sabato 20 febbraio 2010

3 giorni non stop

Martedì è successo: ho passato l'esame che avevo sul groppone da quasi un anno, numero 5 tentativi falliti.

L'esimio professor V.G. mi ha dato un 18, insultandomi e dicendomi pure che sono incapace di intendere e di volere, che ero capitata ad agraria per caso perchè non possiedo in alcun modo una mente scientifica\agricola (un vero peccato), che di calcolo finanziario non ne so una mazza, che il 18 era l'unico voto che potevo avere da lui, e che nemmeno dopo mesi di studio sarei riuscita a trasformare quel 18 in un 19. Mai e poi mai.
Mi ha fatto un quarto grado della mia esistenza, famiglia compresa.
Mi ha chiesto anche che musica ascolto.
Secondo me c'era del tenero sotto tutte quelle domande. Forse voleva farmi un regalo.

Ha concluso dicendomi che in effetti il 18 me lo dava per non vedermi mai più, che tanto con me non c'era più niente da spremere. Leggi tra le righe "Sei scema e scema resti anche se ti tengo qui per due ore".
Ha usato poi la tipica frase ad effetto, per cacciarmi via con tono sprezzante: "Io e te non andiamo proprio d'accordo. Vai via,va" e io gli ho risposto con un educatissimo: "Me ne vado con piacere. Addio professore."
E sorridendogli allegramente, gli auguravo delle brutte robe non pronunciabili in questa sede.

Quando ho lasciato la sala conferenze, sede dei suoi esami, l'esimio stronzo ne ha approfittato per andare in giro per il piano, bussando agli uffici di vari professori a parlare di me come caso umano.
In tutto ciò io ero li, sullo stesso piano. E sentivo tutte le splendide parole che spendeva per parlare di me.
Se le brutte robe di cui parlavo prima non erano pronunciabili, queste non sono nemmeno pensabili. Erano proprio brutte robe.
Ma molto meritate.

Tutto ciò ha scatenato un tre giorni non stop di festeggiamenti, che non riguardavano solo me, ma pure tutta la famiglia, e pure gli amici e le amichette.
Madre non l'ha ammesso, ma secondo me lei e padre si sono presi una sbronza la sera di martedì per festeggiare.

Io nel mio piccolo ho vissuto per qualche giorno in un mondo fatto di dormite, bevute e mangiate.
Ieri sera sono anche andata a sentirmi il concerto dei Kasabian, che ci stava tutto per concludere i tre giorni non stop di festeggiamenti.
Il concerto mi ha dato una serie di spunti legati al problema altezza, che verranno poi analizzati.
Dopo la mia settimana bianca.
Ci risintonizziamo tra 5 giorni.
Vado a godermi il meritato riposo post stronz-esame.

See you soon soon soon:)




giovedì 11 febbraio 2010

iPhone Party

Lo sapevate voi, che il 6 di febbraio è la giornata senza cellulare? Io no.
Peccato. Perchè se l'avessi saputo ne avrei approfittato per gettare il mio nel più remoto angolo della casa e lasciarlo li per tutto il giorno. Forse anche due o tre giorni di più.

Io e il cellulare ci amiamo e ci odiamo, ma sono più le volte che ci odiamo.
Il suo problema è che mi infastidisce: squilla, vibra, suona, si illumina, si scarica nei momenti in cui ti serve, suona nei momenti meno opportuni, si perde nella borsa quando lo cerco.
Detesto che la gente possa sapere sempre dove sono, e che possa sempre e comunque chiamarmi e mandarmi messaggi e chiedermi "Cosa fai\dove sei\quando torni?"
Il cellulare mi toglie la privacy.

Sono contraria a varie cose che riguardano la telefonia mobile, ma soprattutto, sono contraria alle spese esagerate: non mi vedrete mai girare con 500 euro di telefono in tasca.
Perchè ho le mie motivazioni, che mi inducono a ripiegare su fantastici cellulari marca Vodafone\marche sconosciute (una volta ho avuto un Sagem. Conoscete questa marca? Secondo me è prodotta in qualche zona dimenticata del mondo), che vengono acquistati con i punti fedeltà, una volta ogni tre\quattro anni.
L'ultimo Nokia (impresentabile, minuscolo, distrutto, sempre preso con i punti) mi ha accompagnato per quattro anni. La sua morte è sopraggiunta quando mi è caduto dalla bicicletta: andato. L'ho tenuto insieme per un pò con un elastico, una specie di sutura di emergenza, poi ho notato che i tasti non funzionavano più, e l'ho cambiato. Ma me lo sarei tenuto, eh.

Una delle motivazioni che mi spinge a non comprare cellulari paranormali è che mi cascano con una facilità incredibile. Indecente.
Ogni volta che lo appoggio da qualche parte il mio cellulare casca: dal letto, dalla borsa, dalle mie mani, dal tavolo.
La prima cosa che dico al venditore di telefoni è :"Badi, che sia resistente. Altrimenti non va bene. A me non me ne frega niente di connettermi, bluetooth, foto in HD, wi-fi e pulsante caffetteria espresso. Deve solo resistere agli urti."
Potete immaginare la fine di un iPhone o cose tecnologicamente simili nelle mie mani? Avrebbero un'attesa di vita di uno, due giorni massimo.
L'altra motivazione è che io con il cellulare non faccio nulla di particolare: non ci gioco, non leggo le email, non ho l'applicazione Facebook, ne Google Maps.
In realtà non ho nulla: io mi arrangio con il cartaceo se devo cercarmi una strada.
E per quanto riguarda Facebook, non penso succeda nulla ai miei amici virtuali se non guardo i loro status ogni 25 minuti e 15 secondi mentre sono a cena o a teatro, o semplicemente mentre mi faccio i fattacci miei.
Quindi se permettete, a cena con me mica vi ci porto.

Ma sono gli effetti collaterali che ha il cellulare sulla gente che mi irritano più di tutto, e mi chiedo spesso il perchè di molte cose. Per esempio:
Vi chiedete mai perchè la gente quando parla al cellulare urla?
Urlano, come se a tutti importasse che cosa fanno stasera e dove vanno dopo, oppure quando devono consegnare questo e blablabla.
Perchè urli? Guarda che non è che se l'interlocutore con cui discuti dei fatti tuoi è a Milano e te sei a Verona devi urlare di più perchè sennò non ci sente, sai?
Puoi anche mantenere un tono di voce decente.

Ci sono dei posti poi, dove chi urla parlando al cellulare per me potrebbe autoeliminarsi.
Uno di questi posti è il treno.
Verona-Milano, Eurostar delle 8.31.
Seduta nel posto a fianco a me una ragazza: la sua telefonata è durata tutto il viaggio.
In tutto ciò, anche il signore seduto nella carrozza dopo sapeva che la collega della mia vicina era andata a letto con il capo, e che quindi era una maledetta "perchè ti pare solo per avere la promozione".
E poi comunque la sua collega oltre ad essere un pò zoccola era anche demente, perchè tutto il lavoro lo doveva fare lei, la mia vicina, la scimmia urlatrice al telefono cellulare.

Vi chiedete mai perchè la gente che guida e parla al telefono va ai 30 km\h?
Io me lo chiedo spesso.
Dopo essere stata multata ferma al semaforo da un poliziotto municipale in bicicletta (per ogni riferimento leggere qui), ogni volta che vedo un soggetto che guida e telefona gli smadonno dietro.
Perchè caro mio, lo sai, vero, che andare ai 30 km\h non ti salverà dai 150 euro di multa e dalla decurtazio di 5 punti alla patente, LO SAI?
Rallentare è una cosa assolutamente inutile.
Allora a questo punto telefona pure, e vai ad una velocità decente, non ad una velocità da bradipo.
Che tanto il poliziotto in bicicletta toccherà pure a te, prima o poi.

Vi chiedete mai perchè c'è della gente che non spegne il cellulare quando è a teatro\al cinema?
Voglio dire, per un'ora e mezza-due potrai stare senza telefono?
Succederà tutto in quell'ora e mezza li che sei al cinema?
Esiste la possibilità di richiamare la gente, conosci questa parola?
Puoi mettere la vibrazione, sai?
Se succede al cinema magari ci passi sopra, è fastidioso, mi disturba e getterei contro il muro il telefono del soggetto. Ma il cinema è frequentato anche da giovinastri, e capita.
Ma a teatro no.
La signora in questione era nella fila dietro di me a teatro. Sulla sessantina.
E' appena inziato il secondo tempo, lei si alza e dice a voce alta:"Scusate, scusate, è che ho una telefonata" e fa alzare tutte le persone vicino a lei per correre fuori, ad avere la sua telefonata.
Ma a teatro la punizione divina esiste: chi esce dalla platea durante lo spettacolo non entra più fino alla fine.
E infatti la signora non ha più fatto ritorno. Mai più.

Vi chiedete mai come sceglie le suonerie del telefono certa gente?
Ci manca solo che senta da qualche parte "Sono Virgola, sono un gattino, sono la stella del telefonino" e via dicendo.
Certa gente ha delle suonerie terribili: la samba, la rumba, la lounge, trilli assassini altissimi.
Padre ha una suoneria rock che è un martirio per i timpani: "E' l'unica che sento, e poi ce l'hanno in pochi" mi ha detto un giorno.
Le mie orecchie sanno il perchè.

Tutte le suonerie devono essere sparate al massimo del volume, sia mai che non lo sentono.
Ovviamente chi ha un cellulare ed è un essere normale, sceglie una suoneria rispettosa e rispettabile: quella che di solito scelgono i più.
E allora cosa succede? Suona un cellulare e tutti che si guardano con la faccia tipo "Sarà mio\suo\tuo\nostro?" e si ripassano tutti i pronomi personali del caso, mentre il telefono continua a suonare.

L'altra sera poi, a teatro, mi sono sentita confusa.
La mia vicina (tipica amica fica) armeggiava con un iPhone 16giga, 56mega, 22 volt, 72 amper.
Io ero tutta impegnata a vedere il balletto, e a un certo punto sento un suono familiare.
"Chi cazzo è che ha finito di scaricare i brani da iTunes?" Mi sono chiesta.
In realtà era lei: le era arrivato un messaggio sull'iPhone 16 giga, 56 mega, 22 volt, 72 amper.
Sono cose.

Questa è la mia proposta: mi propongono una giornata in cui devo andare in giro a dare libri agli sonosciuti? (il 26 marzo,NDR)
Bene, io vedo il libro e rilancio il cellulare.
Nel vero senso della parola (ri)-lanciare, però.

mercoledì 10 febbraio 2010

Lo studio nobilita il cervello

Oggi è Mercoledì 10.
Tra sei giorni esatti sarò davanti a quel gran faccia di culo del mio professore un'altra misera volta. La quinta volta. Ormai pure il libro di estimo è stufo di essere aperto e essere ripetuto. Se potesse, si autodistruggerebbe pur di non sentire nuovamente come si stimano le porcilaie e gli scarichi coattivi.

Per tenere a bada l'ansia, devo pensare a che cosa potrebbe succedermi se l'esimio professore mi bocciasse di nuovo, mi hanno detto. Bene.
Prima mi sono messa a fare una piccola lista delle cose che potrei pensare se gli venisse in mente che vuole rivedermi di nuovo nel suo ufficio, in pratica se dovesse bocciarmi: nella lista rientravano un omicidio, una strage e l'eventuale fuga in un luogo remoto, molto remoto.
Che poi io dico, ma si stancherà di vedermi prima o poi, no?
Mi dirà "Se ne vada, non torni mai più. Le do 18" No?
Non mi potrà tenere li per sempre a ripetere il suo libro, scritto in italiano maccheronico. NO?
Comunque sono in ansia. Non si era capito?

Per studiare, ho anche abbandonato un pò il bloggo. Mi metto a scrivere tardi, dato che durante il giorno alleno le sinapsi e i pochi neuroni rimasti a popolare il mio cerebro seduta sulla scrivania, e quindi mentre scrivo mi addormento sul computer, o quasi. Ieri sera le fosche pupille mi si chiudevano da sole, e ho scoperto che la tastiera del mio Acer è più comoda del libro di Estimo, dove ieri pomeriggio sono crollata in un pisolino patetico. Quel tipo di pisolino che quando ti svegli ti senti il collo come se ti avessero tamponato con la macchina, ma lateralmente, e per un pò non riesci a drizzare la testa, e hai anche tre o quattro dita stampate sulla guancia, perchè tra il libro e la faccia ti si è posizionata, non si sa come, la tua mano.

Lo studio nobilita il cervello, ma uccide la mia persona: entrate in camera mia a vostro rischio e pericolo. Io non parlo, grugnisco risposte.
Io come Leopardi, sto china sul libro con copertina sulle spalle, perchè a stare fermi c'è freddo. Mi manca il lumino, per completare questo romantico quadretto.

Studiare nobilita il cervello, ma non il mio aspetto fisico: l'altro giorno dovevo farmi la ceretta, dato che i peli mi infastidiscono, e mi fanno pure ribrezzo. Insomma, parliamoci chiaro: l'altro giorno scadeva il bando peli, e il bando peli si rispetta, cascasse il mondo.
Per non perdere tempo prezioso per lo studio con i miei peli superflui maledetti, mi sono portata il libro in bagno. Ripetevo mentre facevo la ceretta.
Quindi se qualche malcapitato passava per nei pressi del bagno, quello che sentiva era questo: "Le immobilizzazioni, ahia cazzo!, immateriali, ma pooorca, materiali, dove ho messo la pinzetta?" e via dicendo.

Lo studio nobilita il cervello, ma non fa bene nè al mio umore nè al mio senso dell'umorismo: mi alzo dal letto come se dovessi andare a spalare concime venti ore su ventiquattro, mi siedo sulla scrivania con quella faccia che dice "Dio no, che cos'ho fatto, perchè?"
Ormai le mie frasi non hanno senso se di mezzo non c'è un riferimento alla valutazione delle aziende agroindustriali, o una delle seguenti parole, che pronuncio con una frequenza di 20-30 volte nell'arco di un'ora (ripetete insieme a me): STIMA, VALORE, NETTO E LORDO, RURALE.
Fatelo voi dell'umorismo con questo vocabolario, voglio proprio vedervi.

Lo studio nobiliterà pure il cervello, ma nel mio caso lo studio dell'estimo mi ha nobilitato due palle grandi come un fabbricato rurale da ristrutturare, stimato al netto della noia e al lordo della crisi di nervi.

giovedì 4 febbraio 2010

Usare con cautela

Oggi sul bloggo non si parla nulla. Ma vi faccio ascoltare qualcosa. Non so scrivere di musica come vorrei saper fare, ma almeno la ascolto bene. Mi pare.
Spero apprezzerete. Ora alzate a palla e ballate\fate quello che volete.















Enjoyed?

martedì 2 febbraio 2010

Solo per numeri uno

Sabato sera ho fatto un altro tentativo discotecaro. Dopo Licenza di limonare e la serata all'Alterego con i teenager, dopo il Berfi's il venerdì sera con i vent'enni che vomitano in pista e che mi dicono "Beh cazzo ti porti bene la tua età" (no, non era la stessa persona. Erano 2 persone diverse. Il vomitoso mi ha fatto un pelo con il getto che se mi beccava lo uccidevo), sabato sera ho scoperto il favoloso mondo della discoteca Le Disque, Cà di David, Verona. Quasi 9 anni di vita discotecara all'attivo, nel senso che la prima volta che bazzicai una discoteca avevo 16 anni, e diciamo che ogni tanto ci sono andata\ci vado (ultimamente a fini di studio di sociopatici e pro scrittura), e mai una volta che io sia stata a Le Disque.
Sabato ho capito perchè.

Scordatevi i limonatori seriali dell'Alterego, gli alcolizzati ventenni in Converse e felpa del Berfi's: li dentro c'è solo la creme de la creme, i ragazzi giusti, le ragazze giuste. Ecco dove si nasconde la gente della mia annata, e annate precedenti alla mia: sono tutti li. Tutte fighette docg, con morosi come al comandamento 9. Ragazzi rigorosamente in giacca e camicia, alcuni pure cravattino. Tacchi ovunque, altissimi, e vestitini cortissimi. E poi c'ero io che sembravo capitata li per caso con la mia camicia, molto fashion a dire la verità, ma non molto indicata per la serata: sembravo diretta a un concerto punk, più che nella tana del lupo fighetto.

Comunque sono entrata propositiva, perchè la serata era inziata bene. Sono uscita quattro ore dopo da li dentro con una serie di motivazioni vincenti per convincere chiunque a non tornarci mai più.
Partiamo dalle cose pratiche come il parcheggio. Caro signor Le disque, secondo lei io dalle vie del centro come ci vengo alla sua discoteca? Ovviamente con la macchina. A meno che il taxi non me lo paghi lei. E dove la metto se lei, sempre lei, caro signor Le disque non fa un parcheggio?
Il parcheggio davanti alla discoteca era vuoto (dopo ho capito qual'era la verità... i parcheggi davanti solo ai fichi e + fichi), chiedo al parcheggiatore (svariati anni suonati, e pure sordo) "Scusi la posso mettere quì la macchina?" lui mi guarda, poi scruta la lista, poi sta zitto per qualche minuto. Il tutto sotto la neve. Io pensavo non mi avesse sentito.Poi dal nulla dice: "Il parcheggio è riservato ai tavoli, vada più avanti, che c'è l'altro parcheggiatore." Se è come te siamo a cavallo, ho pensato. Forse tra un paio d'ore trovo posto.
Lasciamo parcheggiare l'amica con macchinone al posto Vip, io con macchinina vado dritta in cerca di un altro parcheggio. Sorpresa. Non c'è nessun parcheggio. Benvenuti nelle strade di Cà di David: in pratica il ruolo dell'altro parcheggiatore era quello di farti mettere la macchina sul marciapiede giusto, sulla striscia pedonale apposita, sul passo carrabile non più carrabile e quindi sfruttabile.
Non so in realtà quanto tempo sono stata alla ricerca di un posto per la macchina. Ma sembravano delle ore.
Come sono entrata, una serie di cartelli rassicuranti: "Le macchine in rimozione vengono rimosse. Controllate i cartelli" oppure :"Le macchine davanti alla caserma vengono multate. Fate attenzione."
Cazzo signor Le Disque, ma pure lei... una discoteca davanti alla caserma dei Carabinieri mi fa? Ma cos'ha al posto del cerebro, un vodka tonic?

Un pelo più avanti, un altro cartello: "E' vietato lasciare i cappotti sui divanetti (anche con il tavolo prenotato)." Ok, va bene signor Le disque: a me il guardaroba. E niente, guardaroba simile al parcheggio: pieno. Forse c'è una guardarobista che ti mette i cappotti in doppia fila, ho pensato. Invece niente.
Con giacca in mano e tutto il resto mi dirigo con la mia allegra compagnia al tavolo prenotato. Il tavolo era dall'altra parte della pista da ballo.
Della musica nemmeno l'ombra: le casse erano tutte puntate verso la pista (una specie di monolocale di pista, un 50 mq con troppe persone dentro), non si sentiva una mazza. Fuori dalla discoteca avrei sentito di più. In macchina avrei sentito perfettamente.
E poi discutiamone, della musica. Signor Le Disque, ma di preciso da dove l'ha cacciato fuori sto caso patologico d'uomo che mi suona i bonghi sulle canzoni, totalmente fuori tempo? Ogni canzone questo si metteva li e sbatteva le mani senza alcun senso sui bonghi. Mi rovinava anche le uniche canzone decenti che il cerebroleso di dj riusciva a mettere.

Noto con orrore che il signor le Disque ha due schermi con foto di Formentera e Ibiza che scorrono, con delle frasi in spagnolo che recitano cose come "La tranquillità dell'isola. La bellezza selvaggia." Un drink al posto del cervello, aggiungerei io.
Corro in direzione bar per affogare nell'alcool le miserie, con la mia tesserina-carta di credito per i drink in mano. Sono pronta a dire la mia quando la barista si gira verso una stangona bionda platino. Guardo la stangona. Era Laura di uomini e donne. Questa, per essere precisi.

Piccola spiegazione-la suddetta ragazza ha fatto molto arrabbiare la Maria de Filippi, perchè, in sintesi: lei voleva scegliere uno nel gioco delle coppie chiamato Uomini e donne. Ma poi ha detto che no, lei voleva un altro che non c'era più da mesi. Maria le ha detto, in parole mie: "Brutta stronza sei stata qui a fare la figa per tutto sto tempo per farti pubblicità." E l'ha cacciata dal trono. Fine della storia-
Lei li dentro fa la vocalist, suo fratello il dj. Altra buona scusa per non tornarci mai più.

Dato che la musica non la sentivo, ho prestato attenzione alle minchiate da vocalist (raccontate anche da un amico blogger qui).
Le frasi gettonate: "Che sera questa sera". Che c'ha sta sera? Dimmelo, vocalist. Che c'è, a parte la tua voce e il tuo amico con i bonghi fuori tempo?
"Solo per i numeri unooooooooooooo." Indicando i suoi amici davanti alla console, con sorriso ebete in faccia, scuotendo la testa come in preda a un raptus.
"Buonasera, buonasera. Buonasera a blablabla. Buonasera anche a questo, quello e quell'altro" si sai cosa, addio.
Il dj fratello prende in mano la situazione e urla: "Solo noi abbiamo Laura di Uomini e donne!!" Si, sai che culo. Non vedevo l'ora di venire qui a farmi rubare la precendenza al bar e a sentire te e lei uniti insieme nel fracassarmi sonoramente le balle con frasi senza senso. Domani lo posto su Facebook. Anzi, quasi quasi dopo mi faccio anche una foto con tua sorella.
"Solo per i numeri unoooo, stanoootteeeee, che nootteeee, buonaseraaaa, solo noi abbiamo Lauraaaaa". L'ultima è per chi nei cinque minuti precendenti si era perso qualche frase. Magari era in bagno. Vuoi mai che non abbia sentito che solo noi abbiamo Laura di Uomini e donne.

Mentre Mr Dj mi metteva le canzoni più trash del momento, tipo Tik tok quella roba li, la gente era in delirio, quell'altra continuava a urlare "Solo per numeri unoooooo", ed io ero in preda a un attacco di isteria dovuto ai bonghi mixati a Tik tok mixati a loro volta con le urla della gente.

E tra la gente girava anche il signor Le disque: sessant'anni, camicia aperta con peletto in libera uscita dal petto, collanina d'oro e movimento pelvico incredibilmente a ritmo di bonghi. Il trash del trash era che tutte le ragazzette yeah yeah gli parlavano, lo salutavano, sbattevano i calici con lui: il monopolio figa ce l'aveva il signor le Disque.

Nel momento topico della serata, mentre il signor Le Disque levava il calice con qualche bella di padella, mentre tutti erano in delirio da bongo, il dj numero uno commette un errore che nemmeno alle festine dei tredicenni al mio tempo era concepito (tempi in cui si aveva lo stereo e dentro ci sparavi i mix di canzoni registrate alla radio, rigorosamente in cassetta, per intenderci). Dj numero uno inciampa sui fili del dj set. Stacca tutti i fili. La discoteca piomba nel silenzio. Fischi, insulti. Mr dj riesce a attaccare i fili, ricomincia la musica e urla convintissimo: "Solo per i numeri unoooooo!!! E andiamooo."
Una personalità vicino a me: "E' il numero uno!"
"Si veccio, il numero uno dei coglioni!!!" disse il signor Le Disque.

Signor Le Disque, se l'ha detto per convincermi a tornare... non c'è riuscito.
Però la stimo, fratello. Lei è il vero numero uno.