Dato il notevole successo riscosso da "Esperimenti culinari made in Albion", ma soprattutto dal successo ottenuto dall'indiscussa star del post, ovvero il pesciolino eglefino, voglio riproporvi i nuovi entusiasmanti esperimenti culinari degli inglesi.
Questa volta, però, i cuochi inglesi si cimenteranno in una gara senza precedenti: la cucina italiana.
Leggi anche: "Come una pasta alla carbonara può divenire il tuo peggiore incubo digestivo."
Per gli inglesi, la cucina italiana è molto semplice: aggiungi un po' di chili nonchè peperoncino dappertutto, poi un po' di aglio. Se qualcosa vi pare semplice, tipo un sugo al pomodoro, aggiungete pezzi di carne e quello che vi capita e della cipolla a pezzi grandi grandi. Se volete fare delle pasta, ma non sapete con cosa, date un'occhiatina a questi sughetti già pronti. Buoni, eh?
Se volete fare un Tiramisù, usate un bel po' di mascarpone. Ecco. Stop. Mascarpone. Tanto, troppo.
Il gioco è fatto: avrete preparato uno dei famosi piatti della brit pop italian cuisine.
Ma perchè non approfondire la questione, e darvi degli esempi di cucina italiana made in Albion che a me m'han lasciato un po' perplessa.
Siete pronti? Via.
Dal Menù di Jamie's Italian:
(catena di ristoranti italiani fondata dal famoso Chef brit pop, che vedete nell'immagine qui sopra con faccia intelligente e con un delizioso esemplare di pesciolino eglefino tra le mani.
Lui stesso, che mi fece venire un sentore di nausea mentre lo guardavo intento a preparare una zuppa di Smoked Haddock e mais, dice che "Io dovrei essere nato in Italia, non in Inghilterra".
Fosse nato in Italia sono sicura saprebbe pure che il 70% delle cose che ha nel suo menù, di italiano non hanno niente.)
Nel suo menù troviamo i celebri "Italian Nachos", che sarebbero dei ravioli con del formaggio dentro, da inzuppare in una salsa all'arrabbiata, molto arrabbiata.
Qualcuno dovrebbe fargli presente che i nachos in Italia fai fatica pure a trovarli al supermercato, e che, soprattutto, i nachos sono MESSICANI.
O sono diventati italiani in questi tre mesi e non me l'avete fatto sapere. Molto male.
Cattivi.
Tra i Mains, quindi i piatti principali, il nostro Jamie si scatena: oltre ad una serie di bistecche con contorno di fegato al peperoncino e salvia croccanti, ci getta dentro il celebre "Burger italiano", perchè in Italia, si sa, abbiamo proprio la cultura del Burger fatto alla piastra con maionese-ketchup- cetriolini- cipolla- fontina - salame e come non metterci un po' di peperoncino.
Io lo mangio sempre a casa, il burger italiano, non so voi.
L'altra sera poi, si è andati a mangiare il Burger, non italiano ma americano, in un posto molto yankee, che nel menù mi proponeva la Polenta, e pure i super cheesy macaroni, vale a dire i maccheroni con 4 o 5 tipi di formaggio, quelli che sembrano usciti dai film e dalla scatoletta di latta, che ci aggiungi l'acqua e hai fatto.
Sorella in questo posto mi prese la polenta, " Giusto per provare" disse. Polenta che era ricoperta da uno strato di olio all'aglio da far morire intossicati i commensali presenti al tavolo, e poi, tocco di delizia, la polentina era delicatamente fredda.
Era buona quasi quanto il pesce eglefino.
Non oso immaginare i maccheroni al formaggio come dovevano essere.
Ma il mio pub, comunque, mi batte tutti i concorrenti. Gli chef che si alternano al pub in fatto di cucina italiana sono dei maghi, di una bravura eccelsa: a partire dallo spaghetto alla bolognese un po' scotto con cotoletta alla milanese gettata sopra, fino ad arrivare alla pizza extra sottile e con tutto quello che capita sopra (che non ho ancora avuto il piacere di assaggiare).
In questa gara tra chef inglesi per preparare il piatto italiano più buono, gustoso e saporito, vince contro tutti la "Carbonara al porro e bacon" del nostro chef, servita ieri sera.
Semplice la preparazione: porro- bacon- qualche pezzo di carne a me sconosciuta- spaghetto un po' colloso- doppia crema- pepe.
Le uova non ce le mettete, che insieme al porro e alla doppia crema mi sono un po' indigeste, ok?
La prossima volta vi invito a cena e ve la preparo.
Con amore e porro, tanto porro.
lunedì 29 novembre 2010
giovedì 25 novembre 2010
Trick, treat or PDQ?
Se non lo sapete o non lo sapevate, gli inglesi sono fissati con le carte di credito. Pagano tutto con carta di credito quando possono, anche il giornale dal giornalaio, anche le gomme da masticare al newsagent.
Detto in termini italiani, è come se voi andaste dal fruttivendolo sotto casa, compraste una cipolla, una carota e una patata per l'incredibile cifra di, che so, 2 euro, e chiedeste alla fruttarola: "Gina, ti pago con la carta di credito, ok?" E la Gina, invece di mandarvi a fare in culo, vi dice: "Si si, non preoccuparti. Vuoi anche che ti dia indietro dei soldi?" facendovi il famoso CASH BACK, e quindi addebiti 10 euro sul conto, e la Gina ti da quei soldi in contanti. In pratica, un prelievo alla banca ma fatto dal fruttivendolo.
La prima volta che un tizio al pub mi ha chiesto: "Fate cash back?" Io gli ho risposto: "Perchè scusa?"
Perchè, da brava italiana, mi pareva un po' assurdo che questo mi chiedesse di addebitare 20 pounds sulla sua carta, ma ancora più assurdo mi pareva il fatto che io glieli dovessi ridare indietro, in contanti.
Gli ho detto: "Scusa, c'è la banca qui dietro..."
Lui se n'è andato, mandandomi a quel paese. "Bloody stranieri", ha aggiunto.
" 'Sto stronzo sfaticato", ho aggiunto io.
Al pub ogni due per tre è un pagamento con la carta di credito, o con la PDQ che ben si dica, ovvero la macchinetta per il pagamento.
Capita che mi chiedano di pagare una mezza pinta con la carta: 1.90 pound pagati in carta di credito, perchè "Oh, non ho nemmeno un briciolino di contante con me."
Capita che mi chiedano di pagare una mezza pinta di Lime e Soda (bevanda tipicamente inglese), 65 pence, con la macchinetta. E tu li vorresti uccidere, con la PDQ violentemente gettata contro la loro fronte.
Capita che i brit pops mi aprano il portafoglio per pagare la bira o qualunque cosa sia, e mi sfoggino una collezione di carte di credito rigorosamente VISA DEBIT (che mi sta a significare vorrei essere ricco, ma in realtà non è che io sia proprio ricco, e spesso vado in rosso e quindi beccati st'altra carta che forse non sono in rosso su questo conto).
Il problema logistico non sta tanto nel pagamento con la carta, che dopo un po' diventa abitudine e non ci fai nemmeno caso se ti chiedono di pagare 65 pence o 123874 pounds con carta di credito.
Il problema logistico sta nel momento in cui io, dopo aver inserito l'importo dovuto, passo la PDQ o macchinetta del pagamento al cliente davanti a me. Li si scatena l'inferno. E' delirio allo stato puro. E' come se gli chiedessi di scegliere tra un dolcetto, uno scherzetto o la carta di credito.
La PDQ ha delle semplici istruzioni da seguire: ENTER equivale a "Potrei lasciarti qualche spiccio di mancia", poi digiti i soldini che vuoi darmi, e ci siamo. Fatto. Poi PIN, e mi ridai la PDQ di questo cavolo. CLEAR equivale a "Non te la lascio la mancia, ciao" poi PIN, e ci siamo.
Difficile, eh?
Beh, per gli inglesi è come fosse un problema di astrofisica applicata.
E più sono sbronzi, anziani, arroganti e di fretta, più la faccenda si fa complicata.
La figa e la PDQ
La figa è molto arrogante, bionda e con la sua manicure perfetta non ti vuole lasciare un briciolo di mancia. Quindi pigia i tastini della macchinetta violentemente, immettendo il suo PIN al momento sbagliato, e facendo impazzire la macchinetta.
Dopo una serie di tentativi a vuoto, in cui la macchinetta si ribella emettendo suoni ad ogni pigiare di tastino, la figa si accorge che c'è qualcosa che non va. Ma pensa sia colpa tua, maledetta barista.
"Cosa succede? Non va il PIN! Ma hai messo l'importo giusto\ hai schiacciato il tasto sbagliato\ la tua macchinetta non va." Dirà figa spazientita.
"Prima chiede se vuoi aggiungere la mancia" dirai tu, cercando di sorridere.
"Non voglio ora per favore mettimi la schermata dove devo inserire il pin e basta. Ok? Mio dio."
E poi nella prossima vodka soda un bel paio di goccine di guttalax, cara mia, non te le leva nessuno.
L'anzianità e la PDQ
L'anzianità e la PDQ è questione spigolosa.
L'anziano non ci vede. Come puoi pretendere che legga pure le istruzioni enter o clear, totale con mancia e pin? Di conseguenza immette numeri a caso, schiaccia bottoni random, mette mance di 180 pounds (che sarebbero molto gradite), poi si innervosisce, passa la macchinetta a te, e ti dice: "La mancia non la mettere, la metto in contanti."
L'anzianità è anche un po' bugiarda. E la mancia in contanti di cui parla parla, alla fine non te la lascia mai.
Il bugiardo però non è solo l'anziano, eh. Il bugiardo e la pdq è categoria molto ampia, comprende uomini e donne, e pure bambini.
Se solo avessero un conto in banca.
Lo sbronzo e la PDQ
Lo sbronzo non riesce a mettere a fuoco, barcolla, non legge i numeri, tiene in una mano la PDQ e nell'altra il drink, poi si guarda intorno se c'è qualcuno che spia il suo PIN, che sia mai, poi si tiene la macchinetta e se la porta a spasso.
Lo sbronzo sbraita e spesso ti urla addosso.
"Che cos'è la gratuity?" "Ma come bloody hell si fa?" "Ma ho messo il pin 32 volte e non funziona. Forse ho sbagliato pin. Che carta ti ho dato?"
Poi lo farà fare a voi, ma vi guarderà con una faccia come per dire: "Secondo me questa mi frega la carta di credito e si frega pure la PDQ se non sto attento. E ora sono sicuro, mi spia il pin."
Si, diciamo che se te lo ricordassi il PIN sarebbe già un bell'inizio, sai?
La donna ubriaca e la PDQ è questione a parte.
L'altra settimana ho avuto un dialogo molto acceso con la dolce metà di un tizio, che non MI e non SI capiva. Pura incomprensione tra me e lei.
"NON VA, NON VA, QUESTA MACCHINETTA NON VA!!!" Urla lei premendo pulsanti a caso.
"Prima dovrebbe gentilmente inserire la gratuity." Dico io.
"CHE COS'E' LA GRATUITY?" Mi urla lei continuando a schiacciare i pulsanti.
"LA MANCIA" le urlo io.
"CHE COS'HAI DETTO?"
"HO DETTO LA MANCIA."
"NON SO CHE COSA SIA."
"LA MANCIA?"
"NON TI CAPISCO, MA DI COSA PARLI?"
"...." prendo la macchinetta, la imposto per il pin.
"COSA DEVO FARE?"
"Inserisca il Pin, please."
"ORA?"
No, no, anche domani. Prenditi tutto il tempo che vuoi.
Che tanto domani è un altro giorno e magari nel mentre sei rinsavita e ti viene anche in mente che cos'è la mancia.
Che ne dici? Affare fatto?
Detto in termini italiani, è come se voi andaste dal fruttivendolo sotto casa, compraste una cipolla, una carota e una patata per l'incredibile cifra di, che so, 2 euro, e chiedeste alla fruttarola: "Gina, ti pago con la carta di credito, ok?" E la Gina, invece di mandarvi a fare in culo, vi dice: "Si si, non preoccuparti. Vuoi anche che ti dia indietro dei soldi?" facendovi il famoso CASH BACK, e quindi addebiti 10 euro sul conto, e la Gina ti da quei soldi in contanti. In pratica, un prelievo alla banca ma fatto dal fruttivendolo.
La prima volta che un tizio al pub mi ha chiesto: "Fate cash back?" Io gli ho risposto: "Perchè scusa?"
Perchè, da brava italiana, mi pareva un po' assurdo che questo mi chiedesse di addebitare 20 pounds sulla sua carta, ma ancora più assurdo mi pareva il fatto che io glieli dovessi ridare indietro, in contanti.
Gli ho detto: "Scusa, c'è la banca qui dietro..."
Lui se n'è andato, mandandomi a quel paese. "Bloody stranieri", ha aggiunto.
" 'Sto stronzo sfaticato", ho aggiunto io.
Al pub ogni due per tre è un pagamento con la carta di credito, o con la PDQ che ben si dica, ovvero la macchinetta per il pagamento.
Capita che mi chiedano di pagare una mezza pinta con la carta: 1.90 pound pagati in carta di credito, perchè "Oh, non ho nemmeno un briciolino di contante con me."
Capita che mi chiedano di pagare una mezza pinta di Lime e Soda (bevanda tipicamente inglese), 65 pence, con la macchinetta. E tu li vorresti uccidere, con la PDQ violentemente gettata contro la loro fronte.
Capita che i brit pops mi aprano il portafoglio per pagare la bira o qualunque cosa sia, e mi sfoggino una collezione di carte di credito rigorosamente VISA DEBIT (che mi sta a significare vorrei essere ricco, ma in realtà non è che io sia proprio ricco, e spesso vado in rosso e quindi beccati st'altra carta che forse non sono in rosso su questo conto).
Il problema logistico non sta tanto nel pagamento con la carta, che dopo un po' diventa abitudine e non ci fai nemmeno caso se ti chiedono di pagare 65 pence o 123874 pounds con carta di credito.
Il problema logistico sta nel momento in cui io, dopo aver inserito l'importo dovuto, passo la PDQ o macchinetta del pagamento al cliente davanti a me. Li si scatena l'inferno. E' delirio allo stato puro. E' come se gli chiedessi di scegliere tra un dolcetto, uno scherzetto o la carta di credito.
La PDQ ha delle semplici istruzioni da seguire: ENTER equivale a "Potrei lasciarti qualche spiccio di mancia", poi digiti i soldini che vuoi darmi, e ci siamo. Fatto. Poi PIN, e mi ridai la PDQ di questo cavolo. CLEAR equivale a "Non te la lascio la mancia, ciao" poi PIN, e ci siamo.
Difficile, eh?
Beh, per gli inglesi è come fosse un problema di astrofisica applicata.
E più sono sbronzi, anziani, arroganti e di fretta, più la faccenda si fa complicata.
La figa e la PDQ
La figa è molto arrogante, bionda e con la sua manicure perfetta non ti vuole lasciare un briciolo di mancia. Quindi pigia i tastini della macchinetta violentemente, immettendo il suo PIN al momento sbagliato, e facendo impazzire la macchinetta.
Dopo una serie di tentativi a vuoto, in cui la macchinetta si ribella emettendo suoni ad ogni pigiare di tastino, la figa si accorge che c'è qualcosa che non va. Ma pensa sia colpa tua, maledetta barista.
"Cosa succede? Non va il PIN! Ma hai messo l'importo giusto\ hai schiacciato il tasto sbagliato\ la tua macchinetta non va." Dirà figa spazientita.
"Prima chiede se vuoi aggiungere la mancia" dirai tu, cercando di sorridere.
"Non voglio ora per favore mettimi la schermata dove devo inserire il pin e basta. Ok? Mio dio."
E poi nella prossima vodka soda un bel paio di goccine di guttalax, cara mia, non te le leva nessuno.
L'anzianità e la PDQ
L'anzianità e la PDQ è questione spigolosa.
L'anziano non ci vede. Come puoi pretendere che legga pure le istruzioni enter o clear, totale con mancia e pin? Di conseguenza immette numeri a caso, schiaccia bottoni random, mette mance di 180 pounds (che sarebbero molto gradite), poi si innervosisce, passa la macchinetta a te, e ti dice: "La mancia non la mettere, la metto in contanti."
L'anzianità è anche un po' bugiarda. E la mancia in contanti di cui parla parla, alla fine non te la lascia mai.
Il bugiardo però non è solo l'anziano, eh. Il bugiardo e la pdq è categoria molto ampia, comprende uomini e donne, e pure bambini.
Se solo avessero un conto in banca.
Lo sbronzo e la PDQ
Lo sbronzo non riesce a mettere a fuoco, barcolla, non legge i numeri, tiene in una mano la PDQ e nell'altra il drink, poi si guarda intorno se c'è qualcuno che spia il suo PIN, che sia mai, poi si tiene la macchinetta e se la porta a spasso.
Lo sbronzo sbraita e spesso ti urla addosso.
"Che cos'è la gratuity?" "Ma come bloody hell si fa?" "Ma ho messo il pin 32 volte e non funziona. Forse ho sbagliato pin. Che carta ti ho dato?"
Poi lo farà fare a voi, ma vi guarderà con una faccia come per dire: "Secondo me questa mi frega la carta di credito e si frega pure la PDQ se non sto attento. E ora sono sicuro, mi spia il pin."
Si, diciamo che se te lo ricordassi il PIN sarebbe già un bell'inizio, sai?
La donna ubriaca e la PDQ è questione a parte.
L'altra settimana ho avuto un dialogo molto acceso con la dolce metà di un tizio, che non MI e non SI capiva. Pura incomprensione tra me e lei.
"NON VA, NON VA, QUESTA MACCHINETTA NON VA!!!" Urla lei premendo pulsanti a caso.
"Prima dovrebbe gentilmente inserire la gratuity." Dico io.
"CHE COS'E' LA GRATUITY?" Mi urla lei continuando a schiacciare i pulsanti.
"LA MANCIA" le urlo io.
"CHE COS'HAI DETTO?"
"HO DETTO LA MANCIA."
"NON SO CHE COSA SIA."
"LA MANCIA?"
"NON TI CAPISCO, MA DI COSA PARLI?"
"...." prendo la macchinetta, la imposto per il pin.
"COSA DEVO FARE?"
"Inserisca il Pin, please."
"ORA?"
No, no, anche domani. Prenditi tutto il tempo che vuoi.
Che tanto domani è un altro giorno e magari nel mentre sei rinsavita e ti viene anche in mente che cos'è la mancia.
Che ne dici? Affare fatto?
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mercoledì 24 novembre 2010
Così, tanto per dire
Ogni tanto stare zitti ad ascoltare è molto meglio che dire un milione di stronzate.
O no?
O no?
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lunedì 15 novembre 2010
Ridi, ridi. Cazzo ridi, scusa?
Il sense of humour inglese mi spaventa. Io non li capisco e loro non capiscono me.
Normalmente quando parlo, scrivo, twitto, e altro, risulto simpatica. Sono soprattutto i particolari che aggiungo alle mie storie che fanno diventare il tutto divertente e non noioso, e che appassionano chi mi ascolta.
In inglese, mi sento noiosa. Inizio a parlare, e mi pare che nessuno mi ascolti.
Oppure ci metto un quarto d'ora per dire una cosa che in italiano direi in 32 secondi e in più aggiungendo dei particolari simpatici che farebbero ridere tutti. Qui questa cosa non mi viene un gran che bene.
Sarà il sense of humour diverso, sarà la barriera linguistica, ma c'è dell'incomunicabilità in Albione.
Ho cominciato a pensare al sense of humour inglese appena arrivata, quando le battute sui miei articoli alla scuola di giornalismo venivano segnate come clichés o come "Punto non chiaro" dal mio professore molto più che inglese. Inglesissimo. Che probabilmente non le capiva proprio.
Ora, stando a contatto con gli albionici in modo costante, e provando tutti i giorni la loro comicità assurda, comincio a pensare che lui non le capisse sul serio le mie battute. E che di conseguenza, senso dell'umorismo italiano e albionico siano decisamente incompatibili.
Mercoledì, a riprova dell'umorismo inglese, si andò al cinema. Al cinema a vedere quella che secondo i massimi esperti critici cinematografici inglesi doveva essere "La commedia dell'anno" "Irresistibilmente comico" "Uno dei migliori film dell'anno" "Eccezionale".
Si andò a vedere The Kids are all right: due lesbiche sposate, con due figli avuti in provetta e il donatore molto fico. Ecco, indovinate cosa succede.
Bene, la commedia dell'anno a me non ha fatto ridere per niente.
E l'ho capito eh, non pensate che magari mi sono persa i pezzi in cui gli attori dicevano cose spiritose. Chiaro? L'ho capito, ed ero l'unica che rideva nei momenti in cui le battute erano effettivamente divertenti.
Gli inglesi presenti in sala, invece, hanno riso tutto il film: un crogiolarsi nelle risate, un "Ahahahahhaha" dietro l'altro, un "Mio ddio, hilarious!"dopo un altro.
E l'ho capito eh, non pensate che magari mi sono persa i pezzi in cui gli attori dicevano cose spiritose. Chiaro? L'ho capito, ed ero l'unica che rideva nei momenti in cui le battute erano effettivamente divertenti.
Gli inglesi presenti in sala, invece, hanno riso tutto il film: un crogiolarsi nelle risate, un "Ahahahahhaha" dietro l'altro, un "Mio ddio, hilarious!"dopo un altro.
La mia vicina ha riso fino alle lacrime anche nella miserissima battuta finale, che era sotto tutti gli effetti una cacata colossale. Una battuta così ovvia che la stavo solo che aspettando.
Una boiata, insomma.
Sono tutti usciti soddisfatti, il mio vicino ha addirittura detto che il film era geniale, tremendamente comico. Mentre io mi chiedevo che cosa ci fosse di così tremendamente divertente in tutto ciò.
A riprova dell'incompatibilità italo-albionica, sabato sera andai ad un party.
Presentata ad amiche fiche paura bionde, 1.80 la più bassa, tutte con gonne molto corte e giacche molto lunghe (a riprova delle Abitudini inglesi) di amico brit pop, dopo un "Che bello sei italiana, il mio trisavolo era italiano" seguito da un "Oh, so dire vaffanculo in italiano. E anche puttana" con tanto di gestualità annessa e connessa, loro cominciano a scherzare.
"Sai, io vado al bar in discoteca, e quello fa per offrirmi una coca cola! Ma ti pare!" Risate.
Io l'ho intesa come ti pare che mi offri una coca cola in discoteca, offrimi un gin e tonic. E ho pensato: "Hai ragione, ridiamo!"
Ma lei, spiegando la scena, la intendeva proprio come "La coca cola me la pago io e tu non ti avvicinare". Ora siete pregati di ridere.
Che fate, non capite la battuta? Ah no?
Nemmeno io.
Ma lei, spiegando la scena, la intendeva proprio come "La coca cola me la pago io e tu non ti avvicinare". Ora siete pregati di ridere.
Che fate, non capite la battuta? Ah no?
Nemmeno io.
"Quello ha anche tentato di toccarmi il culo!"
"Beh, ma com'eri vestita in discoteca? Andavi in giro con un bikini dorato per non farti notare?"
AHAAHHAHAHAHAHAH.
La conversazione poi si sposta verso argomento fidanzamenti, matrimoni, canzoni da suonare al ricevimento che mi veniva il vomito solo a pensarci.
"Dai, basta, enough! Ok, grazie mille del drink e buona serata!" dico io, ovviamente scherzando, per tagliare le conversazioni matrimoniali alle due di notte in un locale Jamaicano con un drink che era composto da uno shot di Jack Daniels e uno shot di coca cola, al tavolo con una stangona inglese sbronza, la festeggiata "Intossicata di Alcool" come si era definita lei, e un tizio che non si capiva.
"No, dai, stavo scherzando, dove vai?" dice amico brit pop impaurito.
"Scherzavo pure io, eh" rispondo.
"AH."
Ah.
"Scherzavo pure io, eh" rispondo.
"AH."
Ah.
Poi la conversazione si sposta tutta verso di me. Mi chiedono perchè esco con l'amico albionico, se andiamo d'accordo, se con l'inglese non ho problemi. Se ci capiamo.
"Ogni tanto no, non ci capiamo proprio. Ma forse è per quello che usciamo insieme. Così non ci si fanno troppe domande, e non si discute di politica e di Berlusconi."
Tutti scoppiano a ridere, la festeggiata intossicata rideva con le lacrime agli occhi.
"Oddio, sei geniale, ti adoro, ti stimo, fantastica. Che ridere."
Ed io che per una volta ero seria, cazzo.
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domenica 7 novembre 2010
Two hours break
Non sento più le ginocchia.
Ho lavorato tipo 30 ore in 3 giorni.
Ho imparato a fare il pomodoro per il Bloody Mary. L'ho servito a James Blunt.
Ho passato un weekend in compagnia di buoni amici, ho cucinato, riso e bevuto il vino rosso. E fa bene, eh.
Il vino rosso, ma soprattutto gli amici.
Torno a casa, e trovo un paio di video di queste signorine postati su Facebbok.
Ho ricevuto uno dei messaggi più carini di sempre.
In fondo, dopo tutto, diceva: "Hope you are a happy girl".
Well, today, I think I am.
Ho lavorato tipo 30 ore in 3 giorni.
Ho imparato a fare il pomodoro per il Bloody Mary. L'ho servito a James Blunt.
Ho passato un weekend in compagnia di buoni amici, ho cucinato, riso e bevuto il vino rosso. E fa bene, eh.
Il vino rosso, ma soprattutto gli amici.
Torno a casa, e trovo un paio di video di queste signorine postati su Facebbok.
Ho ricevuto uno dei messaggi più carini di sempre.
In fondo, dopo tutto, diceva: "Hope you are a happy girl".
Well, today, I think I am.
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martedì 2 novembre 2010
Esperimenti culinari made in Albion
La mia dieta ultimamente è tutt'altro che salutare.
La settimana scorsa ho provato per la prima volta l'ebrezza dei drinks inglesi. Quelli veri e propri.
Quelli che vai a casa della persona che ti ha invitata, e trovi due tavoli: uno con una miseria di cibo, due patatine e un vassoietto con le stramaledette "canapes" (delle tartine orripilanti con sopra cremine al formaggio e varie ed eventuali cipolle del caso), e poi c'è LUI. Lui inteso come il tavolo dei drinks.
La proporzione tra i due tavoli in questo paese è sempre sbagliata.
Mentre in Italia la proporzione sarebbe più o meno equa, e quindi diciamo: tot cibo X tot alcool= mi sbronzo ma sopravvivo, in questo paese la proporzione diventa: NO cibo X tot elevato alla terza alcool= mi sbronzo da morire e poi magari collasso in un taxi.
E il tavolo dei drinks, in quella casa, era una cosa enorme, pieno zeppo di bottiglie di vino di tutti i colori e tutte le bolle e non bolle.
E tu, ospite, appena varchi la soglia della casa della tizia o del tizio, vieni dotato di un bicchiere, e per tutta la sera c'è qualcuno che te lo riempie: "Un altro goccio di vino?" "Del vino?" "Ancora qualcosa da bere?" "Ma dai, non stai bevendo niente!" Tutto questo, rigorosamente senza mangiare.
Il mio stomaco, dopo quella sera, si è chiuso in silenzio stampa per tre giorni. La mia testa pulsava a propulsione. Il mio pensiero fisso era "Basta, io non bevo più."
Ovviamente, quattro giorni dopo sono tornata a pensare che gli astemi non mi piacciono, e che io non potrei mai essere astemia, e che il "Basta, io non bevo più" non s'ha da fare.
Drinks a parte, lavorare in un pub non aiuta di certo la mia dieta salutista e organic e chi più ne ha più ne metta. Perchè non è che lavoro in un centro benessere disintossicante, lavoro in un pub.
Dove patatine fritte, salsicce, hamburger, zuppe con doppia crema e quintali di porri e patate e frittumi vari sono all'ordine del giorno.
Ogni giorno, il nostro chef ci propone qualcosa di buono, succulento e inglese.
Potremmo iniziare con una deliziosa tortina al salmone e merluzzo tutto bello tagliuzzato che non puoi dire di no, con tanta patata e una vagonata di porro. E vicino tanta bella maionese. Che io detesto.
Insieme al merluzzo e al salmone.
Io non so che problemi abbiano gli inglesi con il porro. Il porro è onnipresente, in ogni piatto, c'è il porro. Pure nel gelato tra un po' ce lo mettono, per avere quell'alitosi di cipolla molto discreta.
Potremmo continuare poi deliziandovi con il Burger del pub: con uno spessore di circa 8 centimetri, l'impasto dell'hamburger prevede che all'interno vi sia almeno una cipolla rossa CRUDA, e almeno un paio di spicchi d'aglio.
Poi, il panino viene spolverato d'aglio, un po' come la bruschetta. Insalatina, doppia cipolla, patatine fritte al lato.
Vi posso assicurare che non fa bene alla pancia, allo stomaco, e nemmeno all'alito.
Perchè non proporvi poi un bel porro condito con dei funghi e del pollo, e una briciolina di riso? Perchè il riso chissenefrega, l'importante è il porro.
Scordatevi i risotti come quello che fa la vostra mamma che sta li a mantecare a lungo, e mescolare, e aggiungere il brodo, e poi aggiungere il formaggio e blabla... Qui bastano il nostro amico porro, il riso bollito, un paio di funghi, dei pezzi di pollo, doppia panna e il risotto è fatto.
Gnam gnam, insomma.
Ma vorrei lasciarvi con il mio piatto preferito in assoluto.
La soup of the day, o zuppa del giorno che si dica, che tutti voi vorreste trovare servita sul vostro piatto di ritorno da una lunga e faticosa giornata lavorativa.
Un insieme di gusti, pesci, porri, bacon e altri sapori contrastanti e molto poco commestibili che hanno lasciato il segno nel mio stomaco per un giorno intero: la "Smoked Haddock and potato soup".
L'Haddock, è un pesce a me sconosciuto. Tradotto in italiano secondo fonti googolate e attendibili come Pesce Eglefino, dentro la zuppa l'Haddock mi risulta come una specie di sardina molliccia, spezzettata e affumicata non si sa dove ne come.
Sabato entro fiduciosa nella cucina del pub, per prendere il cibo alla fine delle mie prime ore di un doppio turno lavorativo. Mi ritrovo lo Chef, che mi dice che il lauto pasto era quasi pronto.
Ritorno dopo cinque minuti e vedo una pentola con della roba bianca galleggiante dove sono riuscita a distinguere ad occhio delle patate, dei porri, ovviamente, e dei pezzi di bacon.
Nascosto sotto, molto sotto, lontano dagli occhi e pronto a tendere un agguato al palato, c'era lui.
Il pesce eglefino.
Mi siedo. Inizio a mangiare. Il porro si è impossessato di me fin dal primo cucchiaio. Forte e cipolloso.
Poi ho beccato un pezzo di bacon unito ad una patata sbollentata e alla doppia crema che galleggiava pesantemente nel mio piatto. Unto e patatoso.
Ancora non riuscivo a distinguere l'ultimo ingrediente, che dava alla zuppa un retrogusto di rete da pesca.
Poi, è stato finalmente il momento dell'haddock, o pesciolino eglefino.
Mollo ed insignificante, il pesce eglefino risulta al palato come risulta il baccalà, o stoccafisso: pesce puro appena pescato 100% mare che tagli con un grissino e ti conviene non masticare per la consistenza viscida e collosa.
Momento di silenzio. Il boccone eglefino stava a metà tra la mia gola e la mia trachea, indeciso se venire sputato di fuori o trangugiato in un sol colpo, e affogato in un litro d'acqua.
Vedo lo chef avvicinarsi. "Che faccio, che faccio?", ho pensato con faccia disgustata.
Il boccone eglefino scivolava lento e viscido verso la trachea.
Ho mandato giù tutto. In un sol boccone.
Segue dialogo tra lo chef (ch) e me (C):
Ch: "Ti piace la zuppa?"
C:" Si, dai, buona... Ma cosa c'è dentro di preciso?"
Ch: "Allora, patate, porro, cipolla, bacon, e haddock. Smoked haddock."
C: "Ah, smoked haddock..."
E così, nel mio cervello, in quel momento ho pensato a lui, e a questo video:
E poi ho detto: "MMMH, Smoked Haddock. Fenomenale!"
Ovviamente, lo chef non parla una pippa di italiano. E se ne è andato, convinto di aver fatto la miglior zuppa di pesce eglefino sulla faccia della terra.
La settimana scorsa ho provato per la prima volta l'ebrezza dei drinks inglesi. Quelli veri e propri.
Quelli che vai a casa della persona che ti ha invitata, e trovi due tavoli: uno con una miseria di cibo, due patatine e un vassoietto con le stramaledette "canapes" (delle tartine orripilanti con sopra cremine al formaggio e varie ed eventuali cipolle del caso), e poi c'è LUI. Lui inteso come il tavolo dei drinks.
La proporzione tra i due tavoli in questo paese è sempre sbagliata.
Mentre in Italia la proporzione sarebbe più o meno equa, e quindi diciamo: tot cibo X tot alcool= mi sbronzo ma sopravvivo, in questo paese la proporzione diventa: NO cibo X tot elevato alla terza alcool= mi sbronzo da morire e poi magari collasso in un taxi.
E il tavolo dei drinks, in quella casa, era una cosa enorme, pieno zeppo di bottiglie di vino di tutti i colori e tutte le bolle e non bolle.
E tu, ospite, appena varchi la soglia della casa della tizia o del tizio, vieni dotato di un bicchiere, e per tutta la sera c'è qualcuno che te lo riempie: "Un altro goccio di vino?" "Del vino?" "Ancora qualcosa da bere?" "Ma dai, non stai bevendo niente!" Tutto questo, rigorosamente senza mangiare.
Il mio stomaco, dopo quella sera, si è chiuso in silenzio stampa per tre giorni. La mia testa pulsava a propulsione. Il mio pensiero fisso era "Basta, io non bevo più."
Ovviamente, quattro giorni dopo sono tornata a pensare che gli astemi non mi piacciono, e che io non potrei mai essere astemia, e che il "Basta, io non bevo più" non s'ha da fare.
Drinks a parte, lavorare in un pub non aiuta di certo la mia dieta salutista e organic e chi più ne ha più ne metta. Perchè non è che lavoro in un centro benessere disintossicante, lavoro in un pub.
Dove patatine fritte, salsicce, hamburger, zuppe con doppia crema e quintali di porri e patate e frittumi vari sono all'ordine del giorno.
Ogni giorno, il nostro chef ci propone qualcosa di buono, succulento e inglese.
Potremmo iniziare con una deliziosa tortina al salmone e merluzzo tutto bello tagliuzzato che non puoi dire di no, con tanta patata e una vagonata di porro. E vicino tanta bella maionese. Che io detesto.
Insieme al merluzzo e al salmone.
Io non so che problemi abbiano gli inglesi con il porro. Il porro è onnipresente, in ogni piatto, c'è il porro. Pure nel gelato tra un po' ce lo mettono, per avere quell'alitosi di cipolla molto discreta.
Potremmo continuare poi deliziandovi con il Burger del pub: con uno spessore di circa 8 centimetri, l'impasto dell'hamburger prevede che all'interno vi sia almeno una cipolla rossa CRUDA, e almeno un paio di spicchi d'aglio.
Poi, il panino viene spolverato d'aglio, un po' come la bruschetta. Insalatina, doppia cipolla, patatine fritte al lato.
Vi posso assicurare che non fa bene alla pancia, allo stomaco, e nemmeno all'alito.
Perchè non proporvi poi un bel porro condito con dei funghi e del pollo, e una briciolina di riso? Perchè il riso chissenefrega, l'importante è il porro.
Scordatevi i risotti come quello che fa la vostra mamma che sta li a mantecare a lungo, e mescolare, e aggiungere il brodo, e poi aggiungere il formaggio e blabla... Qui bastano il nostro amico porro, il riso bollito, un paio di funghi, dei pezzi di pollo, doppia panna e il risotto è fatto.
Gnam gnam, insomma.
Ma vorrei lasciarvi con il mio piatto preferito in assoluto.
La soup of the day, o zuppa del giorno che si dica, che tutti voi vorreste trovare servita sul vostro piatto di ritorno da una lunga e faticosa giornata lavorativa.
Un insieme di gusti, pesci, porri, bacon e altri sapori contrastanti e molto poco commestibili che hanno lasciato il segno nel mio stomaco per un giorno intero: la "Smoked Haddock and potato soup".
L'Haddock, è un pesce a me sconosciuto. Tradotto in italiano secondo fonti googolate e attendibili come Pesce Eglefino, dentro la zuppa l'Haddock mi risulta come una specie di sardina molliccia, spezzettata e affumicata non si sa dove ne come.
Sabato entro fiduciosa nella cucina del pub, per prendere il cibo alla fine delle mie prime ore di un doppio turno lavorativo. Mi ritrovo lo Chef, che mi dice che il lauto pasto era quasi pronto.
Ritorno dopo cinque minuti e vedo una pentola con della roba bianca galleggiante dove sono riuscita a distinguere ad occhio delle patate, dei porri, ovviamente, e dei pezzi di bacon.
Nascosto sotto, molto sotto, lontano dagli occhi e pronto a tendere un agguato al palato, c'era lui.
Il pesce eglefino.
Mi siedo. Inizio a mangiare. Il porro si è impossessato di me fin dal primo cucchiaio. Forte e cipolloso.
Poi ho beccato un pezzo di bacon unito ad una patata sbollentata e alla doppia crema che galleggiava pesantemente nel mio piatto. Unto e patatoso.
Ancora non riuscivo a distinguere l'ultimo ingrediente, che dava alla zuppa un retrogusto di rete da pesca.
Poi, è stato finalmente il momento dell'haddock, o pesciolino eglefino.
Mollo ed insignificante, il pesce eglefino risulta al palato come risulta il baccalà, o stoccafisso: pesce puro appena pescato 100% mare che tagli con un grissino e ti conviene non masticare per la consistenza viscida e collosa.
Momento di silenzio. Il boccone eglefino stava a metà tra la mia gola e la mia trachea, indeciso se venire sputato di fuori o trangugiato in un sol colpo, e affogato in un litro d'acqua.
Vedo lo chef avvicinarsi. "Che faccio, che faccio?", ho pensato con faccia disgustata.
Il boccone eglefino scivolava lento e viscido verso la trachea.
Ho mandato giù tutto. In un sol boccone.
Segue dialogo tra lo chef (ch) e me (C):
Ch: "Ti piace la zuppa?"
C:" Si, dai, buona... Ma cosa c'è dentro di preciso?"
Ch: "Allora, patate, porro, cipolla, bacon, e haddock. Smoked haddock."
C: "Ah, smoked haddock..."
E così, nel mio cervello, in quel momento ho pensato a lui, e a questo video:
E poi ho detto: "MMMH, Smoked Haddock. Fenomenale!"
Ovviamente, lo chef non parla una pippa di italiano. E se ne è andato, convinto di aver fatto la miglior zuppa di pesce eglefino sulla faccia della terra.
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