mercoledì 28 aprile 2010

Saggezza popolare

La mia famiglia è multi regionale, e così composta:
-Padre: discende da madre veronese e padre pugliese di Trani.
-Madre: discende da madre emiliana e padre emiliano. Anzi, emilianissimi. Di Fabbrico, Reggio Emilia.

Ne consegue che io sono (attenti alle percentuali) 20%veneta, 30% pugliese, 50% emiliana.
E della parte emiliana ne vado alquanto fiera. Pure di quella pugliese.
La percentuale veneta la potrei quasi scartare, ma alla fine il Veneto mi accoglie ancora oggi, mica posso far finta di niente.

In più sono quattro lunghi anni che sto con GenioeSregolatezza, che non sono due persone ma è una sola. E genio perchè è un piccolo genio di molte cose, ed è anche un po' secchione, ed è uno di quelli che studia poco e prende voti eccellenti. E sregolatezza perchè si. Punto.
GenioeSregolatezza ha geni così composti: 50% abruzzese, 50% inglese.
Il 50% abruzzese però, è profondamente radicato in lui. Molto più del 50 % inglese.

Tutte queste percentuali e nessun punto. Ora vi dico cosa significa questa lunga lista di regioni e percentuali.

Io e famiglia domenica eravamo a pranzo fuori, nella ridente cittadina di Verona.
Si parlava, ad un certo punto qualcosa rapisce l'attenzione di padre: 'na stangona un metro e ottanta che camminava sinuosa per piazza Erbe.
Madre: "Ma la smetti? Cosa guardi? Non sarai mica come tuo padre che diceva "Altezza mezza bellezza" vero?!"
Padre non ha detto nulla, ma io pensavo che sì, in effetti nonno Riccardo aveva ragione, e pensavo che la cara vecchia saggezza popolare ci azzecca quasi sempre.

Io vivo sommersa da proverbi che i miei nonni usavano per spiegare varie situazioni.
Dato che i miei nonni non ci sono più, li sento da madre e padre, poi li ripeto, e poi effettivamente scopro che sono piuttosto realistici. Ogni nonno\nonna aveva il suo detto preferito.
GenioeSregolatezza invece, mi delizia con i detti abruzzesi su molte cose.

Dalla Puglia ci giungono i proverbi sulle donne. Mio nonno, aveva un detto per ogni tipo di donna.

Il mio preferito è "Belle o brutte si sposan tutte." Che, in effetti, ha un suo perchè.

Per le belle non c'è niente da fare. E' naturale che le belle ragazze si sposino. Ma quando si sposano le brutte... la saggezza popolare vince 1 a 0.
Arriva un momento nella vita, in cui qualche conoscente magari bruttarella e magari pure noiosa viene chiesta in moglie.
E noi, che siamo un po' cattive e pure un po' stronze, tutte noi pensiamo: "Cazzo, se si sposa pure quella mi sposo pure io."
Lo stesso equivale se ci arriva l'invito per il matrimonio di qualche figlio di amici di madre e padre, che si sposa la donna più mortalmente noiosa della terra. La frase è sempre quella.

Il detto vale anche nel caso fortuito di incontrare per strada qualche brutta, ma brutta ragazza, per mano a un bel ragazzo, e mentre si tengono per mano si sbaciucchiano e sbavusciano allegramente.
Noi magari in quel momento siamo single, con gli ormoni a palla e l'acidità latente, e quindi diciamo: "E che cazzo, se si trova il ragazzo quella me lo trovo pure io."

Lo pensiamo e basta, però. Perchè va bene che siamo stronze, ma nel caso della conoscente chiesta in sposa, se ci invita al matrimonio magari conosciamo qualcuno di interessante.
E mangiamo e beviamo a sbafo, aggiungerei.

L'altro proverbio che il nonno usava sempre era "Altezza mezza bellezza" .
Nel mio caso, saggezza popolare 10 - Costanza 0.

La natura con me non è stata carina: a dieci anni ero tipo la più alta della classe. Mi pavoneggiavo dall'alto del mio metro e un bel po' di centimetri che ora non ricordo, e pensavo che sarei diventata ancora più alta.
Come no.
Le amichette con cui esco ora sono ancora quelle che erano in classe con me alle elementari, e che io superavo di un bel po' in altezza.
Ora la situazione è questa: la più piccola di loro sarà 1.68 mt, la più alta sfiora il metro e ottanta. Io in tutto ciò, sono rimasta alta come ero in quinta elementare, centimetro più centimetro meno. E le mie allieve di danza di dieci anni sono alte come me.

L'essere alte comporta alcune facilitazioni che chi è alto non si accorge di avere. Ma se sei bassa, te ne accorgi eccome.

Prendiamo i concerti. Se una è stangona, vede benissimo, e ovunque lei vada non avrà alcun problema. Se una è bassa, prima cosa non sa dove andare, dove posizionarsi tra la folla urlante, saltellante e molto più alta di lei.
Inoltre, puoi stare sicuro che appena la bassa si mette in un posto e trova il suo spiraglio verso il palco, qualcun'altro di molto più alto piazzerà le sue altissime spalle davanti. E addio vista palco. E benvenuta vista culo.

Ma la saggezza popolare ha ragione: più una è alta, più viene notata.
L'altra settimana, la mia amica neo dottoressa mi sfoggiava un paio di scarpe tacco 12 cm. Lei è 1.75 mt. Un metro e ottantasette centimetri di bella ragazza. Tutti si giravano a guardarla.
Poi, ventisette centimetri e una lunga coscia dopo, c'ero io.

Quindi resta il fatto che la sottoscritta, se vuole mostrarsi alta, deve utilizzare il prossimo proverbio, e vivere per sempre, infelice e scontenta ma alta 1.72, con le sue vecchie amiche: le scarpe con il tacco.

La nonna dall'Emilia Romagna mi usava sempre il "Per imbellire bisogna soffrire".
Saggezza popolare di nuovo 10 a 0.

Vuoi i capelli dritti? Stirati i capelli con la piastra rischiando di ustionarti le ditina, e tirandoti anche il cranio.
Vuoi evitare che il baffo ti vada via con il vento? Scerettati e soffri in silenzio. (E questo punto vale per tutte le cerette, in ogni luogo del corpo. Anche quelli remoti. Soprattutto quelli remoti)
Vuoi essere più alta, più bella, più sexy, più più? Metti le scarpe con il tacco, i vestiti stretti e il tanga che ti duole.
Fai tutto questo come se ti stessi divertendo un mondo, però. Sennò non vale.

Da GenioeSregolatezza ci viene il proverbio "Mazz' e panell' fanne e fije bell', panell senz mazz' fanne e fije pazz", che tradotto in lingua non originale vuol dire che le mazzate e il cibo fanno i figli belli, il cibo senza le mazzate fanno i figli pazzi.
E su questo non ci piove. Farei un grande cartellone, e poi lo attaccherei sui portoni di svariate famiglie. E lo attaccherei anche su svariati genitori che dovrebbero ricordarlo.

L'altro detto che mi viene direttamente dall'Abruzzo è "A chillì li chinviene di chiù accattà lu uestit che darl' a magnà e a bevre" .
Tradotto in lingua, vorrebbe dire che alla ragazza a cui si fa riferimento (chillì), è più conveniente comprare una montagna di vestiti nuovi, piuttosto che darle da mangiare e da bere.
Indovinate a chi si riferisce GenioeSregolatezza quando lo dice. Non è molto difficile come indovinello.

Ma il detto preferito arriva dal papà di madre, Pellegrino, unico nonno che ho conosciuto.
Io e il nonno Pellegrino ci guardavamo sempre la Corrida e le partite della Juventus insieme. Ci facevamo mille risate. E ci mangiavamo le pasticche del Re Sole di nascosto, perchè la liquirizia fa salire la pressione, e lui la pressione ce l'aveva alta.
Il nonno era un buongustaio, gli piaceva bere e mangiare. E diceva sempre "L'acqua la fa mel, e ven e fa cantè" . Questo è facile, ma ve lo traduco lo stesso: l'acqua fa male, il vino fa cantare.

Non c'è che dire: sono tutta mio nonno.

venerdì 23 aprile 2010

Avere 12 anni (nel 2010)

Premessa: se non lo sapete, io insegno danza. Bene,ora lo sapete.
Sono assistente della mia maestra, quindi: correggo braccia, gambe, dimostro come fare cosa, studio i balletti.
Le mie allieve hanno dai 10 ai 12 anni.
Le mie allieve l'altro giorno continuavano a strapazzarmi le palle parlandosi nelle orecchie e non facendo nulla. Le mie allieve mi hanno detto quello che segue. E ieri quello che segue è stato confermato.
E' una storia vera.

Io ero dodicenne nel 1997, praticamente l'anno in cui le dodicenni di oggi facevano la loro comparsa nel mondo.

Ero una dodicenne normalissima: andavo a scuola, chiamavo le mie amichette, mi sembrava di amare tutti i miei compagni di classe.
Se mi piaceva qualcuno lo potevo invitare per merenda e poi si facevano i compiti. Il che mi pareva a quel tempo e ai miei dodici anni, praticamente come farci l'amore.

Il mio grande amore era già George Clooney, mi piaceva E.R, ascoltavo i R.E.M, scrivevo le letterine con scritto TVTB con il periodico sopra la T, il sabato sera venivano le amichette a casa mia e ci vedevamo i film con i popcorn.
Ero una molto sportiva: andavo a danza, ero ancora una nuotatrice provetta e facevo le regionali di nuoto, facevo la campestre. Roba che se la facessi adesso, probabilmente mi ritrovereste morta dieci metri dopo il via.

Di limonare non mi passava nemmeno per la testa. Forse mi passava, ma nel 1997 era ancora normale non aver già stilato la lista dei ragazzetti che avevi baciato.
E soprattutto, mi ricordo che io e le mie amiche facevamo "Bleeeeah!" davanti a ogni scena di quasi sesso, e a educazione sessuale ridevamo come delle matte, e ci dicevamo "Beh, io non lo farò mai!"
Ed era giusto così. A dodici anni, fare sesso deve essere la tua ultima preoccupazione, ed è anche giusto che ti faccia un po' schifo: hai tutto il tempo davanti a te per capire che è una cosa molto, molto bella. Ma non lo devi capire a dodici anni.
Invece ora pare di si.

Avere dodici anni nel 2010 dev'essere relativamente difficile. Sanno tutto troppo in fretta, scoprono cose che io a dodici anni non sapevo esistessero, vedono film, immagini, programmi che io non avrei mai visto, hanno Facebook, cellulari ultima generazione e la mail. La mail.
Alla faccia di Poste Italiane che ha portato le mie letterine in giro per l'Italia fino a quando avevo 16 anni.

Pensano a cose che alla loro età non dovrebbero nemmeno interessare: la dieta, i vestiti, i capelli perfetti, le tette troppo piccole, i trucchi e i ragazzi. Tanti ragazzi.
Cazzo, a dodici anni io mangiavo quello che volevo senza preoccuparmi, dei vestiti non me ne fregava nulla (per non parlare dei capelli), le tette non le ho mai avute, e i ragazzi erano solo quelli che guardavamo durante la ricreazione noi amichette. E che magari ci regalavano i Baci Perugina sotto il banco.

In più, sono bombardate dal sesso. Guardatevi in giro: tutto parla di sesso, pure le mamme a volte sono bombe sexy più che mamme, tacchi alti e mini vestitini. Guardate da tutti, nonostante si portino appresso le figlie.
E pure le Bratz, che dovrebbero essere delle bambole, sembrano dei puttanoni da statale.
E' normale che ci pensino, e magari lo facciano pure, il sesso, a dodici anni, a casa da sole, con il ragazzino 13enne. E magari restano incinte.
Questa è la storia vera.

Martedì non la finivano più di parlare, le mie allieve. Ho chiesto cosa ci fosse di così interessante di cui discutere, e mi hanno raccontato di lei, che a 12 anni era a casa da sola, ha chiamato il fidanzatino perchè non sapeva che fare, e hanno fatto sesso.
Poi l'hanno rifatto, e poi lei si è accorta di essere incinta, perchè delle mestruazioni nemmeno l'ombra, ma delle nausee mattutine l'ombra c'era eccome.

E poi sono scattate le solite domande, quelle che non vorresti ti facessero mai, quelle che peggio di così ci sono solo: 1- "Come si fanno i bambini?" e 2- "Babbo Natale esiste?"

"Tu cosa ne pensi?" mi hanno chiesto. E li ho pensato che fare il genitore, e usare le parole giuste al momento giusto, e far capire che non è così che deve andare, dev'essere proprio dura.
Cercavo di spiegare che non si conoscono ancora, non sanno com'è fatto il loro corpo, che fare l'amore è come donarsi a qualcuno, e per farlo bisogna conoscersi, e la prima volta viene una volta sola. Che non si può darsi via per caso, perchè tutte lo fanno. Che devono rispettare i loro tempi, il loro corpo. La loro età.
Loro mi guardavano, e io speravo tanto che mi stessero capendo. E che quando sarà il loro momento, ripensino a quello che ho detto.

Quando sono tornata a casa, mi è venuta in mente la mia festina dei tredici anni.
Eravamo al lago, c'era il bimbetto che mi piaceva. La mia amica ha messo su questa canzone (che smelensi) e abbiamo ballato i lenti.
E a me sembrava la cosa più bella che potesse capitarmi.
E ho pensato che lei, queste cose non le proverà mai.
Perchè ha corso contro il suo tempo. Ed è troppo tardi per tornare indietro.

venerdì 16 aprile 2010

La vita secondo Facebook

E' dal giorno di Pasquetta che medito di scrivere questo post.
Perchè alla fine a pasquetta sono andata alla solita grigliata, e ho bevuto un finimondo di birra per resistere alla giornata.
Ma soprattutto perchè durante la festa un'amica ha parlato con un tizio, e alla fine della giornata tizio non le ha chiesto il numero, le ha chiesto "Sei su Facebook?"

Ma com'era la vita prima di Facebook? Voglio dire, ai tempi in cui chiedere il numero di telefono era una cosa normale? Ai tempi in cui non si sapeva se questo si sposava con quello, in cui le nostre foto, quelle dei figli rimanevano una cosa privata, in cui non ti dovevi preoccupare se qualcuno pubblicava foto che potevano sembrare compromettenti, in cui se uno si lasciava non risultava subito dopo single, con le conseguenti 1392 domande del caso?
Facebook invade le nostre vite, in tutte le direzioni e sotto tutti i punti di vista.
Servirà pure per ricongiungerti con l'amichetto che avevi alle elementari e all'asilo, e che non senti da una vita, ma fondamentalmente serve a farsi una vagonata di cazzi altrui.

Prendiamo per esempio la complicata relazione Facebook\amore\relazioni sentimentali.

La mia amica il giorno di pasquetta si aspettava che tizio le dicesse "Mi dai il tuo numero, così magari ci sentiamo?" E invece lui le ha detto "Hai Facebook? Stasera ti aggiungo."
Che poi mi chiedo, magari non ti ricordi il suo cognome, come fai a trovarla? Metti il suo nome, e ne vengono fuori 7 pagine. Cercala.
Oppure ti dimentichi proprio il nome quando arrivi a casa, cazzo fai?

Comunque, da quando c'è Facebook, avere il numero di telefono di qualcuno ha la stessa importanza che potrebbe avere una proposta di matrimonio, più o meno.
Prima c'è l'iter del social network, per capire se il terreno è fertile: ti scrivo sul wall, aspetto una risposta, poi ti mando una mail, ti chiedo se vuoi uscire.
Poi ti riscrivo sul wall, e poi forse alla terza uscita ti chiedo il numero di telefono.
Anzi no, te lo chiedo direttamente via Facebook, va.

Grazie alla straordinaria applicazione "Relationship status" puoi sapere in diretta se qualcuno si è lasciato, se qualcun'altro si è sposato, se si è fidanzato...
Un paio di settimane fa un amico mi ha chiesto come fare a nascondere lo status della sua relazione, senza che tutti i suoi 450 amici venissero a conoscenza del fatto che si, si era mollato con la ragazza. Ho visto il terrore nei suoi occhi mentre mi chiedeva: "Ma non è che tutti lo vedono, che poi cominciano a chiedermi..."
Facebook ti evita anche la parte divertente delle figure di merda alla coppia scoppiata, quando fai la tipica domanda, e lui\lei ti dice che si sono lasciati: non serve a nulla chiedere.
Tanto lo sapevi già.

Sempre grazie a questa fantastica applicazione, scopro gente che si fidanza dal giorno alla notte, perchè non conosce la differenza tra ENGAGED, che vuol dire fidanzato con anello e data dello sposalizio decisa, e IN A RELATIONSHIP, che vuol dire che c'hai il ragazzo, ma che non prevedi di sposarti a breve.

Sono anche venuta a conoscenza del fatto che il mio ex amore americano, un surfista fichissimo, biondo occhi verdi, che non me l'ha mai dato e mai me l'avrebbe concesso perchè io ero "Troppo spregiudicata per lui", ha trovato una a cui finalmente può darlo, e si sposa l'anno prossimo.
Lui ha scritto ENGAGED sul suo profilo, e tutti gli americani a complimentarsi e a gioire della lieta novella.
Io invece spero solo che abbiano fatto un po' di sana pratica pre matrimoniale.

La cosa snervante della relazione facebook\storie d'amore sono le bimbe minkia, le quindicenni innamorate che mandano messaggi indiretti ai loro morosetti.
Cose del tipo: "Io ti amavo, perchè hai rovinato tutto?" "Io ci credevo in noi, la gelosia è brutta e tu non lo capisci" oppure "Io esco. Se sto a casa penso a te e impazzisco"
Ne ho una che mi intasa la Home a forza di frasi smelense, e che si è appena mollata con il suo "amore mio".
Nel dubbio che possa ricominciare a intasarmi la Home con frasi per il nuovo ragazzo, oggi l'ho cancellata dagli amici.

Altra cosa che non mi è proprio del tutto chiara, è la complicatissima relazione amicizie\facebook.
La cosa che non capisco è questa: siamo amici solo via internet, e quindi posso solo scriverti e non posso rivolgerti ne la parola, ne tanto meno il saluto quando ti vedo? Oppure l'amicizia vale anche fuori dalla rete, e possiamo salutarci civilmente?
Possiamo evitare di parlarci, se preferisci.

L'esempio tipico è questo: mettiamo che ci chiediamo l'amicizia, per qualche strano motivo. Tu accetti, e magari mi scrivi anche qualche cosa sul wall, qualche vaccatina sul blog.
Puta caso che ci vediamo in giro, che tanto a Verona tutti vedono tutti, è naturale. E te non mi saluti. E allora ti saluto io, perchè sono educata e la gente la saluto, e tu mi guardi stupita.
Allora diciamocelo che possiamo essere amiche solo via internet, così la prossima volta evito di salutarti, e mi evito la faccia da culo delle tue amiche. E pure la tua.
Lo sai che su Facebook non si direbbe che c'hai sta faccia da culo?

Altra invenzione di Facebook sono i link.
Inventati solitamente da bimbe minkia che si firmano con nomi incredibilmente fantasiosi tipo Rainbow e Innamorata di te e All i need is love, trattano di qualsiasi argomento: mi lasci perchè non mi meriti, le tue amiche sono le sorelle che ti sei scelta, io non mi arrendo mai, noi che la pazzia l'abbiamo nel dna... Potrei citarne un milione.
Sono sempre accompagnati da fotine da ragazzina indie rock, e dall'immancabile spiegazione, scritta TuTta CoSì, ChE NoN CaPiSCi Un BeL CaZzO QuAnDo Li LeGGi, XD. (xd è fondamentale, se non c'è quello, non si capisce la profondità del link.)
XD.

Ma in fondo è inutile lamentarsi, io ci penso a chiudere il mio profilo ogni tanto, ne parlo, e poi non lo faccio mai.
Mi dico di no, che serve sempre la pubblicità per il Bloggo, e poi se mi togliessi da FB non potrei più cliccare l' "I like" button.
Perchè una delle cose che più mi diverte di Facebook è proprio quello, usato spesso sinceramente, ogni tanto con fancazzismo (del tipo si ok, può andare, a Costanza potrebbe piacere quest'elemento), qualche volta sarcasticamente.
Come quella volta che ho letto del fidanzamento dell'ex.
E ho cliccato su "I like".
E, ovviamente, ero molto sincera.

giovedì 15 aprile 2010

Comunicazione di servizio

Dato che le mie giornate m'annoiano, dato che studio tantissimo, dato che in giugno ho gli ultimi esami, dato che di tempo da perdere io ne ho sempre un botto, io e la mia amichetta Ada abbiamo deciso di aprire un blog.
Perchè avere due blog è molto cool.

Il blog in questione si chiama "From burgers to polenta", storie di ordinaria follia ambientate a Verona e Dallas.

Volete l'indirizzo? Ma bravi, eccolo qua: http://theinternationaltales.wordpress.com/

Si discuterà di molte cose dalla patria degli yankee alla patria dei leghisti e dei polentoni, l'ironia e la cattiveria sono a livelli estremi. Siete avvisati.

Fateci un giro, e commentate che noi siamo contente.

Wordpress tra l'altro è una figata. Sto meditando di trasferirmi.
Se solo non fossi tecnologicamente menomata, e quindi non ho la minima idea di come si faccia.

Un tranquillo weekend di tensione

Tiriamo le somme del Vinitaly: sonno arretrato, fatto ubriacare una buona percentuale dei visitatori alla fiera, mangiato un cazzo per cinque giorni, lividi sparsi per il corpo causa spostamento di cartoni di vino, e causa sgabuzzino minuscolo e pieno di spigolosi cartoni, pronti a ferirmi.

Sabato è stato il degenero, non pensavo sarei arrivata sana e salva alla fine della giornata. Ho fatto la pipì una volta in 8 ore, che per me è una cosa impossibile, incredibile, da incorniciare: io sono come i bambini, ho il canale diretto. Non fa fermate intermedie.

Sabato notte, dopo la giornata leggera che tutta la famiglia aveva passato, la nipotina ha deciso che quasi quasi era il momento di nascere: lei è una ragazza notturna, e alle 3 di mattina ha fatto si che le acque si rompessero. E poi basta.
Basta nel senso che ha aspettato un giorno intero per nascere, anzi no, quasi 2.

Domenica la famiglia ha passato tutto il giorno in fiera controllando ogni 2x3 il telefono, e messaggi, e chiamate, e passaggi nello stand del cognato per vedere se era ancora li, o se era scappato via per assistere alla nascita delle figlioletta, ansia.
E dire che gliel'avevo detto io alla nipotina: "Aspetta che passi il Vinitaly per nascere, che il tuo papà lavora, il nonno lavora, le zie pure. Ok, ci siamo capite?"
Ma mia nipote è una sveglia. Cosa pensate.

Lunedì ancora niente news, lei stava bene li dentro alla pancia e non dava segni di voler nascere.
Quindi tutta la famiglia di nuovo in fiera, con il solito giro di sms, chiamate, passaggi agli stand e blablabla.

Ho finito di lavorare alle 17. Alle 17.45 ero in ospedale a trovare futura mamma e nipotina.
Alle 18 sono iniziate le contrazioni.

Ora non per essere, ma ha sentito la zia, e avrà pensato: "E' ora!"

Si è fatta attendere, come tutte le ragazze che si rispettino, per ben 10 ore.
Io e madre aspettavamo in sala d'attesa come nei migliori film americani: ogni volta che si apriva la porta ci alzavamo, e una di noi diceva "E' nata!" e invece no.
A differenza delle sale d'aspetto americane però, l'ospedale di Borgo Roma offre delle scomodissime sedie di legno che ti squadrano il culo, un bagno solo, posto nel reparto più lontano di tutti, una macchinetta con una cioccolata che sa di The caldo, e un freddo cane.

E poi alle 4.11 della mattina di martedì, io che dormivo sulla sedia dura, madre che passeggiava, abbiamo sentito un piantino in lontananza, dalla sala parto. Era lei.

Dire che è bella è dire molto poco: appena è uscita stava li, occhioni spalancati a fissarsi le manine, con una motta di capelli neri da vera rocker.

Dorme e mangia e caca, ma è già uno spettacolo: mentre dorme si fa delle crasse risate alla facciaccia nostra, si stiracchia tutta che è un piacere, apre un occhietto alla volta, ti fa l'occhiolino, poi li apre tutti e 2 si guarda in giro e poi li richiude, fa degli sbadigli incredibili, si tira pure le coperte in faccia se c'è troppa luce.

Appena l'ho vista è stato amore.

E poi è tutta sua zia: quando sono arrivata in ospedale cantavo questa, e sono iniziate le contrazioni.

Ditemi voi se non è tutta sua zia.

mercoledì 7 aprile 2010

In wine we trust

Domani è l'8 aprile. E fin quì ci siamo.
Dall'8 al 12 aprile a Verona il traffico sarà ingestibile, i ristoranti pieni, la fiera in delirio, la gente tutta sbronza.
Domani inizia il Vinitaly, la fiera del vino per eccellenza: tanti padiglioni per tutte le regioni italiane, e qualche migliaia di stand sparsi in giro, che offrono il vino.
Lo offrirebbero solo a quelli del settore, eh. Ma voi provate a chiedere, e il 99% dei produttori sarà così gentile da farvi assaggiare un po' di vinello.

Io odio il Vinitaly, sempre odiato: quando ero giovane, piuttosto di andare al Vinitaly il sabato pomeriggio a trovare la famiglia in fiera mi facevo venire il cagotto.
Inoltre, essendo io del settore, vengo sfruttata causa biglietto.
Mi danno estremamente fastidio le persone che non sento da diciotto anni, e poi così, improvvisamente il 2 aprile mi chiedono come sto e se ho dei biglietti per la fiera.
No che non ce li ho caro. Non per te.

Stare dentro ad uno stand in un padiglione per 8 ore con le alitosi tenebrosi da alcool che girano in torno non è salubre, per la salute e per la mente.
La gente che non si capisce e non capisce nulla di vino potrebbe infastidirti molto, quando ti chiede cose assurde come "Ma questo vino, lo fate voi, proprio voi?"
Oppure quando all'alba delle 9.35 minuti, fiera aperta da 5 minuti esatti, tu che annusi le bottiglie del giorno prima per sentire come sono, appena bevuto il caffè, e un qualcuno che ti chiede di riempirgli un bicchiere di Nero d'avola.
Brioche e nero d'avola, la nuova colazione della nazionale italiana.

Nei padiglioni poi, si passa da un minimo di 15 gradi con aria condizionata a livelli polari artici, a un massimo di 35 gradi spiaggia della Polinesia.
Vestirsi è sempre un problema, gli strati non van bene, la maglietta a maniche corte poi ti fa freddo, poi ti vesti e c'è caldo. Poi umido. Poi boh. L'alcool colpisce tutti, comincia a fare il suo effetto, ed è così che si vede gente con le canottiere come in agosto e tizi bianchi in faccia e tutti vestiti causa sbronza potente.

C'è anche il problema parcheggio per il Vinitaly: noi lavoratori non abbiamo posti assegnati, e i paroni degli stand ne hanno solo uno a famiglia. O facciamo un pulmino tutti insieme, o ci becchiamo la multa. Di solito ci si becca la multa.
Il primo giorno della fiera poi, è sempre accompagnato dalla nuvola fantozziana: piove sempre. Fino al giorno prima sole e caldo, il primo giorno della fiera il diluvio universale e pure un bel fresco.

Io al Vinitaly in tutto ciò ci lavoro, se non si era capito.
Ma dato che io sono against the system, nonchè contro il sistema, mica lavoro da padre e famiglia.
No no: io lavoro in Sicilia, dove tutti sono simpatici e carini e molto più rilassati degli standard qualitativi di stress e acidità dei padiglioni del Veneto del Trentino Alto Adige, dove per entrare a berti un bicchierino di spumante devi fare la coda.

Per la precisione: padiglione Sicilia, stand 119 F, Principe di Corleone. Faccio pure la pubblicità.
Da domani a lunedì 12 mi trovate lì.

Io il vino ve lo do, voi poi non fatemi domande cretine però.
Patti chiari, amicizia lunga.
In wine we trust.

sabato 3 aprile 2010

Sulla Pasquetta

Salve e benvenuti alla prima blog-conferenza sulla Pasquetta.
In questo post si analizzeranno i pro e i contro della Pasquetta, il perchè e il per come, il quando dove e come, e si trarranno delle conclusioni sull'importanza del Lunedì dell'angelo.

Ieri sera bazzicavo il centro città, e becco un tizio che non vedevo da un po'.
La prima cosa che mi ha chiesto è stata: "Pasquetta? Che fai?"
Pasquetta? Da quando questa festa ha l'importanza del capodanno, che già qualche mese prima scatena il panico, ed è tutto un chiedere "Capodanno?" "Ma capodanno?" "Cos'è che hai detto che fai a capodanno?"

E ho pensato: "Cazzo faccio io a pasquetta?"

I PRO E I CONTRO DELLA PASQUETTA.

Iniziamo dai pro.
PRO.

Diciamoci la verità: santa pasquetta, santa grigliata, san sbronza.
Invece che lunedì dell'angelo potrebbe chiamarsi lunedì della sbronza: voglio i nomi di chi non si sbronza a pasquetta. Saranno beati nei cieli.

E quindi pro numero 1: la sbronza e la grigliata.

E' per il cibo e il bere che già dalla settimana prima fervono i preparativi: i conteggi dei litri di birra, i conteggi per i kg di carne necessari per grigliare il grigliabile, i conteggi della carbonella, che non è mai abbastanza.

Si elaborano concetti di divisione dei soldi incredibili: i 15 euro a testa diventano qualche giorno dopo 25, perchè "Abbiamo pensato che magari la sera ci spariamo 2 o 3 panini con la salsiccia. Tu cosa ne pensi?" è un po' inutile che mi chiedi cosa penso io, dopo che hai comprato salsicce per un reggimento.

Altra spartizione incredibile è: paghi solo il bere, e poi porti qualcosa da grigliare.

Che metodo è? Nel senso, cosa porto da grigliare? Per quanti? Cosa vuoi da mangiare?
Non mi posso presentare con un pacchettino da 10 spiedini, e dirti "Ecco quì!" e magari siamo in 45, e tutti hanno fatto il mio stesso identico pensiero e han portato una misera vaschetta di costine, e allora ci sbronziamo a stomaco vuoto perchè non c'è da mangiare per tutti.

Pro numero 2: il bello.
Se la giornata è una bella giornata di sole, che bello.
Se poi siamo in una bella casa, in un bel posto, in un bel campo, che bello.
Se la gente è quella giusta, allora sai che bello.

Se c'è il sole, i festeggiamenti saranno dei lieti festeggiamenti.
Tutti si divertiranno molto, andranno in giro tutti in maniche corte, giocheranno a calcio e blablabla.

Scegliete accuratamente la compagnia: se qualcuno vi sta sulle balle, ve lo dovrete sorbire tutto il giorno, non potete scappare tanto lontano dalla grigliata. E li nei pressi ci sarà anche lui\lei.

Se c'è brutto tempo, sono cazzacci amarissimi. Come la pioggia a ferragosto: una maledizione.

CONTRO.

Contro 1: ansia da prestazione.
Una volta organizzato il santo lunedì, scattano i problemi logistici e le domande quantistiche: "Ho preso abbastanza birra? Ho preso abbastanza carne? Ho invitato abbastanza gente?"
L'esito della giornata si saprà solo a fine serata, e previa pubblicazione foto via Facebook, nell'album "PASQUETTA DA", con relativo nome dell'organizzatore.

Contro 2: l'allergia.
Pasquetta= campo di fiori e piante e erbe e alberi.
E quindi per me equivale a: parietaria, pollini, ulivi, alberi in generale.
Sommando tutto ciò avremo: scariche di starnuti, respiro affannoso, occhio inniettato di sangue e naso che cola.

L'ultima Pasquetta che ricordo di aver passato in un campo ho fatto fuori 6 pacchetti di fazzoletti in mezza giornata. Poi ho cominciato a drogarmi di antistaminico+alcolico, mix perfetto.
Gli ultimi anni ho optato per la montagna, dove di pollini e ulivi non c'è proprio l'ombra.

Contro 3: il bagno.
Cari ragazzi, voi non avete alcun problema a spisciottare in giro, ma per noi ragazze è leggermente più complicato.
Andiamo a fare Pasquetta nei campi, al lago, in tutti i laghi e in tutti i luoghi, ovunque voi vogliate.
Ad un certo punto della giornata le ragazze cambieranno umore, inizieranno a parlare tra di loro, a guardarsi in giro alla ricerca disperata di un posto nascosto dove fare pipì.
Si si, ridete. Per noi è una tragedia.
Poi dateci pure da bere la birra, no, che stimola la diuresi più dell'acqua Rocchetta.

Ricordo una pasquetta al lago, svariati anni fa.
La birra era molta, la necessità di un bagno pure. Io e due ragazze partiamo alla ricerca di un nascondiglio. Lo troviamo. Io faccio il palo. "Via libera!" dico. Tre secondi dopo passa un tizio. "Ferme!" urlo.
Si giocava in pratica a sacco pieno, sacco vuoto: sacco pieno= pericolo tizio. Sacco vuoto= via libera.
Ci sono voluti 10 minuti per riuscire nell'impresa.

Pasquetta nei campi ok, ma portatevi un bagno chimico. Per l'amore delle ragazze.

CONCLUSIONI
Lunedì è pasquetta, e l'importante di questa giornata è stare con chi volete voi, a fare quello che volete voi, e a mangiare e bere quello che volete voi.
Ne consegue che non posso che augurare a tutti una buona sbronza e una buona grigliata a tutti.

Portatevi un bagno, e ragazze, non tentate di giocare a calcio. Che sembriamo stupide.
E ragazzi, non vi bruciate cuocendo le costine e gli spiedini.

Ci vediamo tutti su Facebook, con il resoconto fotografico della giornata.

Buona Pasquettata a tutti.