, che sia gentile ed educata, che gli chieda come stanno, che mi interessi dei loro discorsi e delle foto delle nipoti.
La mia relazione con gli anziani è una relazione che potrebbe essere quasi nonno-nipote, ecco.
E non mi lamento: dato che io di nonni non ne ho più, con questo motivo ho nonni sparsi un po' per tutto il mondo. Ultimamente pure qui.
Il problema si pone con l'uomo di mezza età, diciamo 45-55, detto anche il gallo vecchio: esemplare di uomo non più proprio giovane e rampante per farsi tutte le galline (come sono invece gli uomini che fanno parte della categoria FILF e della categoria supergiovani), il cui ormone è ancora acceso, e che predilige le giovani gallinelle e le punta di conseguenza, perchè sono prede più facili, pensa il gallo vecchio.
Con il gallo vecchio la relazione non può essere nonno-nipote perchè loro si sentono ancora troppo giovani. E invece di darsi dei limiti data l'età, li oltrepassano.
Con l'ormone ancora attivo, magari senza nipoti ne figli, non fanno un remoto calcolo che io, avendo la metà dei loro anni, potrei tranquillamente essere loro figlia.
Risultato? Il broccolamento del gallo vecchio alla venticinquenne.
La persona che mi ha ispirato questo post è il mio spasimante spagnolo, nonchè gallo vecchio e pure broccolante e petulante. E' il gallo vecchio più pesante del reame e del pollaio.
Questa è, in pratica, la storia mia e dello spagnolo: dai primi sguardi non ricambiati alle prime chiacchiere soporifere, dalle sue frasi celebri (trovate nei Baci Perugina o negli ovetti Kinder o forse conosce Moccia e gliele scrive lui) fino ad arrivare alle sue strazianti attese ai "corner of the streets" (dove l'ho lasciato una sera per una mezz'ora abbondante, senza presentarmi), ai furbissimi appostamenti fuori dal pub, in mia attesa, passando dal momento "Ora ti faccio ingelosire", presentandomi delle nuove ragazze ogni weekend.
Il gallo vecchio si riconosce subito: vi noterà appena entra in un posto, sia questo il pub o la discoteca o dovunque voi siate. Vi fisserà intensamente e vi sfoggerà il suo sguardo migliore, quello che lui pensa essere mozzafiato, e che per voi sembra invece un bello sguardo da triglietta poco fresca.
Poi vi studierà e successivamente passerà al broccolamento.
Il gallo vecchio solitamente è ricco, molto ricco. E dato che mi ha il contante sonante, generalmente da libero sfogo al suo conto in banca, e tende all'eccesso: bottiglie di vino, cocktails offerti a tutti gli amici, drinks su drinks.
Spagnolo, per dire, ogni weekend spende una cosa tipo 100£ in cose da bere, e offre a tutti i suoi amici, che poi normalmente lo abbandonano alla fine della serata. E lui resta li, in attesa di non so bene cosa. Forse un segno divino.
Quando comincerà a parlarvi, vi dirà che a lui i soldi non interessano, che non fanno la felicità, che non valgono niente, che per lui non sono importanti. Perchè (ed ecco la prima frase celebre dello spagnolo) "Senza una compagna con cui condividere le mie giornate, i soldi non contano nulla".
Momento di puro scoglionamento.
Prossimo passo è stordirvi di parole sulla sua vita. La vita del gallo è noiosa: lui lavora o in banca o in banca. Punto. Non è mai artista, attore, produttore, scrittore, disegnatore di giardini della regina. NO.
Lui lavora in banca. E ha studiato finanza\economia\marketing\e ho vissuto molto tempo all'estero\ poi sono tornato\ Londra mi annoia\ la vita è dura ma resisto\ lavoro un sacco\ domani vado a Barcellona, dopodomani a Berlino\ ma non mi piace viaggiare in realtà.
Parlerà, parlerà, e quando poi vi chiederà qualcosa di voi, vi interromperà, perchè fondamentalmente non gliene frega un cazzo.
Oppure distruggerà tutti i vostri sogni (seconda frase celebre di spagnolo): "Constanza, devo portarti a teatro. Dovremmo uscire insieme. Ah e comunque non so se un blog può aiutarti. Non so se riuscirai ad entrare nel mondo del giornalismo."
E tu comunque non mi porterai mai a teatro.
Per farsi amare di più, gallo diventerà viscido, comincerà a dirvi frasi stucchevoli e pietose: "Sei una delle ragazze più belle che io abbia mai visto\ ci avrei scommesso che sei italiana, le ragazze italiane sono così belle e gentili e simpatiche\ vuoi venire a casa mia dopo, faccio un after party."
Gallo vecchio può essere addirittura offensivo, e può darvi questa sensazione che lui stia cercando di comprarvi con una bottiglia di vino, un cocktail o più semplicemente con una mancia.
Il sense of humor gallinaceo è da piangere: molto spesso fa calare anche gli animi più felici.
Scontate e vecchie quanto loro, le loro battute sono tristezza allo stato puro: "Ah, hai il ragazzo? Ma io non sono geloso", mi disse una volta spagnolo mentre mi inventavo che avevo questo ragazzo altissimo e grossissimo che faceva tae kwon do a livello agonistico, per cercare di levarmelo dalle palle.
Spacca anche il battutone del gallo viscidone dell'altra sera, che ha invitato la tipa intortata al bancone dicendole: "Andiamo a casa mia a farci un sandwich al bacon, sai..."
Resta tra le migliori la frase dello spagnolo, che discuteva con una ragazza 23enne sua gentile ospite per la serata, che credeva ciecamente nell'amore a distanza: "Ah, e stasera lui sai dov'è? Sarà a letto con un'altra."
Roba che in quel momento avrei voluto essere al posto del coniglio qui sotto.
Mi lascerebbe casa libera quasi sempre per dare dei gran party e farmi chi voglio. Lo sbronzerei con il suo Johnnie Walker e poi uscirei con gli amici.
E' grande amico del signor Ferrero, e lavora con lui e questo significherebbe una scorta di Nutella e Ferrero Rocher e Raffaello per l'eternità.
Ma molto probabilmente troverebbe un bigliettino qualche ora dopo vicino ad un barattolo vuoto di Nutella, con scritto:
"Caro mio, mi sa che il prossimo barattolo me lo compro io, eh. Però intanto me ne porto via 4 o 5. Sai mai. Grazie mille, comunque. XXX
P.S: Ah, già che c'ero ho preso anche qualche pacchetto di Ferrero Rocher.
Ti lascio i Raffaello: mi fan cagare.
XXX"
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